Finanza Notizie Italia Mattone: l’industria dei servizi immobiliari tiene nel 2020 (vale il 18,7% del PIl Italia)

Mattone: l’industria dei servizi immobiliari tiene nel 2020 (vale il 18,7% del PIl Italia)

Non c’è solo il mattone, ma bisogna considerare tutto il mondo dei servizi che ruota attorno al mercato immobiliare. Ad esempio le costruzioni, il project management e le attività di intermediazione per la vendita e la locazione. E così mentre tutti i mercati immobiliari europei si preparano a chiudere l’anno con cali a doppia cifra (-13,8 per cento), il settore dei servizi immobiliari viaggia controcorrente, con un aumento dell’1,3 per cento. Italia seconda con una crescita stimata del 4,5 per cento (Francia a più 5,6 per cento).  Questa la fotografia scattata nell’ultimo “Rapporto sulla filiera dei servizi immobiliari in Europa e in Italia” firmato da Scenari Immobiliari.

Un’industria che riveste una importanza crescente per le economie europee. Una percentuale rafforza questo concetto: Scenari Immobiliari ha calcolato che è pari al 18,7% il peso delle attività immobiliari e delle costruzioni sul Pil italiano, con una media tra le principali economie del Vecchio continente pari al 18,2 per cento. 

Alcuni numeri per delineare il settore

Nell’analisi presentata oggi Scenari Immobiliari mette in evidenza che nel 2019 il fatturato delle attività dei servizi immobiliari nei cinque principali Paesi europei (Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna) è stimato in circa 374 miliardi di euro, in leggero calo (-1 per cento) rispetto all’anno precedente. La Germania, pur in flessione di circa sei punti percentuali, si conferma il mercato più performante con oltre 127 miliardi, vale dire il 34 per cento del totale. Italia e Francia sono le due nazioni che registrano un fatturato in crescita (rispettivamente +2,7 per cento con 42 miliardi e +9,8 per cento con 85 miliardi), mentre la Spagna registra il calo più consistente (-7,1 per cento con 29 miliardi). In termini di volumi, dopo la Germania, è il Regno Unito a fatturare di più con 91 miliardi annui (in calo del 4,2 per cento rispetto al 2018). Il dato del fatturato medio per occupato vede Italia e Spagna in posizione arretrata, rispettivamente con 130.000 e 110.000 euro. I mercati più produttivi si confermano quello tedesco, con oltre 243mila euro per addetto, e quello francese, con 275 mila euro.

Sotto il profilo occupazionale il settore delle costruzioni è quello più rilevante, con quasi dodici milioni di occupati in Europa, di cui oltre otto milioni nei cinque Paesi analizzati, pari al 5,9 per cento della forza lavoro complessiva. Le imprese attive nel settore superano i 2 milioni, per una dimensione media di 4,1 addetti per impresa. La Germania conta il numero più alto di occupati, 2,47 milioni, in 357mila imprese, cosa che ne fa il Paese con la dimensione media delle imprese più elevata, pari a 6,9 occupati per società. Francia e Regno Unito sono in posizione intermedia, sia in termini assoluti che in relazione al totale della forza lavoro, mentre Italia e Spagna hanno dimensioni più ridotte. L’Italia in particolare conta 1,31 milioni di occupati in 493mila imprese, con dimensioni medie delle aziende di 2,7 addetti.

Nel futuro? Per Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari, “comprendere le esigenze dei clienti permette di creare servizi a valore aggiunto. Chi detiene il dato detiene la conoscenza e chi la possiede, ne possiede il valore. Infatti, raccogliere continuativamente le richieste, anche i semplici dubbi, le preoccupazioni dei clienti diretti, dei grandi proprietari e dell’articolata ed eterogenea comunità dei tenant, vuol dire poter rispondere in modo veloce, diretto e specifico alle loro necessità. Da tempo i servizi immobiliari si occupano della centralità dei conduttori come fruitori finali dei servizi e la crisi ha consolidato questa relazione”. Insomma, secondo l’esperta quello che si delinea è un futuro in cui le attività di asset, property, agency, advisory, valuation e project management, per rispondere alle nuove esigenze dovranno eccellere in qualità e questo comporta un maggiore investimento in formazione.