Gen Z promuove lo smart working: più relazioni e maggior apprendimento lavorando a casa
La Gen Z promuove lo smart working: secondo il King's College di Londra, i giovani tra 16 e 24 anni imparano di più e costruiscono migliori relazioni lavorando da casa. Ecco i dati e la situazione in Italia.
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Lo smart working divide il mondo del lavoro tra favorevoli e contrari, ma c’è una generazione che ha le idee chiare: la Gen Z promuove lo smart working come strumento di crescita, sostenendo che lavorare da casa favorisce più relazioni e un maggior apprendimento. Una posizione che ribalta il luogo comune secondo cui i giovani avrebbero tutto da guadagnare dal lavoro in presenza.
Gen Z e smart working: cosa dice la ricerca del King’s College
Una ricerca elaborata dal King’s College di Londra ha dimostrato che il 40% dei giovani di età compresa tra i 16 e i 24 anni con un posto di lavoro nella capitale britannica trova più facile offrirsi come volontario per compiti chiave e fare domande quando si lavora a distanza. Al contrario, i loro colleghi più grandi sono più propensi a considerare lo smart working come un ostacolo all’apprendimento e al networking.
Il sondaggio ha rivelato un divario generazionale al centro del dibattito sul lavoro ibrido. Per sostenere il ritorno in ufficio, i manager hanno regolarmente sostenuto che il lavoro di persona è fondamentale per imparare sul posto di lavoro, creare legami occasionali e fare carriera. Ma i lavoratori più giovani — che dovrebbero essere i più interessati a sfruttare questi vantaggi — vedono le cose in modo diverso. Circa il 20% dei giovani lavoratori afferma che il lavoro a distanza aiuta effettivamente a creare legami con i colleghi.
Perché la Gen Z preferisce lo smart working: più relazioni e più apprendimento
I risultati della ricerca sfidano la narrativa tradizionale. Ecco i principali motivi per cui la Gen Z promuove lo smart working come modalità preferita:
- Maggiore facilità nel fare domande: lavorando da remoto, i giovani si sentono meno esposti al giudizio dei colleghi e più liberi di chiedere chiarimenti o supporto.
- Più disponibilità a prendere iniziativa: il 40% dei 16-24enni si offre più facilmente per compiti chiave quando lavora a distanza, senza la pressione sociale dell’ufficio.
- Relazioni più autentiche: circa un giovane su cinque ritiene che il lavoro da remoto favorisca legami più genuini con i colleghi, liberi dalle dinamiche gerarchiche fisiche.
- Ambiente di apprendimento personalizzato: la flessibilità dello smart working consente ai giovani di gestire i propri ritmi di studio e formazione in modo più efficace.
Lo stato dell’arte in Italia
E in Italia? Il lavoro da remoto continua a essere utilizzato in modo consistente, sebbene il quadro sia in continua evoluzione rispetto ai picchi registrati durante la pandemia.
Secondo la ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, i lavoratori da remoto sono circa 3,6 milioni, con un calo in particolare nella PA e nelle PMI, mentre si rileva una crescita costante nelle grandi imprese che, con 1,84 milioni di lavoratori, contano circa metà degli smart worker complessivi. Le previsioni indicano un lieve aumento fino a 3,63 milioni, grazie al consolidamento dei modelli di smart working nelle grandi imprese e a un’ipotesi di incremento nel settore pubblico.
L’applicazione dello smart working permette anche di ottenere benefici ambientali significativi, riducendo le emissioni di CO2 di circa 450 kg annui per persona. Questo è il risultato di tre componenti su base annua:
- La riduzione degli spostamenti, che permette il risparmio di 350 kg di CO2;
- Le emissioni risparmiate nelle sedi delle organizzazioni che hanno introdotto lo smart working (pari a circa 400 kg di CO2);
- Al netto delle emissioni addizionali dovute al lavoro dalla propria abitazione (in media circa 300 kg di CO2).
Considerando il numero degli smart worker attuali pari a 3.570.000 lavoratori, l’impatto a livello di sistema Paese sarebbe pari a 1.500.000 tonnellate annue di CO2 — una quantità equivalente a quella assorbita da una superficie boschiva pari a circa 8 volte quella del comune di Milano.
Gen Z vs generazioni precedenti: un confronto sul lavoro ibrido
Il divario generazionale emerso dalla ricerca del King’s College non è un caso isolato. Diversi studi internazionali confermano che la Gen Z — cresciuta con la tecnologia digitale come strumento naturale di comunicazione — percepisce lo spazio virtuale come un ambiente relazionale a tutti gli effetti, non come un surrogato di quello fisico.
I lavoratori più anziani, al contrario, tendono ad associare l’apprendimento e il networking alla prossimità fisica, probabilmente perché hanno costruito le proprie carriere in un contesto prevalentemente in presenza. Questo non significa che abbiano torto: significa che le esigenze e le percezioni cambiano in base all’esperienza e alla generazione di appartenenza.
Il modello ibrido — che alterna giorni in ufficio e giorni da remoto — sembra oggi la soluzione più diffusa per conciliare le diverse esigenze, ma il dibattito su quale sia il giusto equilibrio è tutt’altro che chiuso.
FAQ: Gen Z e smart working
- La Gen Z preferisce davvero lo smart working all’ufficio?
- Secondo la ricerca del King’s College di Londra, sì: il 40% dei giovani tra 16 e 24 anni trova più facile apprendere e partecipare attivamente lavorando da remoto rispetto all’ufficio.
- Lo smart working ostacola la carriera dei giovani?
- Contrariamente a quanto sostenuto da molti manager, i giovani della Gen Z non percepiscono lo smart working come un freno alla carriera. Al contrario, lo vivono come un contesto che favorisce l’iniziativa personale e la formazione autonoma.
- Quanti smart worker ci sono oggi in Italia?
- Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, i lavoratori da remoto in Italia sono circa 3,6 milioni, con una crescita attesa nei prossimi mesi soprattutto nelle grandi imprese.
- Lo smart working ha vantaggi ambientali?
- Sì. Ogni smart worker riduce le proprie emissioni di CO2 di circa 450 kg all’anno, grazie alla riduzione degli spostamenti e al minor consumo energetico nelle sedi aziendali.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.