Finanza Notizie Mondo Amazon e Apple, il messaggio delle trimestrali: Dimenticate numeri da Covid, Big Tech non immuni a crisi di guerra

Amazon e Apple, il messaggio delle trimestrali: Dimenticate numeri da Covid, Big Tech non immuni a crisi di guerra

Che cosa sta accadendo alle Big Tech Usa che fanno parte del club FAANG, ovvero Facebook, Amazon, Apple, Netflix, Google?

Il quadro emerso dalle trimestrali diffuse negli ultimi giorni non è stato del tutto confortante, confermando come i titani made in Usa che con i loro rialzi hanno fatto la fortuna di diversi investitori, soprattutto nell’anno della pandemia Covid 2020, non siano affatto immuni alle turbolenze che hanno colpito i mercati dall’inizio dell’anno, arrivate con i venti di guerra in Ucraina e i balzi record dell’inflazione.

Le trimestrali diffuse si riferiscono tra l’altro ai primi tre mesi del 2022, riflettendo solo in parte gli effetti della guerra tra Russia e Ucraina che è scoppiata ufficialmente il 24 febbraio scorso.

Con gli analisti che non sono pronti a scommettere granché nella fine della guerra nel trimestre in corso, la paura è che i prossimi bilanci del periodo aprile-giugno possano essere anche peggiori di quelli appena pubblicati. Nel commentare i risultati che sono stati diffusi ieri a Wall Street, alla fine delle contrattazioni, un articolo della France Press presenta una situazione in cui le Big Tech FAANG sembrano fare i conti con i postumi della sbornia vissuta durante la fase più tragica della pandemia Covid di due anni fa.

Big Tech da hangover post pandemia Covid

“Hangover”, è il termine utilizzato da Gleen Chapman nell’articolo. “Amazon, Apple, Meta e la holding Alphabet a cui fa capo Google hanno annunciato numeri del primo trimestre dell’anno che hanno dimostrato che i colossi non sono impermeabili alle turbolenze che stanno colpendo i mercati globali”, si legge nell’articolo.

Lo stesso ceo di Apple Tim Cook, durante la call con gli analisti indetta per commentare il bilancio, si è così espresso:

“Voglio riconoscere le sfide a cui stiamo facendo fronte, rappresentate dalle strozzature delle catene di approviggionamento – provocate dal Covid, dalla scarsità di silicone (materia prima utilizzata per i prodotti Apple) e dalla devastazione della guerra in Ucraina – ha detto Cook, ammettendo che “Noi non siamo immuni a queste sfide”.

Dalla trimestrale di Apple è emerso che il colosso americano di prodotti elettronici al consumo ha riportato nel primo trimestre dell’anno un fatturato in crescita di quasi +9% su base annua, a conferma della forte domanda che ha continuato a interessare i suoi come computer e smartphone, nonostante il deterioramento dei fondamentali economici globali.

Tuttavia, il titolo ha reagito male alla pubblicazione del bilancio, scontando in particolare gli avvertimenti lanciati dal cfo Luca Maestri, che ha parlato anche lui delle diverse sfide a cui Apple fa fronte, incluse le strozzature delle catene di approviggionamento, dando anche una cifra sul costo di questi problemi: un ammontare compreso tra $4 e $8 miliardi che potrebbe incidere negativamente sulle vendite.

Il gruppo non ha fornito alcuna guidance per il secondo trimestre, confermando la ‘tradizione’ che porta avanti dal febbraio del 2020, a causa, a suo dire, dell’incertezza provocata dalla pandemia, che rende difficile fare previsioni.

Trimestrale Apple conferma successo iPhone

Veniamo ai numeri:

  • L’eps di Apple si è attestato nel primo trimestre a $1,52, meglio degli $1,43 attesi.
  • Iil fatturato è stato pari a $97,28 miliardi, meglio dei $93,89 miliardi attesi e in crescita dell’8,59% su base annua.
  • Il fatturato legato alle vendite di iPhone è stato pari a $50,57 miliardi, rispetto ai $47,88 miliardi stimati e in rialo del 5,5% su base annua.
  • Il fatturato della divisione servizi è stato pari a $19,82 miliardi, meglio dei $19,72 miliardi previsti e in crescita del 17,28% su base annua.
  • Il fatturato legato alle vendite di altri prodotti è stato pari a $8,81 miliardi, in questo caso inferiore ai $9,05 miliardi stimati e in aumento del 12,37% su base annua.
  • Il fatturato legato alle vendite dei computer Mac è stato di $1044 miliardi, superiore ai $9,25 miliardi attesi, in crescita del 14,73% su base annua.
  • Il fatturato legato alle vendite di iPad è stato di $7,65 miliardi, meglio dei $7,14 miliardi attesi, ma in calo dell’1,92% su base annua.
  • Il margine lordo di Apple è stato pari al 43,7%, meglio del 43,1% atteso.

Numeri bene o male di tutto rispetto, che sono stati tuttavia più che compensati dalla cautela mostrata dal management guardando al futuro. Paul Verna, analista di eMarketer intervistato dalla France Press, ha detto chiaramente che è possibile che tutte le società Big Tech Usa stiano attraversando per l’appunto una fase “post-pandemic hangover,” e che siano dunque alle prese con i postumi di una sbornia.

“Sebbene non sia stata un party per queste società, la pandemia ha sostenuto le loro attività in modo significativo”.

E non tutti in realtà sono d’accordo sul fatto che non sia stato un party visto che, in particolare, tra i colossi Winner della pandemia si sono messi in evidenza, proprio Amazon e Netflix.

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Detto questo, Verna ha detto chiaro e tondo che quella rapida crescita messa a segno negli anni più duri della pandemia non era sostenibile e che le aziende tecnologiche avrebbero dovuto saperlo.

Amazon: prima perdita da 2015, pesa fattore Rivian

Riguardo ad Amazon, il mercato ha reagito peggio che nel caso di Apple, tartassando il titolo con le vendite. D’altronde il colosso fondato da Jeff Bezos ha riportato nel primo trimestre la prima perdita dal 2015, scontando il suo investimento nel produttore di auto elettriche Rivian.

Anche Amazon, così come Apple, ha lanciato inoltre avvertimenti sulle sfide che si presenteranno nei prossimi mesi.

Il gigante dell’e-commerce ha annunciato di aver perso $3,8 miliardi, a causa della perdita dell’investimento effettuato in Rivian ammontata alla cifra astronomica di 7,6 miliardi di dollari. Le vendite online si sono confermate in linea con le attese degli analisti, ma il ceo Andy Jassy ha messo le mani in avanti, invitando i mercati alla cautela, riguardo a come andranno le cose nei prossimi mesi. Citate le parole “guerra, inflazione, costi del lavoro e..ancora pandemia”.

Amazon ha dichiarato di prevedere per il secondo trimestre vendite comprese tra $116 e $121 miliardi, sottolineando che il rapporto di cambio andrà a suo svantaggio.

“Questo è stato un trimestre difficile per Amazon, con i trend di ognuna delle aree chiave del business che sono andati nella direzione sbagliata, e con un outlook debole”, così ha commentato i risultati di Amazon Andrew Lipsman, analista di Insider Intelligence.

Ciò che spaventa di Amazon è che la crescita del fatturato è stata di appena il 7% nel primo trimestre, rispetto al boom +44% del primo trimestre del 2021: il ritmo è il più basso di ogni trimestre dal periodo dello scoppio della bolla speculativa dot-com del 2001, e conferma anche il secondo trimestre consecutivo in cui il fatturato è salito di una sola cifra su base percentuale.

Riguardo all’outlook sul secondo trimestre, Amazon prevede per il giro d’affari un valore fino a $121 miliardi, inferiore ai $125 miliardi stimati in media dal consensus degli analisti.

Così come nel caso di Google e Facebook, Amazon ha dato la colpa del suo rallentamento alle condizioni macroeconomiche e all’invasione della Russia da parte dell’Ucraina. “La pandemia e la successiva guerra in Ucraina hanno portato una crescita inusuale e diverse sfide”, ha detto il ceo Jassy, aggiungendo che il gigante ora è focalizzato a trovare il modo di contenere i costi. Amazon ha poi comunicato di stimare per il trimestre attuale una perdita operativa compresa tra $1 e $3 miliardi, decisamente peggio degli utili di $6,8 miliardi che sono stimati in media dagli analisti interpellati da Bloomberg.