Muffa in casa: va pagato l’affitto? Come devono comportarsi gli inquilini

Muffa in casa: va pagato l'affitto? Scopri come devono comportarsi gli inquilini, quando il proprietario è responsabile e come tutelare i propri diritti per legge.

Pubblicato 21 Maggio 2025 Aggiornato 18 Ottobre 2026 11:16

La muffa in casa non è solo un problema estetico, ma può rappresentare una minaccia concreta per la salute e un disagio significativo nella vita quotidiana. Quando ci si trova di fronte a questa situazione, la domanda è immediata: va pagato l’affitto? E come devono comportarsi gli inquilini? È essenziale conoscere i propri diritti e agire nel rispetto delle normative vigenti, evitando decisioni impulsive che potrebbero portare a gravi conseguenze legali.

In Italia, la legge stabilisce chiaramente che il locatore ha la responsabilità di consegnare e mantenere l’immobile in buone condizioni. Questo include la risoluzione di problemi strutturali, come infiltrazioni o umidità di risalita, che spesso sono la causa principale della formazione di muffa. Tuttavia, anche l’inquilino può essere ritenuto responsabile qualora la muffa derivi da comportamenti scorretti, come la scarsa ventilazione degli ambienti o l’asciugatura di indumenti in spazi chiusi.

Muffa in casa e affitto: di chi è la responsabilità?

Prima di capire se si può smettere di pagare l’affitto, occorre stabilire chi ha causato la muffa. La distinzione è fondamentale sia dal punto di vista legale che pratico.

Responsabilità del proprietario

Il locatore è responsabile quando la muffa deriva da:

  • Infiltrazioni d’acqua dal tetto o dalle pareti perimetrali
  • Umidità di risalita dal suolo o dalle fondamenta
  • Difetti strutturali dell’edificio (scarso isolamento termico, ponti termici)
  • Impianti di ventilazione o riscaldamento difettosi

In questi casi si configura un vizio della cosa locata ai sensi dell’art. 1578 del Codice Civile, e l’inquilino ha diritto a tutele specifiche.

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Responsabilità dell’inquilino

L’inquilino può invece essere ritenuto responsabile se la muffa è causata da:

  • Scarsa o assente ventilazione degli ambienti
  • Asciugatura di indumenti in spazi chiusi senza areazione
  • Mancata segnalazione tempestiva di perdite o infiltrazioni minori
  • Uso improprio degli impianti di riscaldamento

Muffa in casa e affitto: va pagato il canone?

Questa è la domanda che più preoccupa gli inquilini. La risposta breve è: nella quasi totalità dei casi, sì, l’affitto va continuato a pagare. Sospendere unilateralmente il pagamento è una mossa rischiosa che può ritorcersi contro l’inquilino stesso.

La legge consente la sospensione del canone solo in casi estremi, ovvero quando l’immobile è totalmente inabitabile e tale condizione è stata formalmente dichiarata (ad esempio, da un tecnico comunale o da una perizia). In assenza di questa dichiarazione, smettere di pagare l’affitto espone l’inquilino a:

  • Procedura di sfratto per morosità
  • Obbligo di pagare gli arretrati con interessi
  • Possibili azioni risarcitorie da parte del proprietario

Il percorso corretto, invece, prevede di continuare a pagare regolarmente e di agire per vie legali per ottenere una riduzione del canone o un risarcimento.

Come devono comportarsi gli inquilini: la procedura corretta passo per passo

Ecco come tutelare i propri diritti senza incorrere in sanzioni:

  1. Documentare il problema. Scattare fotografie e video datati della muffa, conservare eventuali referti medici se la salute è stata compromessa, e raccogliere testimonianze di vicini se il problema è diffuso nell’edificio.
  2. Inviare una diffida formale al proprietario. La comunicazione deve essere scritta (raccomandata A/R o PEC), descrivere il problema in modo dettagliato e richiedere interventi risolutivi entro un termine congruo (di norma 15-30 giorni).
  3. Continuare a pagare l’affitto. Durante tutta la fase stragiudiziale è fondamentale non interrompere i pagamenti per non fornire al locatore argomenti per uno sfratto per morosità.
  4. Richiedere una perizia tecnica. Un tecnico abilitato (geometra, ingegnere o architetto) può redigere una relazione che certifica l’origine e l’entità del problema, documento essenziale in sede giudiziaria.
  5. Rivolgersi a un avvocato o a un’associazione di tutela degli inquilini. Se il proprietario non interviene, è il momento di valutare le azioni legali disponibili.
  6. Agire in giudizio. Il giudice può riconoscere all’inquilino una riduzione del canone proporzionale al disagio subito, un risarcimento per i danni documentati (inclusi danni alla salute o ai mobili), oppure la risoluzione anticipata del contratto senza penali.

Cosa si può chiedere al giudice in caso di muffa imputabile al proprietario

Quando la muffa compromette l’abitabilità dell’immobile e il problema è imputabile al locatore, si configura un vizio della cosa locata. In tali circostanze, l’inquilino può richiedere al giudice:

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  • La riduzione del canone d’affitto proporzionale al disagio subito
  • Il risarcimento dei danni documentati (danni alla salute, ai beni personali, spese mediche)
  • La risoluzione anticipata del contratto senza penali né obbligo di preavviso

La giurisprudenza italiana è chiara: qualsiasi azione al di fuori delle vie legali può comportare conseguenze severe, come la convalida dello sfratto o ulteriori sanzioni economiche. Pertanto, è cruciale adottare un approccio strategico e consapevole, rivolgendosi a professionisti del settore per ricevere supporto e consulenza.

FAQ: muffa in casa e affitto, le domande più frequenti

Posso smettere di pagare l’affitto se c’è la muffa?

No, salvo il caso in cui l’immobile sia stato formalmente dichiarato totalmente inabitabile. In tutti gli altri casi, sospendere il pagamento espone l’inquilino al rischio di sfratto per morosità. La strada corretta è pagare e agire legalmente per ottenere una riduzione o un risarcimento.

Entro quanto tempo il proprietario deve intervenire?

Non esiste un termine fisso stabilito dalla legge, ma la diffida formale deve indicare un termine congruo, generalmente tra i 15 e i 30 giorni. In caso di urgenza (ad esempio, rischi per la salute), il termine può essere più breve.

Cosa succede se il proprietario ignora la diffida?

Se il locatore non interviene entro il termine indicato, l’inquilino può rivolgersi al giudice per richiedere la riduzione del canone, il risarcimento dei danni o la risoluzione del contratto. È consigliabile affidarsi a un avvocato specializzato in diritto delle locazioni.

La muffa può essere motivo di risoluzione anticipata del contratto?

Sì, se la muffa è grave e imputabile al proprietario, e questi non interviene nonostante la diffida, il giudice può disporre la risoluzione anticipata del contratto senza penali per l’inquilino.

Chi paga le spese per eliminare la muffa?

Dipende dalla causa. Se la muffa deriva da vizi strutturali o difetti dell’immobile, le spese sono a carico del proprietario. Se invece è causata da comportamenti dell’inquilino (scarsa ventilazione, ecc.), le spese spettano all’inquilino stesso.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.