Lavoro: da marzo al via la settimana corta per 250 dipendenti di Milano

Da marzo la settimana corta diventa realtà per 250 dipendenti Mondelez di Milano: accordo sperimentale di un anno con i sindacati, venerdì libero dal pomeriggio. Tutti i dettagli.

Pubblicato 28 Febbraio 2022 Aggiornato 18 Ottobre 2026 13:02

La settimana corta non è più solo un’idea sperimentata all’estero: da marzo entra nella realtà lavorativa italiana con un accordo concreto che riguarda 250 dipendenti di Milano. Dopo che il Belgio ha dato il via libera alla settimana lavorativa corta a livello normativo, anche l’Italia si avvicina a un nuovo modello occupazionale che punta a una maggiore flessibilità per i dipendenti. Ecco tutto quello che c’è da sapere sull’accordo, su chi riguarda e su come funzionerà nella pratica.

Settimana corta a Milano: l’accordo Mondelez per 250 dipendenti

Da marzo i lavoratori della Mondelez International in Italia staranno a lavoro fino al venerdì a ora di pranzo, inaugurando di fatto la settimana corta per la sede milanese dell’azienda. L’accordo, stipulato per parte datoriale con Unione Italia Food e con le Rsu di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, è di natura sperimentale, ha una durata di un anno e riguarda i 250 dipendenti di Milano impiegati nei seguenti settori:

  • Marketing e trade marketing
  • Risorse umane
  • Finance
  • Information technology
  • Procurement
  • Comunicazione
  • Ufficio legale
  • Amministrazione

Si tratta di un passo significativo nel panorama delle relazioni industriali italiane: per la prima volta una multinazionale di grandi dimensioni introduce la settimana corta attraverso un accordo sindacale formale, aprendo la strada a possibili replicazioni in altri settori.

Chi è Mondelez e perché ha scelto la settimana lavorativa corta

L’azienda, nata nel 2012 da uno spin off della Kraft, è produttrice e distributrice di prodotti di largo consumo: dai biscotti Oreo al formaggio Philadelphia, fino ai Ritz. Mondelez aveva già sperimentato in altre sedi europee una maggiore flessibilità sul posto di lavoro, introducendo misure come:

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  • Il divieto di tenere riunioni il venerdì dopo le 15:00
  • Due giorni di lavoro da remoto a settimana
  • La possibilità di programmare le ferie in qualunque periodo dell’anno

La scelta di estendere la flessibilità fino alla settimana corta nasce direttamente dall’esperienza della pandemia e dal confronto con i dipendenti. Come spiega Silvia Bagliani, presidente e ad della multinazionale dell’alimentare in Italia, intervistata da Repubblica:

«Già prima della pandemia noi potevamo lavorare da remoto un giorno la settimana. Con il lockdown siamo passati allo smart working al 100% nella sede amministrativa di Milano, mentre nei due stabilimenti che abbiamo in Italia, a Caramagna Piemonte (CN) e Capriata d’Orba (AL), si è cercato di mantenere l’operatività seguendo i protocolli di sicurezza. Quello che è emerso dai focus group è che il modo di lavorare era cambiato. Tutti avevano dimostrato un grande senso di responsabilità, ma avevano anche avvertito che il confine tra la vita lavorativa e quella personale si erano sovrapposti. C’era quindi una importante esigenza di recuperare momenti di riposo, valorizzando la flessibilità e la possibilità di una gestione più autonoma dell’orario durante la settimana.»

Come funziona la settimana corta: cosa cambia per i 250 dipendenti di Milano

In concreto, il nuovo modello prevede che i dipendenti della sede milanese di Mondelez terminino l’attività lavorativa il venerdì a mezzogiorno, godendo di un pomeriggio libero aggiuntivo ogni settimana. L’accordo non prevede una riduzione delle ore totali lavorate, ma una loro diversa distribuzione nell’arco della settimana, con l’obiettivo di migliorare il work-life balance senza penalizzare la produttività aziendale.

Il carattere sperimentale dell’intesa — della durata di dodici mesi — permetterà di misurare l’impatto reale su performance, benessere dei lavoratori e clima organizzativo, fornendo dati utili per un’eventuale estensione o stabilizzazione del modello.

Il contesto europeo: la settimana corta avanza

L’accordo Mondelez si inserisce in un trend europeo sempre più consolidato. Il Belgio è stato tra i primi Paesi a introdurre per legge la possibilità della settimana lavorativa a quattro giorni, senza riduzione dello stipendio. In Islanda e nei Paesi Bassi esperimenti analoghi hanno mostrato risultati positivi in termini di produttività e soddisfazione dei lavoratori. In Italia, l’iniziativa di Mondelez rappresenta uno dei casi più strutturati e sindacalmente formalizzati fino a oggi, e potrebbe fare da apripista per altri accordi nel settore privato.

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FAQ sulla settimana corta a Milano

Da quando parte la settimana corta per i dipendenti Mondelez di Milano?

L’accordo entra in vigore a partire da marzo e ha una durata sperimentale di un anno.

Quanti dipendenti sono coinvolti?

L’accordo riguarda 250 dipendenti della sede milanese di Mondelez International, impiegati in funzioni amministrative e di staff.

La settimana corta comporta una riduzione dello stipendio?

No. L’accordo prevede una diversa distribuzione dell’orario di lavoro, non una sua riduzione, quindi la retribuzione rimane invariata.

Gli stabilimenti produttivi sono inclusi nell’accordo?

No. L’accordo riguarda esclusivamente la sede amministrativa di Milano. Gli stabilimenti di Caramagna Piemonte e Capriata d’Orba non sono coinvolti in questa fase sperimentale.

La settimana corta potrebbe estendersi ad altre aziende italiane?

È possibile. Il carattere sperimentale dell’accordo Mondelez servirà a raccogliere dati e buone pratiche che potrebbero essere adottate da altre realtà del settore privato italiano nei prossimi mesi.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.