Smart working addio: a proporlo solo un’azienda su tre
Smart working addio: solo un'azienda su tre lo propone ancora. I dati della survey Fòrema su 160 imprese rivelano cosa cercano davvero lavoratori e HR oggi.
Lo smart working addio sembra essere diventato il nuovo mantra di molte imprese italiane: a proporlo è oggi solo un’azienda su tre. Un dato che segna una svolta netta rispetto agli anni della pandemia, quando il lavoro agile era diventato la norma per milioni di lavoratori. A rivelarlo è l’ultima survey di Fòrema, ente di formazione di Assindustria Venetocentro, condotta su un panel di 160 aziende — prevalentemente tra il Padovano e il Vicentino, con forte presenza del settore metalmeccanico — focalizzata sulle strategie di employer branding adottate dai manager per attrarre e trattenere i talenti.
Insieme al ridimensionamento dello smart working, la ricerca fotografa anche il rallentamento del fenomeno delle Grandi Dimissioni: solo un’azienda su dieci registra oggi flussi atipici nelle uscite di personale, segnale che il mercato del lavoro sta entrando in una nuova fase di stabilizzazione.
Smart working addio: perché solo un’azienda su tre lo propone ancora
Il dato più significativo emerso dalla survey è inequivocabile: il lavoro agile, che durante la pandemia aveva trasformato radicalmente le abitudini di milioni di lavoratori, è oggi considerato una priorità solo dal 33% delle aziende intervistate. Si tratta dell’ultimo posto nella classifica delle leve di employer branding, superato persino dalla concessione di ferie o permessi aggiuntivi rispetto al CCNL (26%) e dalla distribuzione di utili ai collaboratori (9%).
Questo non significa che lo smart working sia scomparso del tutto, ma che le imprese — soprattutto quelle manifatturiere e metalmeccaniche — lo considerano uno strumento marginale rispetto ad altri fattori. Le ragioni sono molteplici:
- Natura delle mansioni: in settori come la metalmeccanica, la logistica e la produzione, il lavoro da remoto è strutturalmente difficile da applicare.
- Cambio di priorità dei lavoratori: i dipendenti sembrano oggi privilegiare la stabilità e la solidità dell’azienda rispetto alla flessibilità geografica.
- Ritorno alla centralità del luogo di lavoro fisico: come confermano i dati sulla piacevolezza degli ambienti aziendali.
HR: i risultati dell’indagine di Fòrema
Dalla ricerca emergono molti dati in controtendenza, indici del momento storico che stanno vivendo gli HR nel momento di ricerca del personale. Guardandoli nel dettaglio, prevalgono tre aspetti chiave connessi alla sicurezza del posto di lavoro:
- Stabilità del rapporto (importante per la totalità del panel)
- Solidità economica e finanziaria dell’impresa (97%)
- Basso turn over (82%)
Invece, troviamo agli ultimi posti della scala delle priorità:
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- Distribuzione di utili ai collaboratori (9%)
- Concessione di ferie o permessi aggiuntivi rispetto al CCNL (26%)
- Utilizzo estensivo di forme di lavoro agile (33%)
Gli ambienti di lavoro: il fisico torna al centro
C’è poi il tema degli ambienti messi a disposizione dall’azienda. Il panel mette al primo posto (96%) la piacevolezza del luogo di lavoro, seguito dall’innovatività degli strumenti e delle tecnologie utilizzate (85%). L’accessibilità della sede è importante per il 74% dei rispondenti, mentre gli spazi condivisi sono decisivi solo per il 22% del totale.
Questi numeri confermano una tendenza chiara: dopo anni di smart working, le aziende investono nuovamente sulla qualità degli spazi fisici come leva di attrazione e fidelizzazione del personale.
Reputazione aziendale e radicamento nel territorio
La survey di Fòrema sull’employer branding rivela inoltre che l’azienda non è un totem isolato: il rapporto col territorio è decisivo e il capitale reputazionale che il dipendente ottiene dal lavorare per una determinata società è fondamentale. Si registra una forte polarizzazione su:
- Capitale reputazionale dell’azienda (fattore chiave per l’89% delle aziende)
- Reputazione dei collaboratori dell’azienda (63%)
- Azioni concrete per la tutela dell’ambiente (62%)
Meno rilevanti risultano invece le attività rivolte direttamente alla cittadinanza (35%) e al sociale (48%).
Comunicazione e canali di reclutamento
Infine, sono emersi anche altri dettagli rilevanti. In generale le aziende utilizzano un mix originale di leve afferenti alle diverse famiglie; sono rari i casi di moltiplicatori (ossia le azioni e i benefici concreti messi in campo) valutati come inutili o non percorribili.
Sul tema della comunicazione del valore, i tirocini sono il canale principale per far conoscere l’azienda e incontrare potenziali collaboratori. In generale le aziende comunicano il proprio valore in maniera:
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- Informale: passaparola dei dipendenti
- Tradizionale: sito aziendale e, spesso, LinkedIn
- In autonomia: fatte salve le ricerche specifiche di personale
Cosa cambia per i lavoratori: smart working sempre meno garantito
Per chi cerca lavoro o sta valutando un cambio di azienda, i dati della survey di Fòrema offrono indicazioni concrete. Lo smart working non è più un benefit scontato: due aziende su tre non lo prevedono tra le proprie leve di attrattività. Chi punta su questa modalità di lavoro dovrà selezionare con attenzione le realtà disponibili, concentrandosi su settori come il tech, i servizi professionali e la consulenza, dove il lavoro da remoto rimane più diffuso.
Al contrario, chi valorizza la stabilità contrattuale, la solidità finanziaria dell’azienda e la qualità degli ambienti di lavoro fisici troverà un mercato più ricettivo alle proprie aspettative. Riguarda migliaia di lavoratori — dalla vigilanza alla logistica, dalla sanità alla manifattura — la tendenza al ritorno in presenza che si sta consolidando nel tessuto produttivo italiano.
FAQ: Smart working e mercato del lavoro oggi
Quante aziende propongono ancora lo smart working?
Secondo la survey di Fòrema, solo il 33% delle aziende — circa una su tre — include il lavoro agile tra le proprie leve di employer branding. Si tratta dell’ultimo posto nella classifica delle priorità aziendali.
Lo smart working è definitivamente finito?
Non del tutto, ma è fortemente ridimensionato rispetto al periodo pandemico. Rimane più diffuso in settori come il digitale, la consulenza e i servizi, mentre è quasi assente nella manifattura e nella logistica.
Cosa cercano oggi i lavoratori in un’azienda?
Secondo la ricerca, le priorità sono la stabilità del rapporto di lavoro, la solidità economica dell’impresa e un basso tasso di turn over. La flessibilità oraria e il lavoro da remoto sono scesi in fondo alla lista.
Le Grandi Dimissioni sono davvero finite?
Il fenomeno si è fortemente attenuato: solo il 10% delle aziende del panel registra ancora flussi atipici nelle uscite di personale, segnale di una stabilizzazione del mercato del lavoro.
Come comunicano il proprio valore le aziende ai potenziali candidati?
Principalmente attraverso il passaparola dei dipendenti, il sito aziendale e LinkedIn. I tirocini restano il canale privilegiato per incontrare nuovi talenti e far conoscere la realtà aziendale dall’interno.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.