Finanza Notizie Italia Piazza Affari precipita ai minimi dal 2014, spread a 300 affossa le banche

Piazza Affari precipita ai minimi dal 2014, spread a 300 affossa le banche

2 Ottobre 2018 09:48

Si profila un’altra seduta di passione per Piazza Affari e gli asset italiani in generale con le tensioni politiche in ulteriore aumento nelle ultime 24 ore. La nota di aggiornamento al DEF, con obiettivo di deficit al 2,4% per il prossimo triennio, ha fatto lievitare le tensioni tra Italia e Ue e di pari passo il livello dello spread, tornato oggi in area 300 pb. Un contesto che sta attirando cospicue vendite sulle banche e in generale sulle azioni italiane con il Ftse Mib ai nuovi minimi 2018.

Il differenziale di rendimento tra Btp e Bund viaggia 20 punti base più in alto rispetto ai livelli di chiusura di ieri. Il rendimento del Btp decennale è salito oltre la soglia del 3,4%, livello più alto da marzo 2014. Ancora più marcato l’aumento del tasso nella parte corta della curva con rendimento del Btp biennale in area 1,5%.

Volgendo lo sguardo al mercato azionario, il Ftse Mib è arrivato a cedere in avvio di seduta oltre 1 punto e mezzo percentuale toccando un minimo a 20.207 punti, minimo intraday 2018 e livello più basso da aprile 2014.

Vittime principali della febbre da spread sono le banche con sospensioni al ribasso per Banco BPM e UBI Banca, arrivate a cedere il 5%. Quasi -3% per le big Unicredit e Intesa Sanpaolo. Pesante anche Poste (-2,9%).

 

Tra glia ltri titoli aggiorna i minimi a oltre 5 anni Tim (-2,48% a 0,483 euro) con l’asta 5G arrivata a un controvalore complessivo di oltre 6,2 mld.

Fca (-1,44%) paga i deboli riscontri dalle immatricolazioni in Italia con un crollo del 40% a settembre, facendo decisamente peggiori rispetto al mercato.

 

Ambiziose stime crescita alimentano timori

Ieri a impensierire il mercato è stata prima la notizia del ritorno anticipato a Roma da parte del ministro Tria per lavorare alla manovra. Poi l’avvertimento di Juncker all’Italia con il richiamo a non allontanarsi dagli obiettivi di bilancio. “Non vorrei che dopo aver superato la crisi greca, ricadessimo nella stessa crisi con l’Italia”, ha detto Juncker.

Preoccupano anche le stime di crescita molto ambiziose. Il ministro delle Finanze Giovanni Tria ha specificato che rimane l’obiettivo di ridurre il rapporto debito/pil di un punto l’anno grazie allo stimolo della manovra sulla crescita. Le stime sono di Pil a +1,6% nel 2019 e +1,7% nel 2020. “A prima vista i livelli di crescita necessari a mantenere al ribasso il rapporto debito/pil di un punto all’anno sembrano decisamente ambiziosi – rimarca Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr – . Implicano infatti l’applicazione di un moltiplicatore assai elevato all’espansione fiscale programmata, e non sembrano prevedere alcun impatto dallo spread sul ciclo. In altre parole, sembrano raggiungibili solo con un robusto aiuto esterno al ciclo, il che rende il quadro di finanza pubblica italiana ancora più vulnerabile ad un eventuale rallentamento globale”. E questo senza considerare le varie sfide che attendono il Governo (Commissione EU, Agenzie di Rating) e la perdita di peso del Ministero delle Finanze, come garante del rigore dei conti. “Il rischio è che i passaggi in aula causino ulteriori modifiche alla manovra”, conclude Sersale.