Crescono rischi ESG, occorre più capitale. Eba avverte le società di investimento

Crescono i rischi ESG e l'EBA avverte le società di investimento: potrebbero servire requisiti di capitale più elevati. Ecco cosa chiedono i regolatori europei e cosa devono fare le imprese.

Pubblicato 7 Novembre 2022 Aggiornato 18 Ottobre 2026 12:17

Le società di investimento potrebbero aver bisogno di più capitale per coprire i rischi ESG. A lanciare l’alert è l’European Banking Authority (EBA), l’autorità di vigilanza finanziaria europea, che esorta le imprese di investimento a prepararsi a soddisfare requisiti di capitale e di liquidità potenzialmente più elevati. Il motivo è chiaro: le autorità di regolamentazione hanno avviato una valutazione sistematica di quanto il settore sia davvero pronto ad affrontare i crescenti rischi ambientali, sociali e di governance.

Perché crescono i rischi ESG e cosa chiede l’EBA

I fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) non sono rischi autonomi e separati: agiscono come amplificatori dei rischi già esistenti — di credito, di mercato, operativi — che le società di investimento devono già presidiare. È questa la posizione ufficiale dell’EBA, che ha chiarito come le autorità nazionali di vigilanza debbano integrare le considerazioni ESG nelle proprie valutazioni sulla salute finanziaria delle imprese.

In termini pratici, ciò significa che i supervisori nazionali saranno chiamati a determinare «se siano necessari fondi propri aggiuntivi per coprire rischi rilevanti che non sono già sufficientemente coperti» dai requisiti ordinari.

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«Non stiamo suggerendo implicazioni patrimoniali in maniera diretta, ma di evidenziare la necessità di integrare le considerazioni ESG nella valutazione di vigilanza, soprattutto in considerazione del fatto che i rischi ESG non vengono trattati come categorie di rischio separate, ma come fattori di rischi esistenti», ha dichiarato l’EBA.

Il quadro regolatorio: dalla BCE all’EBA, la pressione sul settore si intensifica

L’avvertimento dell’EBA si inserisce in un contesto regolatorio in rapida evoluzione. Le autorità di regolamentazione finanziaria a livello europeo stanno cercando di misurare con precisione in che misura banche, assicuratori, fondi pensione e società di investimento siano in grado di assorbire le perdite legate ai rischi ESG. Le prove che tali rischi siano finanziariamente rilevanti si moltiplicano.

Questo processo si è accelerato negli ultimi anni per effetto di una serie di shock sistemici:

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  • La pandemia globale, che ha messo a nudo vulnerabilità nelle catene di approvvigionamento e nella governance aziendale.
  • Gli eventi meteorologici estremi — inondazioni, siccità, incendi — che hanno generato perdite dirette e misurabili per le imprese europee.
  • Il conflitto in Europa, che ha evidenziato i rischi geopolitici e di transizione energetica per chi non aveva integrato i fattori ESG nella propria strategia.

Secondo un’indagine condotta da CDP, l’organizzazione no-profit che gestisce il sistema globale di divulgazione ambientale, le sole aziende europee potrebbero subire perdite fino a 575 miliardi di dollari a causa di inondazioni, incendi e siccità.

La BCE: troppe banche ancora in attesa

Sul fronte bancario, la Banca Centrale Europea (BCE) ha già alzato il livello di guardia, dichiarando che troppe banche mantengono un «approccio attendista» di fronte ai rischi climatici. La BCE ha fissato scadenze precise per l’incorporazione dei rischi climatici nella governance, nella strategia e nei sistemi di gestione del rischio degli istituti vigilati, aumentando la pressione sull’intero settore finanziario affinché si prepari concretamente alle conseguenze del riscaldamento globale.

L’azione dell’EBA sulle società di investimento segue la stessa logica: non si tratta di un onere burocratico aggiuntivo, ma di una risposta strutturale a rischi che i mercati e i regolatori considerano ormai ineludibili.

Cosa devono fare concretamente le società di investimento

Le imprese di investimento che operano in Europa devono iniziare a considerare i rischi ESG come parte integrante del proprio processo di valutazione del capitale interno (ICAAP o equivalente). In concreto, i passi indicati dall’EBA riguardano:

  • Mappatura dei rischi ESG rispetto alle categorie di rischio tradizionali già presidiate.
  • Valutazione della materialità: identificare quali fattori ESG sono rilevanti per il proprio modello di business e portafoglio.
  • Dialogo con le autorità nazionali competenti, che potranno richiedere buffer di capitale aggiuntivi se le coperture esistenti risultano insufficienti.
  • Aggiornamento della governance interna per garantire che i rischi ESG siano monitorati ai livelli più alti dell’organizzazione.

FAQ: rischi ESG e requisiti di capitale per le società di investimento

I rischi ESG sono una categoria di rischio separata secondo l’EBA?
No. L’EBA chiarisce che i rischi ESG non costituiscono una categoria autonoma, ma agiscono come fattori che amplificano i rischi già esistenti (credito, mercato, operativo, liquidità).
Le società di investimento dovranno obbligatoriamente detenere più capitale?
Non automaticamente. Le autorità nazionali di vigilanza valuteranno caso per caso se i rischi ESG non coperti dai requisiti ordinari giustifichino l’imposizione di fondi propri aggiuntivi.
Qual è la differenza tra l’approccio EBA e quello della BCE sui rischi climatici?
La BCE si rivolge principalmente agli enti creditizi (banche), mentre l’EBA con questa iniziativa estende l’attenzione alle società di investimento, applicando una logica analoga: integrare i fattori ESG nella valutazione di vigilanza prudenziale.
Entro quando le imprese devono adeguarsi?
L’EBA non ha fissato una scadenza unica: il processo è progressivo e dipenderà dai calendari di revisione prudenziale delle singole autorità nazionali competenti. Le società di investimento devono tuttavia avviare subito la mappatura e la valutazione dei propri rischi ESG.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.