Lavoro Crisi in Medio Oriente, allarme delle imprese piemontesi tra export e rischio bollette più care

Crisi in Medio Oriente, allarme delle imprese piemontesi tra export e rischio bollette più care

12 Marzo 2026 15:20

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno già producendo effetti anche lontano dall’area del conflitto. In Piemonte cresce la preoccupazione tra le piccole e medie imprese, che temono un nuovo aumento dei costi energetici e possibili contraccolpi sull’export.

L’allarme arriva da Confartigianato Imprese Piemonte, che segnala come la crisi internazionale legata all’Iran possa avere conseguenze rilevanti sul tessuto produttivo regionale. Il rischio non riguarda solo la volatilità dei mercati energetici ma anche le relazioni commerciali con l’area mediorientale.

Secondo l’associazione di categoria, se le tensioni dovessero proseguire nei prossimi mesi le imprese piemontesi potrebbero trovarsi a fronteggiare un incremento dei costi energetici pari a 879 milioni di euro, un peso significativo per un sistema produttivo composto in larga parte da micro e piccole imprese.

Il Piemonte tra le regioni più esposte sul fronte dell’export

Il nodo principale riguarda il commercio internazionale. Il Piemonte, spiegano i dati analizzati da Confartigianato, si colloca al secondo posto in Italia per esposizione dell’export verso il Medio Oriente. Le vendite nell’area rappresentano infatti circa il 2,09% del valore aggiunto regionale, pari a circa 2,6 miliardi di euro.

Un peso non trascurabile per un’economia regionale fortemente legata all’industria manifatturiera e alla filiera delle piccole imprese. In uno scenario di crescente instabilità geopolitica, anche un rallentamento degli scambi o un aumento dei costi logistici potrebbe incidere sulla competitività delle aziende.

Il Medio Oriente resta infatti un mercato importante per diversi comparti produttivi italiani, dalla meccanica alla componentistica industriale, fino ad alcune nicchie dell’agroalimentare e della moda. Per molte imprese piemontesi si tratta di destinazioni consolidate negli anni e difficili da sostituire nel breve periodo.

Energia più cara e imprese più fragili

Il secondo fronte riguarda il costo dell’energia, una delle principali variabili che negli ultimi anni hanno messo sotto pressione il sistema produttivo italiano. Le imprese piemontesi pagano già oggi bollette molto più elevate rispetto alla media europea.

Secondo le stime riportate da Confartigianato, le aziende italiane sostengono circa 5,4 miliardi di euro in più all’anno per l’energia elettrica rispetto ai concorrenti europei per consumi inferiori a 2.000 MWh. In uno scenario di nuova crisi energetica globale questo divario potrebbe ampliarsi ulteriormente.

Il presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, Giorgio Felici, sottolinea come la situazione attuale rappresenti un rischio concreto per l’intero sistema economico. Le tensioni geopolitiche, osserva, non sono soltanto una tragedia umana ma possono trasformarsi rapidamente in una minaccia per la stabilità economica e per il tessuto produttivo delle piccole imprese.
Se i prezzi dell’energia dovessero tornare a salire con forza, molte aziende rischierebbero di vedere raddoppiare i costi vivi di produzione, con effetti diretti sulla competitività e sui margini.

Lo stretto di Hormuz e il nodo delle materie prime

Un altro elemento che preoccupa le imprese riguarda la possibile chiusura o limitazione dello stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici più importanti per il commercio mondiale di petrolio e gas.
Una crisi prolungata in quell’area potrebbe avere effetti immediati sui prezzi delle materie prime energetiche e di conseguenza sull’intero sistema industriale europeo. L’Italia, che produce gran parte dell’elettricità utilizzando il gas naturale, è particolarmente esposta a queste dinamiche.

Se il costo del gas dovesse continuare a salire, spiegano le imprese, anche il prezzo dell’elettricità seguirebbe la stessa traiettoria. Questo scenario potrebbe frenare la ripresa dei consumi interni che negli ultimi mesi aveva iniziato a mostrare segnali di miglioramento.

Le imprese chiedono interventi strutturali

Nel mondo produttivo cresce quindi la richiesta di interventi più strutturali per contenere il costo dell’energia e ridurre gli squilibri che penalizzano le piccole imprese italiane rispetto ai competitor europei.

Secondo Confartigianato, se la crisi internazionale dovesse protrarsi nel tempo le bollette energetiche rischierebbero di salire ulteriormente, con effetti a catena su produzione, investimenti e occupazione.

Il timore diffuso tra gli imprenditori è che una nuova fase di rincari possa compromettere il fragile equilibrio raggiunto negli ultimi mesi. Dopo anni segnati da pandemia, inflazione energetica e tensioni internazionali, molte aziende stanno cercando di consolidare la ripresa ma restano estremamente sensibili alle oscillazioni dei costi.