Fringe benefits: estensione detassazione convince le PMI, ecco quante di loro aumenteranno i benefit ai dipendenti

Il 42% delle PMI italiane aumenterà i fringe benefits ai dipendenti grazie alla detassazione fino a 3.000 euro. Ecco i dati del sondaggio SWG-Confesercenti, le criticità e la proposta della "tredicesima bis".

Pubblicato 21 Novembre 2022 Aggiornato 18 Ottobre 2026 12:07

La detassazione dei fringe benefits convince le PMI italiane: secondo un sondaggio condotto da SWG per Confesercenti tra piccole e medie imprese fino a 50 dipendenti, il 42% delle imprese aumenterà il valore dei benefit erogati ai propri dipendenti grazie all’estensione della soglia di esenzione fiscale da 300 a 3.000 euro introdotta dal Dl Aiuti Quater. Un segnale chiaro di quanto la leva fiscale possa orientare le scelte di welfare aziendale, anche tra le realtà più piccole.

Fringe benefits e detassazione: cosa dice il sondaggio

I dati emersi dall’indagine SWG per Confesercenti fotografano un interesse concreto e crescente delle PMI verso i fringe benefits come strumento di remunerazione integrativa:

  • Il 43% degli intervistati ha dichiarato l’intenzione di erogare fringe benefits ai dipendenti nel corso dell’anno.
  • Il 42% intende aumentarne il valore rispetto a quanto già erogato in precedenza.
  • Il 50% delle imprese cita la convenienza del regime di detassazione come motivo principale della propria scelta.
  • Il 39% avrebbe comunque proceduto a un aumento dei benefit, indipendentemente dall’incentivo fiscale.

Il quadro che emerge è quello di un mercato del welfare aziendale in espansione, trainato soprattutto dalla spinta normativa, ma con una quota significativa di imprese già orientate in questa direzione per ragioni di attrattività e fidelizzazione del personale.

Perché le PMI aumenteranno i benefit ai dipendenti

L’estensione della detassazione fino a 3.000 euro rappresenta un’opportunità concreta per le piccole e medie imprese di incrementare il potere d’acquisto dei propri lavoratori senza aumentare il costo del lavoro in modo proporzionale. In un contesto di pressione inflazionistica e difficoltà nel reclutamento di personale qualificato, i fringe benefits diventano uno strumento competitivo a tutti gli effetti.

La detassazione consente all’impresa di erogare un valore aggiuntivo al dipendente che, entro la soglia prevista, non è soggetto a contributi previdenziali né a IRPEF. Il vantaggio è quindi doppio: per il lavoratore, che riceve più reddito netto; per l’azienda, che ottimizza il costo complessivo della retribuzione.

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Le criticità: burocrazia e vincolo del voucher frenano l’adozione

Nonostante l’interesse diffuso, l’accesso alla misura è ancora percepito come complesso da una parte rilevante delle imprese intervistate:

  • Il 54% delle PMI lamenta vincoli e complessità burocratiche legate alla gestione dei benefit.
  • Il 64% ritiene che, se la normativa fosse più semplice, utilizzerebbe lo strumento in misura molto maggiore.
  • Il 70% eliminerebbe il vincolo di erogazione tramite voucher, preferendo un trasferimento diretto in busta paga alle stesse condizioni fiscali agevolate.

Quest’ultimo punto è particolarmente rilevante per le piccole imprese del commercio e della rete distributiva, che spesso non dispongono delle strutture amministrative necessarie per gestire sistemi di welfare basati su piattaforme di voucher.

La proposta di Confesercenti: una “tredicesima bis” detassata

Confesercenti ha colto l’occasione per avanzare una proposta di riforma strutturale del regime dei fringe benefits, puntando a una semplificazione radicale della norma:

“La misura sui benefits è stata ben recepita dalle imprese. Si dovrebbe sfruttare l’occasione per una vera semplificazione della norma: snelliamo e riduciamo le procedure burocratiche dell’attuale regime dei fringe benefits, che ne rendono difficile l’utilizzo da parte delle imprese. Dobbiamo trasformarli in una tredicesima bis, un trasferimento aggiuntivo nei confronti dei dipendenti cui sia applicata la stessa detassazione oggi prevista per i fringe benefits. E che possa anche prendere la forma di un trasferimento diretto in busta paga, superando l’obbligo del voucher che esclude tante piccole imprese della rete commerciale.”

Secondo le stime di Confesercenti, una misura strutturata in questo modo potrebbe generare:

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  • Fino a 1.500 euro aggiuntivi per ciascun lavoratore coinvolto.
  • Un impatto su 5 milioni di lavoratori.
  • Un totale di quasi 7,5 miliardi di euro di maggior reddito disponibile.
  • Un effetto sui consumi stimato in +5,6 miliardi di euro.
  • Un onere netto per l’erario di circa 1 miliardo di euro, a fronte di 2,1 miliardi di imposte e contributi mancanti e di 1,1 miliardi recuperati grazie alla spinta alla spesa delle famiglie.

Fringe benefits: cosa sono e come funziona la detassazione

I fringe benefits sono compensi in natura o servizi che il datore di lavoro eroga al dipendente in aggiunta alla retribuzione ordinaria. Rientrano in questa categoria, ad esempio, i buoni spesa, i rimborsi per utenze domestiche, i contributi per l’affitto o il mutuo, le auto aziendali e i dispositivi elettronici ad uso promiscuo.

La normativa vigente prevede una soglia di esenzione fiscale e contributiva entro cui questi benefit non concorrono alla formazione del reddito imponibile del lavoratore. L’innalzamento della soglia a 3.000 euro — misura che ha ampliato significativamente lo spazio di manovra per le imprese — è al centro del dibattito su come rendere questo strumento più accessibile e diffuso, in particolare tra le PMI.

FAQ sui fringe benefits e la detassazione per le PMI

Cosa si intende per fringe benefits?

I fringe benefits sono compensi non monetari o servizi aggiuntivi che il datore di lavoro riconosce al dipendente. Possono includere buoni acquisto, rimborsi per utenze, auto aziendali, contributi per l’affitto e molto altro. Entro la soglia di esenzione prevista dalla legge, non sono soggetti a IRPEF né a contributi previdenziali.

Qual è la soglia di detassazione attualmente prevista?

La soglia di esenzione fiscale è stata innalzata a 3.000 euro dal Dl Aiuti Quater per i lavoratori con figli a carico. Per gli altri lavoratori la soglia ordinaria è più bassa. È sempre consigliabile verificare la normativa aggiornata o consultare un consulente del lavoro per conoscere i limiti in vigore nell’anno corrente.

Perché molte PMI non utilizzano ancora i fringe benefits?

Il principale ostacolo è la complessità burocratica: gestire i benefit tramite voucher richiede strutture amministrative che molte piccole imprese non hanno. Il 64% delle PMI intervistate da SWG per Confesercenti ha dichiarato che utilizzerebbe molto di più lo strumento se la normativa fosse più semplice.

Cosa cambierebbe con la proposta della “tredicesima bis”?

La proposta di Confesercenti prevede di trasformare i fringe benefits in un trasferimento diretto in busta paga, eliminando l’obbligo del voucher e applicando la stessa detassazione già prevista. Questo renderebbe lo strumento accessibile anche alle imprese più piccole, con un impatto stimato di 7,5 miliardi di euro di maggior reddito disponibile per i lavoratori.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.