BCE, a 10 anni dal “whatever it takes” è cambiato tutto: l’analisi di S&P

A 10 anni dal "whatever it takes" di Draghi, S&P Global Ratings analizza come la BCE ha trasformato l'Eurozona e cosa comporta oggi l'inversione di rotta sui tassi per banche, imprese e mercati europei.

Pubblicato 23 Giugno 2022 Aggiornato 18 Ottobre 2026 12:41

A dieci anni dal celebre discorso di Mario Draghi — l’allora presidente della BCE che il 26 luglio 2012 pronunciò le parole «Whatever it takes» per salvare l’euro — il contesto economico-finanziario dell’Eurozona è radicalmente mutato. L’analisi di S&P Global Ratings fa il punto su cosa è cambiato, cosa resta e quali rischi si profilano all’orizzonte per banche, imprese e mercati dei capitali europei.

BCE, a 10 anni dal “whatever it takes”: il bilancio di S&P

Quando Draghi pronunciò quelle tre parole, i mercati erano sull’orlo del collasso: gli spread sovrani volavano, la speculazione contro i titoli di Stato periferici era feroce e l’esistenza stessa della moneta unica sembrava in discussione. La risposta della BCE fu immediata e senza precedenti: tassi a zero, acquisti massicci di titoli di Stato (il programma OMT prima, il QE poi), prestiti agevolati alle banche (TLTRO) e una forward guidance che ha tenuto i mercati ancorati per un decennio.

Secondo S&P Global Ratings, negli ultimi dieci anni la BCE ha implementato politiche con implicazioni sostanziali e durature per l’intera Eurozona. Il risultato più evidente è stato un aumento del PIL nominale del 7-8%, in parte direttamente attribuibile ai prestiti diretti alle banche per impieghi mirati — in particolare a favore delle piccole e medie imprese, spina dorsale del tessuto produttivo europeo.

Come è cambiato il sistema bancario europeo

Il sistema bancario ha subito trasformazioni profonde e, per certi versi, irreversibili. Tra i cambiamenti strutturali più rilevanti evidenziati dall’analisi di S&P:

👉 Leggi anche: Spread Btp-Bund a 103 punti base: massimi da aprile 2025

  • Riduzione del mercato interbancario: le banche hanno progressivamente smesso di finanziarsi tra loro, affidandosi alla liquidità abbondante e a basso costo fornita direttamente dalla BCE.
  • Calo della redditività: i tassi a zero o negativi hanno compresso i margini di interesse per molti istituti, spingendoli a cercare fonti di ricavo alternative.
  • Crescita dei mercati finanziari: l’abbondanza di liquidità ha alimentato una ricerca spasmodica di rendimento, gonfiando le valutazioni di azioni, obbligazioni e asset alternativi.
  • Maggiore coesione dell’area euro: le politiche non convenzionali hanno ridotto la frammentazione finanziaria tra i Paesi membri, abbassando il costo del debito per le economie più vulnerabili.

La svolta della BCE: dalla liquidità infinita al rialzo dei tassi

Il decennio di politica monetaria ultra-espansiva si è chiuso bruscamente con il ritorno dell’inflazione. Francoforte ha invertito la rotta con una rapidità e una decisione che non si vedevano da generazioni: rialzi dei tassi consecutivi, fine degli acquisti netti di titoli e progressiva riduzione del bilancio. Un cambio di scenario rapido e drastico che ha colto di sorpresa molti operatori di mercato.

S&P avverte che il progressivo ritiro degli strumenti di policy implementati nell’ultimo decennio potrebbe rivelarsi più complicato del previsto, per due ragioni principali:

  1. I cambiamenti strutturali sono profondi: banche, imprese e mercati si sono adattati a un mondo di tassi bassi. Tornare indietro non è neutro.
  2. I costi di adeguamento sono elevati: gli operatori di mercato devono ricalibolare modelli di business, portafogli e strategie di finanziamento in tempi molto stretti.

Cosa significa per i mercati europei oggi

I mercati europei appaiono alquanto nervosi, e non è difficile capire perché. Per un decennio, la BCE ha funzionato da rete di sicurezza implicita: qualunque turbolenza poteva essere attutita da nuova liquidità. Oggi quella certezza è venuta meno. Le Borse devono fare i conti con tassi più alti, costi di finanziamento crescenti e una banca centrale che non può più permettersi di essere accomodante senza alimentare l’inflazione.

La sfida per imprese e istituti finanziari è duplice: da un lato, adeguarsi a un costo del denaro strutturalmente più elevato; dall’altro, farlo in un contesto geopolitico ed energetico ancora instabile. Come sottolinea l’analisi di S&P, la risposta alle difficoltà attuali dei mercati finanziari sta tutta nella gestione di questo switch di politica monetaria — uno dei più rapidi e drastici della storia recente dell’Eurozona.

BCE e “whatever it takes”: cosa resta di quell’eredità

A dieci anni di distanza, l’eredità del «Whatever it takes» è ambivalente. Da un lato, ha salvato l’euro e ha permesso all’Eurozona di crescere in modo più coeso. Dall’altro, ha creato dipendenze strutturali dalla liquidità della banca centrale che ora si rivelano difficili da smantellare senza costi. La BCE di oggi — guidata da Christine Lagarde — si trova a dover gestire questa eredità in un contesto completamente diverso: inflazione alta, crescita in rallentamento e mercati che hanno perso l’abitudine a stare in piedi da soli.

👉 Leggi anche: Spread Btp-Bund a 84 punti base: rendimenti sfiorano il 4%, cosa significa per i risparmiatori

Una situazione tutta da seguire, per capire come imprese, banche e Borse riusciranno ad adattarsi al nuovo contesto — e se l’Eurozona è davvero più solida di quanto non fosse nel luglio 2012, quando tutto sembrava sul punto di crollare.

FAQ: BCE e “whatever it takes”, le domande più frequenti

Cosa significa “whatever it takes”?

È la frase pronunciata da Mario Draghi il 26 luglio 2012, con cui promise che la BCE avrebbe fatto «tutto il necessario» per preservare l’euro. Bastarono quelle parole per fermare la speculazione sui titoli di Stato europei e stabilizzare i mercati.

Cosa ha fatto concretamente la BCE dopo il 2012?

Ha lanciato il programma OMT (Outright Monetary Transactions), ha portato i tassi a zero e poi in territorio negativo, ha avviato il quantitative easing (acquisto di titoli di Stato e obbligazioni societarie) e ha erogato prestiti agevolati alle banche tramite i TLTRO.

Perché la BCE ha cambiato rotta?

Il ritorno dell’inflazione — alimentato dalla crisi energetica e dalle tensioni geopolitiche — ha costretto Francoforte ad abbandonare la politica ultra-espansiva e ad alzare i tassi per riportare i prezzi sotto controllo.

Cosa prevede S&P per i mercati europei?

S&P Global Ratings avverte che il ritiro degli strumenti di politica monetaria non convenzionale potrebbe essere limitato nei suoi effetti o comportare costi elevati per gli operatori, data la profondità dei cambiamenti strutturali avvenuti nell’ultimo decennio.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.