Tassa di soggiorno, al vaglio l’ipotesi di aumentarla e di estenderla

Tassa di soggiorno: al vaglio l'ipotesi di aumentarla e di estenderla a tutti i comuni italiani. Ecco le nuove tariffe proposte, chi la paga e cosa dicono gli albergatori.

Pubblicato 6 Agosto 2024 Aggiornato 18 Ottobre 2026 12:12

Il Governo potrebbe mettere mano alla tassa di soggiorno ed estenderla a tutti i comuni che vorranno applicarla. Ma non solo: l’obolo che i turisti e i viaggiatori potrebbero pagare è destinato, almeno in via ipotetica, a diventare più caro. Al momento non c’è ancora nulla di definitivo, anche se la proposta di modificare la tassa di soggiorno è già stata messa nero su bianco in una bozza di decreto che continua a tenere banco nel dibattito tra Governo, enti locali e associazioni di categoria.

Contro l’ipotesi si sono già mosse le associazioni di categoria, soprattutto quelle degli albergatori, che non vogliono essere trattati come dei bancomat da parte dei Comuni.

Ma entriamo nel dettaglio e cerchiamo di capire quali novità andrebbero a impattare sulla tassa di soggiorno, perché si parla di estenderla e quanto potrebbe costare ai turisti.

Tassa di soggiorno: le ipotesi al vaglio

Prima di procedere è bene sottolineare che le ipotesi di modifica della tassa di soggiorno sono contenute all’interno di una bozza di decreto. Non è quindi detto che vengano realmente approvate e, soprattutto, in quale misura. Tra le novità che si vorrebbero introdurre c’è una rimodulazione degli importi calibrata sul costo del pernottamento. Nel dettaglio:

  • pernottamento inferiore a 100 euro: tassa di soggiorno fino a 5 euro;
  • pernottamento tra 100 e 400 euro: tassa di soggiorno fino a 10 euro;
  • pernottamento tra 400 e 750 euro: tassa di soggiorno fino a 15 euro;
  • pernottamento oltre 750 euro (strutture extralusso): tassa di soggiorno fino a 25 euro.

I proventi della tassa di soggiorno non verrebbero destinati esclusivamente a interventi nel settore del turismo, ma verrebbero utilizzati anche per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, ampliando ulteriormente le finalità dell’imposta rispetto all’impianto originario.

Aumentano i comuni che potranno applicarla

Una delle novità più rilevanti al vaglio riguarda proprio l’estensione della tassa di soggiorno a tutti i comuni italiani che vorranno adottarla. La bozza del decreto allarga la platea delle amministrazioni che potrebbero applicare il balzello fino a coinvolgere potenzialmente tutti i 7.904 Comuni italiani. Oggi la possono imporre solo i capoluoghi di provincia, le unioni di comuni e i comuni a vocazione turistica. Si tratta di un cambiamento strutturale che, se approvato, ridisegnerebbe completamente la mappa dell’imposta sul territorio nazionale.

👉 Leggi anche: Tassazione seconda casa 2026: IMU, TARI e quando scatta l'imposta di registro

Come funziona oggi la tassa di soggiorno

La tassa di soggiorno attualmente in vigore prevede un’imposta compresa tra 1 e 10 euro per notte per persona. L’obolo è stato reintrodotto nel 2011 dopo essere stato abolito vent’anni prima. Sono molti i Comuni che hanno deciso di adottarla: per poterla applicare le singole città devono approvare un’apposita delibera consiliare. Tra le città più importanti che la applicano figurano:

  • Roma;
  • Milano;
  • Firenze;
  • Venezia.

La tassa deve essere pagata dai turisti e dai viaggiatori ospitati in una struttura ricettiva del comune: alberghi, agriturismi, bed & breakfast e stanze affittate tramite piattaforme come Airbnb.

Solo per avere un’idea dell’impatto economico: l’incasso complessivo ha superato i 703 milioni di euro in un singolo anno. Nel solo Comune di Roma, dove il prelievo medio è di 5,5 euro — che sale a 10 euro nelle strutture di lusso — l’incasso ha raggiunto i 100 milioni di euro. Cifre che spiegano perché l’ipotesi di aumentarla e di estenderla interessi così da vicino sia gli enti locali sia le imprese del settore.

Perché si vuole aumentare la tassa di soggiorno

Le ragioni alla base dell’ipotesi di aumentare la tassa di soggiorno e di estenderla sono essenzialmente due:

  1. Maggiori entrate per i Comuni: con il turismo in crescita, gli enti locali cercano risorse aggiuntive per finanziare servizi e infrastrutture.
  2. Gestione dei costi legati al turismo di massa: l’aumento dei visitatori genera costi diretti — raccolta rifiuti, manutenzione del patrimonio, sicurezza — che i Comuni vogliono coprire con un contributo specifico a carico di chi usufruisce del territorio.

L’estensione a tutti i comuni, invece, risponde alla logica di non limitare lo strumento ai soli grandi centri urbani, riconoscendo che anche i borghi e le mete minori attraggono flussi turistici significativi e sostengono costi analoghi.

Le preoccupazioni delle associazioni di categoria

La possibilità di ridisegnare e rendere più cara la tassa di soggiorno preoccupa le associazioni di categoria. Sulla questione ha preso posizione netta Federalberghi, che ha dichiarato di non condividere:

La proposta di aumentare ulteriormente la tassa. Sono trascorsi solo pochi mesi da quando, in vista del Giubileo, il tetto massimo è stato elevato del 40%, passando da 5 a 7 euro per notte e per persona, ed è stata introdotta la possibilità di utilizzarla per coprire i costi della raccolta rifiuti, snaturando le finalità dell’istituto.

Per questo motivo Federalberghi ha chiesto al Governo di:

👉 Leggi anche: Pressione fiscale al 43,5% nel secondo trimestre 2026: cala il potere d'acquisto delle famiglie

Imporre una corretta disciplina di bilancio agli enti locali, anziché fornirgli gli strumenti per peggiorare la situazione.

Il timore degli albergatori è duplice: da un lato l’aumento del costo per il turista potrebbe ridurre la competitività delle destinazioni italiane rispetto ad altre mete europee; dall’altro, la gestione dell’imposta — che ricade sulle strutture ricettive in qualità di sostituti d’imposta — genera oneri amministrativi significativi senza un adeguato riconoscimento.

Il Ministero del Turismo ha precisato che le interlocuzioni con le associazioni di categoria sono ancora in corso e che nessuna decisione definitiva è stata presa. Il confronto prosegue.

Tassa di soggiorno: FAQ

Chi paga la tassa di soggiorno?

La tassa di soggiorno è a carico del turista o viaggiatore che pernotta in una struttura ricettiva (albergo, B&B, agriturismo, affitto breve). La struttura la riscuote e la versa al Comune.

Quanto si paga oggi?

L’importo attuale varia da 1 a 10 euro per notte per persona, a seconda del Comune e della categoria della struttura. Roma, ad esempio, applica fino a 10 euro nelle strutture di lusso.

Tutti i comuni possono applicarla?

Attualmente no: la tassa di soggiorno può essere applicata solo da capoluoghi di provincia, unioni di comuni e comuni turistici. La bozza di decreto in discussione vorrebbe estenderla a tutti i 7.904 comuni italiani.

Quanto potrebbe aumentare con le nuove ipotesi?

Secondo la bozza al vaglio, l’importo massimo potrebbe salire fino a 25 euro per notte nelle strutture extralusso (oltre 750 euro a notte). Per i pernottamenti sotto i 100 euro, il tetto resterebbe a 5 euro.

Quando entreranno in vigore le modifiche?

Al momento non è stata fissata alcuna data. Le modifiche sono ancora in fase di discussione tra Governo e associazioni di categoria e devono essere formalizzate in un decreto definitivo prima di poter entrare in vigore.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.