Finanza Notizie Italia Moody’s declassa l’Italia e boccia la Manovra: non creerà crescita duratura e debito rischia di salire ancora

Moody’s declassa l’Italia e boccia la Manovra: non creerà crescita duratura e debito rischia di salire ancora

E’ arrivata puntuale la bocciatura all’Italia da parte di Moody’s. L’agenzia di rating ha rivisto al ribasso di un gradino il rating sul Paese portandolo a Baa3 da Baa2, a un solo gradino dal rating “junk” (spazzatura). L’outlook è stato modificato a stabile. Una decisione ampiamente attesa dal mercato con alcuni operatori che temevano la possibilità di un outlook negativo.
Tra una settimana sarà il turno di S&P che venerdì 26 si esprimerà a sua volta sull’Italia.

Cresce vulnerabilità a shock
A detta di Moody’s gli obiettivi di deficit di bilancio significativamente più elevati indicati dal governo italiano per i prossimi tre anni manterranno il debito pubblico oltre il 130% del PIL, un livello che rende l’Italia vulnerabile ai futuri shock economici. “Nonostante un impulso di crescita di breve durata dallo stimolo fiscale, i piani economici del governo non consentiranno di affrontare la bassa crescita del paese, che tornerà al massimo al tasso tendenziale dell’1%”, rimarca l’agenzia di rating statunitense.

Sono due i fattori chiave che hanno indotto Moody’s al downgrade. In primo luogo l’indebolimento nella forza fiscale dell’Italia, con il governo che mira a deficit di bilancio più elevati per i prossimi anni rispetto a quanto ipotizzato in precedenza da Moody. Il rapporto debito pubblico/PIL dell’Italia probabilmente si stabilizzerà vicino all’attuale 130% del PIL nei prossimi anni, piuttosto che iniziare ad abbassare l’andamento come previsto in precedenza da Moody’s. Inoltre, l’andamento del debito pubblico è vulnerabile a prospettive di crescita economica più deboli, che vedrebbero il rapporto debito pubblico aumentare ulteriormente rispetto al livello già elevato.

Secondo motivo sono le implicazioni negative per la crescita a medio termine dello stallo dei piani di riforme strutturali economiche e fiscali. A parere di Moody, i piani di politica fiscale ed economica del governo non comprendono un’agenda coerente di riforme che affronti il problema della bassa crescita dell’Italia. Dopo un temporaneo aumento della crescita dovuto alla politica fiscale espansiva, l’agenzia di rating si aspetta che la crescita torni al suo tasso tendenziale attorno all’1%. Anche nel breve periodo, Moody’s crede che lo stimolo fiscale fornirà un impulso alla crescita più limitato rispetto a quanto ipotizza il governo.

L’outlook stabile è motivato dal fatto che, a detta di Moody’s, l’Italia mostra ancora importanti punti di forza del credito che bilanciano l’indebolimento delle prospettive fiscali. Tali punti di forza comprendono un’economia molto ampia e diversificata con alcuni settori altamente competitivi, una solida posizione esterna con eccedenze di conto corrente consistenti superiori al 2% del PIL e una posizione di investimento internazionale equilibrata.