News Finanza Indici e quotazioni Wall Street appesantita da cali banche post conti JP Morgan & altre Big Banks. Inflazione Usa: il commento di Peter Schiff

Wall Street appesantita da cali banche post conti JP Morgan & altre Big Banks. Inflazione Usa: il commento di Peter Schiff

Wall Street dopo la pubblicazione degli utili delle Big Banks Usa, ovvero delle banche tra le più grandi degli Stati Uniti, in primis JP Morgan, banca numero uno per valore di asset.

Gli investitori guardano non solo alla trimestrale, che è stata migliore delle stime, ma alla cautela manifestata dal ceo del colosso, Jamie Dimon.

Pur parlando di un’economia, quella americana, che “rimane solida”, Dimon ha avvertito che “non conosciamo ancora quelli che saranno gli effetti ultimi degli ostacoli che derivano dalle tensioni geopolitiche, che includono la guerra in Ucraina, la vulnerabilità dell’ offerta di energia e di beni alimentari, l’inflazione persistente che sta erodendo il potere di acquisto e che ha fatto salire i tassi di interesse, e il Quantitative Tightening (della Fed) senza precedenti”.

Per Jamie Dimon, lo scenario di base è quello di “una recessione moderata”.

“Rimaniamo vigili – ha aggiunto il ceo di JP Morgan – e siamo pronti a qualsiasi cosa dovesse accadere, in modo da poter servire i nostri clienti, e le comunità di tutto il mondo”.

Il titolo JP Morgan è sotto pressione, in perdita alle 16 circa ora italiana dell’1%. Giù anche i titoli delle altre banche che hanno riportato le trimestrali, ovvero Wells Fargo e Bank of America, che cedono rispettivamente più del 4% e del 3%.

Il Dow Jones cede lo 0,15%, il Nasdaq arretra dello 0,40% e lo S&P perde lo 0,46%.

All’indomani dell’Inflation Day, non è di buon auspicio per chi scommette sul continuo rallentamento dell’inflazione made in Usa, e dunque su strette di minore entità da parte della Fed di Jerome Powell (se non addirittura di tagli ai tassi), l’indice dei prezzi alle importazioni degli Stati Uniti, diffuso prima dell’inizio della giornata di contrattazioni.

Nel mese di dicembre i prezzi alle importazioni degli Stati Uniti sono saliti dello 0,4%, tornando ad aumentare dopo cinque mesi consecutivi di ribassi, rispetto al calo dello 0,9% atteso dal consensus degli economisti e dopo la discesa dello 0,6% del mese precedente.

L’economista Peter Schiff ha così commentato su Twitter:

“Invece di scendere dello 0,9% come da attese, i prezzi alle importazioni di dicembre sono saliti dello 0,4%. Probabilmente il risultato della debolezza del dollaro Usa. E Una debolezza continua del dollaro nel corso del 2023 non farà altro che aumentare la pressione rialzista che l’inflazione esercita sui prezzi al consumo. I recenti miglioramenti (ovvero cali) del CPI sono transitori”.

Proprio ieri, nell’Inflation Day, è stato reso noto l’indice dei prezzi al consumo CPI.

L’indice è salito del 6,5% su base annua, rispetto al +7,1% del mese precedente. Il dato si è confermato pressocché in linea con le attese, visto che gli analisti intervistati da Bloomberg avevano previsto un indice dei prezzi al consumo CPI headline in crescita del 6,6% su base annua.

Su base mensile, l’inflazione è scesa dello 0,1% su base mensile, più del trend piatto atteso. A rallentare su base annua è stata anche la crescita dell’inflazione core, ovvero l’inflazione depurata dalle componenti più volatili rappresentate dai prezzi dei beni alimentari ed energetici, che ha rallentato il passo dal 6% al 5,7%, come da attese.

Tuttavia l’indice CPI core è salito su base mensile dello 0,3%, come da attese, e in accelerazione rispetto al +0,2% m/m di novembre. Nervosa la reazione di Wall Street che ha chiuso tuttavia in territorio positivo.

Il dato di oggi rischia di alimentare l’incertezza su ciò che deciderà di fare la Fed di Jerome Powell: anche la prospettiva di rialzi dei tassi inferiori, dunque di 25 punti base, non è sufficiente a placare i timori degli investitori, che da settimane scontano la possibilità di un periodo di tassi più alti per un periodo di tempo più lungo di quanto atteso.

Occhio ai tassi sui Treasuries a 10 anni sono in rialzo al 3,452%. I tassi sui Treasuries a due anni avanzano al 4,169%.

Protagonista la carrellata di utili delle Big Banks made in Us.

JP Morgan ha annunciato di aver concluso il quarto trimestre dell’anno 2022 (suo terzo trimestre fiscale) con un eps (utile per azione) di $3,57 rispetto ai $3,33 precedenti dello stesso periodo del 2021. Il consensus di FactSet aveva previsto un eps a $3,08.

Il fatturato di JP Morgan è salito a $34,547 miliardi rispetto a $29,257 MLD dello stesso periodo dell’anno precedente e contro le attese di $34,353 miliardi.

Resi noti anche i risultati di bilancio di Bank of America, che ha concluso il quarto trimestre dell’anno 2022 con un eps di 85 cents, meglio dei 77 cents attesi. Il fatturato della banca americana è salito a $24,5 MLD rispetto a $22,1 miliardi del quarto trimestre del 2021 e rispetto alle stime di $24,2 miliardi. Il rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed ha dato un assist alla redditività di BofA, facendo balzare il margine netto di interesse del 29% su base annua, a $14.7 miliardi. L’aumento dell’NII ha aiutato a compensare il calo delle commissioni di investment banking, che è stato superiore a -50% a $1,1 miliardi, in linea comunque con le attese.

Protagonista anche la trimestrale di Wells Fargo, che ha annunciato di aver riportato nel quarto trimestre del 2022 un eps in calo del 51,4% y/y a 67 cents, meglio di stime 60 cents. Il fatturato della banca americana è sceso del 5,7% su base annua a $19,66 miliardi, attestandosi a un livello lievemente inferiore ai $19,9 miliardi attesi dal consensus degli analisti intervistati da FactSet.

A pesare è stato il maxi onere da $3,7 miliardi legato al patteggiamento che Wells Fargo ha raggiunto con le autorità federali degli Stati Uniti, per chiudere la causa legale che ha visto il colosso specializzato nel mercato dei mutui protagonista dello scandalo dei conti correnti fantasma (coinvolte più di 16 milioni di persone).

Infine Citigroup ha comunicato di aver terminato il quarto trimestre del 2022 con un utile netto di 2,5 miliardi di dollari, o 1,16 dollari per azione. La banca ha registrato ricavi pari a 18 miliardi di dollari, sopra le attese di Refinitiv di 17,9 miliardi di dollari. La buona notizia è che la divisione mercati ha riportato il miglior IV trimestre della storia recente della banca.