Notiziario Notizie Italia Banche italiane: da S&P notizie non rassicuranti

Banche italiane: da S&P notizie non rassicuranti

Nuova notizia negativa per le banche italiane: da un report stilato dall’agenzia di rating S&P Global Ratings è emerso che, in generale, guardando ai prossimi 12-24 mesi, più della metà dei partecipanti a un sondaggio dedicato al sistema bancario mondiale ha un outlook in qualche modo negativo sul settore.

Le banche italiane spiccano tra quelle che preoccupano di più, accompagnate da quelle britanniche.

Tra le banche dei mercati emergenti che destano maggiori preoccupazioni, ci sono quelle di Turchia e Cina.

“More Than Half Of Investors Polled Are Downbeat On The Global Banking Outlook”: è il titolo del sondaggio di S&P Global Ratings, ovvero “Più della metà degli investitori intervistati è pessimista sull’outlook del settore bancario globale”.

Emmanuel Volland, analista del credito dell’agenzia, ha commentato il risultato del sondaggio affermando che “un messaggio chiave è che il 2023 sarà un anno molto più fosco per i settori finanziari globali, a causa delle peggiori condizioni economiche”.

Volland ha raccontato anche che, in due eventi live recenti, alcuni investitori hanno chiesto agli analisti di S&P come fosse possibile che l’agenzia avesse fissato a stabili gli outlook del 79% delle banche globali oggetto di valutazione, prevedendo allo stesso tempo che alcune aree economiche cruciali del calibro di Stati Uniti ed Eurozona avrebbero affrontato, seppur in misura lieve, una recessione, e che molte economie globali avrebbero incontrato non poche difficoltà, nel 2023, nel fronteggiare un contesto di inflazione, di volatilità del forex, di costi di finanziamento più elevati, e di rischi energetici.

La risposta l’ha data lo stesso Emmanuel Volland:

Nonostante questo outlook fosco, noi crediamo che le banche mostrino una certa resilienza, soprattutto perché il nostro scenario di base presuppone una recessione lieve, in alcune regioni, piuttosto che una recessione conclamata”.

Nella nota di S&P Global Ratings si legge  anche che “la maggior parte delle banche dispone di una forte capitalizzazione e di una qualità stabile degli asset, riuscendo a ottenere anche benefici sugli utili dai tassi di interesse più alti, che si traducono in margini netti di interesse più elevati (NIM-net interest margins). Nel caso delle banche americane, per esempio, i NIM si espanderanno forse anche ulteriormente, grazie ai tassi più alti, dopo una crescita (che è già stata) del 15-20% del 2022″.

Nel rimarcare che “le banche beneficeranno di margini netti di interesse più elevati”, l’analista di S&P Global Ratings Elena Iparraguirre ha precisato che tale fattore permetterà alle stesse di “disporre di una qualche forma di flessibilità per gestire altri impatti negativi che devono ancora presentarsi, come quelli dei costi dei crediti più alti e dei costi operativi anch’essi più elevati, a causa dell’inflazione”.

S&P Global Ratings ha precisato che i sondaggi sono stati condotti in occasione di due webinar live lo scorso 22 novembre, 2022, dal titolo “Global Banking Outlook 2023: Greater Divergence Ahead.”, ovvero: “Outlook 2023 sul sistema bancario globale: divergenze maggiori all’orizzonte”.

Nel sondaggio rivolto alle aree Asia-Pacifico/EMEA, gli investitori hanno risposto di stimare un deterioramento maggiore, nell’arco dei prossimi 12-24 mesi, per i fondamentali delle banche UK.

Nel sondaggio rivolto alle Americhe e all’EMEA, la preoccupazione è stata manifestata maggiormente per le banche italiane.

A nostro avviso – si legge nella nota di S&P Global Ratings – il Regno Unito è stato citato a causa dell’incertezza politica, del recente forte aumento dei costi e della volatilità dei finanziamenti, per l’outlook di un’economia più debole e di una inflazione elevata”.

Ma nonostante ciò – ha precisato l’agenzia di rating – noi riteniamo che le banche UK più grandi riusciranno a navigare quello che, probabilmente, sarà un periodo di condizioni più difficili di accesso ai finanziamenti, sia a livello domestico che globale”.

Che dire invece delle banche italiane?

Per quanto riguarda l’Italia – sottolinea S&P – concordiamo sul fatto che le banche del paese facciano fronte a rischi economici maggiori rispetto a quelli della maggior parte delle loro rivali. Le procedure di insolvenza e di pignoramento meno efficaci rimangono una debolezza, se si fa il paragone con la maggior parte delle economie avanzate. Detto questo, nel corso del 2022-2023 il deterioramento delle esposizioni non performanti delle banche italiane (NPE) rimarrà gestibile nella maggior parte dei casi”.

Tra i mercati emergenti – si legge ancora – gli investitori hanno menzionato la Turchia come la giurisdizione bancaria che fa fronte al rischio maggiore di deterioramento del credito. La Cina si è confermata (in modo distante) al secondo posto”.

In generale,per quanto riguarda le banche dei mercati emergenti, Mohamed Damak, analista del credito per S&P Global Ratings, ha commentato che “il costo del rischio diminuirà nella maggior parte delle economie esportatrici di commodities, ma aumenterà in posti come la Turchia”.

Tornando alle banche italiane, sempre S&P Global Ratings le aveva citate come quelle che avrebbero beneficiato per la maggiore della carrellata di rialzi dei tassi di interesse da parte della Bce, citando precise ragioni .

Allo stesso tempo, in un contesto di tassi di interesse più alti e di costante attenzione al tallone d’Achille dell’Italia, ovvero al debito pubblico, di banche italiane si è parlato molto di recente, soprattutto facendo riferimento al rapporto tossico con i BTP, ergo alla questione del doom loop.

C’è poi chi, negli ultimi giorni, ha descritto la situazione in cui versano l’Italia, lo spread BTP-Bund, i BTP e le banche italiane come la quiete prima della tempesta, presentando uno scenario tutto fuorché confortante per gli asset italiani.