Notiziario Notizie Italia Energia: il piano dell’Europa per ridurre dipendenza dal gas russo, cosa prevede e quali implicazioni

Energia: il piano dell’Europa per ridurre dipendenza dal gas russo, cosa prevede e quali implicazioni

La Commissione europea ha definito un piano, il RePowerEU, per ridurre la sua dipendenza dal gas russo. O meglio, affrancarsi dalle importazioni di energia dalla Russia prima del 2030 di cui circa due terzi da realizzarsi entro un anno. Un obiettivo ambizioso che potrebbe essere raggiunto attraverso la transizione verde, la diversificazione delle forniture. Il piano sarà discusso alla fine della settimana al vertice europeo a Versailles, dove resta da vedere quanto delle proposte della Commissione saranno approvate. In discussione anche potenziali emissioni di obbligazioni congiunte per finanziare la spesa aggiuntiva per la difesa e la transizione verde.

Il piano europeo sotto la lente
Il piano europeo per l’energia mira ad accelerare gli elementi della transizione verde riducendo la dipendenza dai combustibili fossili, a diversificare le forniture di gas verso il Gas Naturale Liquefatto e altri paesi fornitori di gas e spostando il consumo di energia verso biometano e idrogeno.

In particolare, tra le misure presentate:
– l’incremento dello stoccaggio di gas, con i paesi membri chiamati ad investire
nel settore e a raggiungere il 90% (dall’attuale 30%) di riempimento all’1 ottobre di ogni anno.
– L’incremento dell’import di gas naturale liquefatto attraverso pipelines da tratte alternative alla Russia (Azerbaijan, Algeria, Norvegia..);
– L’aumento dei target di idrogeno rinnovabile al 2030;
– Un rialzo del 10% nel target di installazioni rinnovabili (+80GW), con una accelerazione nello sviluppo del solareda realizzarsi già in 12 mesi;
– L’incremento del +20% di installato annuo negli impianti renewables e facilitazioni autorizzative fino al riconoscimento dello status di interesse nazionale per accelerare le procedure;
– La riduzione dei consumi energetici (-30% di gas o -100bcm) al 2030 anche grazie al raddoppio del tasso di penetrazione delle pompe di calore e l’elettrificazione;
– La possibilità di introdurre misure di tassazione degli extraprofitti
(Italia, Spagna e Francia lo hanno già fatto) ma con limitazioni temporali e
minor spazio di manovra (no a retroattività, tutela contratti esistenti ed
esclusione di eventuali elementi `strutturali` incorporate nel rialzo prezzi).
– La volontà di analizzare eventuali forme alternative di pricing per il
sistema elettrico.

Queste misure dovrebbero comportare una riduzione del consumo di gas pari all’entità delle attuali importazioni russe e due terzi di ciò potrebbe avvenire entro l’anno.

Quali implicazioni sul piano economico?
Per quanto riguarda le implicazioni economiche delle proposte, è improbabile che l’impatto delle misure di contrasto alla crisi determini una svolta nell’impatto della crisi energetica sull’economia. Ne sono convinti a ING, secondo cui le misure iniziali adottate alla fine dello scorso anno hanno solo intaccato leggermente l’aumento dei tassi di inflazione e, sebbene il sostegno alle famiglie vulnerabili sia stato generoso in alcuni paesi, non ha invertito la stretta del potere d’acquisto che attualmente sta mettendo a rischio la ripresa.

“Sebbene le misure saranno senza dubbio utili, restiamo cauti sulla ripresa economica in questo momento, che è entrata in un’enorme incertezza dall’inizio della guerra in Ucraina”, affermano da ING.

Quali implicazioni per i titoli quotati
I nuovi propositi europei sull’energia genereranno dei benefici per alcune società del settore. In particolare, Equita individua opportunità per:
– le rinnovabili, con Erg, Enel, A2A e Iren
– le infrastrutture elettriche, con Terna, Enel, A2A, Iren, Acea e Prysmian
– L’idrogeno e Gas Naturale Liquefatto con Snam

“Il documento – aggiunge la sim milanese – anticipa invece un outlook peggiore per la vendita di Gas e per l’incertezza sull’eventuale revisione dei meccanismi di pricing elettrico (maggiore esposizione per l’idro – Enel, A2A, Iren)”.

E l’Italia?
All’Italia servirebbero almeno due anni (24-30 mesi) per essere indipendente dal gas russo, che copre circa il 40% dei consumi. Un primo obiettivo sarebbe quello di far arrivare più gas attraverso il TAP e quindi arrivare al raddoppio della capacità nel 2027. Ulteriore crescita dovrebbe arrivare dall’Algeria, ma saranno valutazioni da effettuare con Eni.

Secondo il Sole24Ore sarebbe allo studio anche l’incremento della capacità di Gas Naturale Liquefatto, mentre Eni e Snam starebbero valutando una struttura galleggiante da installare rapidamente che aiuterebbe anche per il riempimento al 90% degli stoccaggi. Inoltre, il quotidiano riporta che secondo Terna una spinta importante potrebbe arrivare dalle rinnovabili.