Open banking: perché l’Italia è tra i Paesi più ottimisti sui tempi di implementazione
Scopri perché l'Italia è tra i Paesi europei più ottimisti sui tempi di implementazione dell'open banking: i dati della ricerca Tink, il confronto europeo e le sfide ancora aperte per banche e fintech.
Perché l’Italia è tra i Paesi più ottimisti sui tempi di implementazione dell’open banking? La risposta arriva da una ricerca firmata Tink, la piattaforma di open banking leader in Europa, che ha interpellato 308 dirigenti finanziari in 12 Paesi europei. Il quadro che emerge è chiaro: la propensione verso l’open banking è in forte crescita, ma la sua completa implementazione richiederà agli istituti finanziari diversi anni. Capire dove si colloca l’Italia in questo scenario — e perché il nostro Paese guarda al futuro con più fiducia rispetto alla media europea — è fondamentale per chiunque operi nel settore bancario e finanziario.
Cos’è l’open banking e perché è strategico per il sistema finanziario
L’open banking è un modello che consente a banche, fintech e terze parti autorizzate di condividere dati finanziari degli utenti — con il loro consenso — tramite API standardizzate. L’obiettivo è creare un ecosistema finanziario più aperto, competitivo e orientato al cliente, in cui i servizi possono essere integrati e personalizzati in modo molto più efficiente rispetto al modello bancario tradizionale.
In Europa, la direttiva PSD2 ha posto le basi normative per questo cambiamento, aprendo la strada a una trasformazione che oggi coinvolge banche tradizionali, challenger bank, società di gestione patrimoniale, fornitori di credito e operatori dei pagamenti. In un contesto bancario e finanziario che punta sempre più alla digitalizzazione, a che punto è l’open banking? I dati della ricerca Tink offrono una risposta articolata.
I tempi di implementazione: cosa dicono i dirigenti finanziari europei
L’indagine su 308 dirigenti finanziari in 12 Paesi europei ha rivelato che:
- Il 40% ritiene che la propria organizzazione impiegherà dai 5 ai 10 anni per realizzare i propri obiettivi di open banking.
- Un ulteriore 37% stima che potrebbero volerci più di un decennio.
Questi tempi cauti riflettono la dimensione del lavoro messo in campo ed evidenziano come molte organizzazioni si stiano imbarcando in complessi progetti di trasformazione su larga scala, che richiedono anni di pianificazione, investimenti tecnologici e adeguamento normativo.
Chi è più ottimista: challenger bank e gestori patrimoniali in testa
Tra le più ottimiste quando si parla di tempi si trovano le challenger bank e le società di gestione patrimoniale: il 75% e il 74% rispettivamente ritiene che gli obiettivi di open banking possano essere raggiunti in meno di un decennio. Si tratta di realtà nate digitali o già strutturate per l’innovazione, con meno legacy tecnologica da gestire.
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All’estremità più cauta della scala si collocano invece:
- Solo il 55% dei fornitori di mutui
- Il 56% dei fornitori di credito
- Il 57% dei fornitori di servizi di pagamento
…ritiene di poter raggiungere la maturità dell’open banking entro un decennio. Settori con infrastrutture più complesse e processi più regolamentati tendono, comprensibilmente, a proiettare orizzonti temporali più lunghi.
Open banking in Italia: perché il nostro Paese è tra i più ottimisti in Europa
La finestra sull’Italia offre dati particolarmente interessanti. La propensione verso l’open banking nel nostro Paese è cresciuta dal 57% nel 2019 al 71%, segnando un incremento significativo che testimonia una maturazione culturale e strategica del settore finanziario italiano.
Guardando ai tempi previsti per il completamento degli obiettivi di open banking, i dirigenti finanziari italiani si distribuiscono così:
- 34% ritiene che serviranno meno di 5 anni
- 43% stima un orizzonte di 5-10 anni
- 23% prevede che ci vorrà più di un decennio
L’Italia resta uno dei Paesi più ottimisti in Europa sui tempi dell’open banking. Ma perché? Secondo lo studio di Tink, questo ottimismo riflette una portata più limitata — e quindi più gestibile — delle strategie di open banking nel mercato italiano. Come in Spagna e in Francia, ci si concentra prevalentemente su casi d’uso a breve termine basati sulla compliance, piuttosto che su progetti di trasformazione su larga scala. Un approccio pragmatico che consente di fissare obiettivi più ravvicinati e realistici.
Open banking e digitalizzazione: le sfide ancora aperte
In molti ritengono che il processo di digitalizzazione sia ormai irreversibile. Eppure i dati mostrano che la strada verso un ecosistema finanziario pienamente aperto è ancora lunga. Le principali sfide per gli istituti finanziari italiani ed europei includono:
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- Integrazione tecnologica: ammodernare i sistemi legacy per renderli compatibili con le API aperte richiede investimenti significativi.
- Fiducia dei consumatori: la condivisione dei dati finanziari deve essere percepita come sicura e vantaggiosa dall’utente finale.
- Evoluzione normativa: il quadro regolatorio europeo è in continua evoluzione, con la revisione della PSD2 e l’avanzare del framework sull’open finance.
- Competenze interne: formare e attrarre talenti capaci di gestire la trasformazione digitale rimane una priorità per molti istituti.
Open banking e fintech: un ecosistema in crescita
Si avvicina il Milan Fintech Summit
Digitalizzazione dei servizi finanziari, ma anche accesso al credito ai tempi del Covid. Una chiave per la ripresa è rappresentata dalla cosiddetta Finance Technology. Si partirà da qui alla nuova edizione del Milan Fintech Summit: l’evento, promosso e organizzato da Fintech District – l’ecosistema di riferimento per il fintech in Italia – e da Business International – divisione di Fiera Milano Media dedicata al mondo della formazione e della consulenza d’impresa – che si terrà in forma ibrida (sia in presenza, sia in digitale) a Palazzo Mezzanotte.
Il Summit rappresenta ogni anno un’occasione concreta per misurare il polso dell’innovazione finanziaria in Italia, confrontare le strategie di open banking adottate dai diversi operatori e capire come il settore si stia preparando alle sfide dei prossimi anni.
FAQ sull’open banking in Italia
Cos’è l’open banking in parole semplici?
L’open banking è un sistema che permette alle banche di condividere i dati finanziari dei clienti — con il loro consenso esplicito — con altre banche o con app e servizi finanziari di terze parti, attraverso interfacce digitali standardizzate (API). L’obiettivo è offrire servizi più personalizzati, competitivi e trasparenti.
Perché l’Italia è ottimista sui tempi di implementazione dell’open banking?
Secondo la ricerca Tink, l’ottimismo italiano dipende dalla portata più circoscritta delle strategie adottate: gli istituti italiani si concentrano su obiettivi di compliance a breve termine, piuttosto che su trasformazioni radicali dell’intera infrastruttura. Questo rende i traguardi più vicini e raggiungibili.
Quanto tempo ci vorrà per completare l’open banking in Europa?
La maggioranza dei dirigenti finanziari europei (77%) stima che ci vorranno dai 5 ai più di 10 anni per raggiungere la piena maturità dell’open banking. I tempi variano sensibilmente in base al tipo di istituto e al Paese di riferimento.
Quali settori sono più avanti nell’open banking?
Le challenger bank e le società di gestione patrimoniale sono le più avanzate, grazie a strutture più agili e a una cultura digitale già consolidata. I settori più in ritardo sono quelli dei mutui, del credito tradizionale e dei pagamenti, dove la complessità operativa rallenta la trasformazione.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.