Finanza Notizie Italia Da PMI e crescita occupati nuovi segnali di risalita economia

Da PMI e crescita occupati nuovi segnali di risalita economia

La manifattura italiana dà ulteriori segnali di vitalità a settembre, confermando che il trimestre appena concluso dovrebbe segnare un forte rimbalzo dell’economia dopo i cali record nella prima metà dell’anno. Stando ai dati comunicati oggi da Ihs Markit, l’indice Pmi manifatturiero si è attestato a settembre a 53,2 in salita dai 53,1 di agosto, segnalando l’ennesimo miglioramento. “I dati Pmi di settembre hanno segnalato una ripresa in corso del settore manifatturiero italiano, con il relativo Pmi che ha raggiunto il livello maggiore in 27 mesi e che è stato indicativo di un moderato miglioramento delle condizioni generali”, rimarcano gli esperti di Markit che sottolineano come la migliore domanda nazionale ed estera da parte dei clienti ha fornito un ulteriore stimolo al settore, e ha provocato una forte crescita della produzione e dei nuovi ordini. Lewis Cooper, economista di Ihs Markit, asserisce che il settore si è ripreso durante il terzo trimestre dopo il forte shock economico dovuto alla pandemia da Covid-19 ma “per essere certi di recuperare il terreno perduto, è fondamentale che si mantenga lo slancio attuale e che si eliminino tutti i possibili rischi al ribasso”.

PIL verso corposo rimbalzo nel 3° trimestre

Indicazioni che vanno nella direzione di una sostanziosa ripresa nel 3° trimestre dopo il calo shock dei primi due (-5,3% nel 1° trimestre e -12,8% nel secondo). I dati preliminari del PIL terzo trimestre 2020 saranno diffusi dall’Istat il prossimo 30 ottobre.

Intanto prende forma la Nadef, la Nota di aggiornamento al Def, che come indicato dal ministro Gualtieri stima un Pil a -9% nel 2020 e +6% il prossimo anno. Il rapporto deficit/Pil è atteso invece al 10,8% per poi scendere al 7% nel 2021 e al 4,7% programmatico nel 2022.

Occupati in crescita, ma ancora molto sotto i livelli pre-Covid

Buone indicazioni anche dal mercato del lavoro. Ad agosto il tasso di disoccupazione passa dal 9,8% al 9,7%. Il consensus era 10,1%. Sale invece la disoccupazione tra i giovani al 32,1% (+0,3 punti). Ad agosto, stando ai dati Istat, prosegue la crescita dell’occupazione già registrata a luglio: l’occupazione su base mensile segna +0,4% pari a +83mila unità e coinvolge uomini e donne, dipendenti, autonomi e tutte le classi d’età. Nel complesso, il tasso di occupazione sale al 58,1% (+0,2 punti percentuali). In diminuzione le persone in cerca di lavoro (-0,9% pari a -23mila unità). Il calo degli inattivi (-0,5% pari a -65mila unità) coinvolge gli uomini e tutte le classi d’età ad eccezione dei 50-64enni. Il tasso di inattività scende al 35,5% (0,1 punti).

“E’ un bene che prosegua l’andamento al rialzo degli occupati, ma il recupero, purtroppo, è troppo lento. Non solo gli occupati sono ancora inferiori di 359 mila e 158 unità rispetto a febbraio 2020, essendo scesi da 23.288,554 mila a 22.929,396, ma quelli a termine sono crollati da 2.926 mila di febbraio a 2.611 di agosto, con una flessione di 315 mila unità, addirittura -341 mila rispetto a gennaio”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Bene, invece, che siano saliti i lavoratori permanenti, +47 mila unità rispetto al dato pre-Covid, da 15.099 mila di febbraio a 15.146 mila di agosto. Certo il dato è falsato dal blocco dei licenziamenti, per cui l’andamento è distorto. Resta, quindi, la preoccupazione di cosa accadrà allo scadere del vincolo legislativo che ha salvaguardato i posti di lavoro anche a fronte di aziende in difficoltà. Il rischio è che, con lo sblocco, ci sia un’ecatombe di lavoratori” conclude Dona.

Nel trimestre giugno-agosto 2020, il livello di occupazione è inferiore dello 0,2% a quello del trimestre
precedente (marzo-maggio 2020), per un totale di -56mila unità. Nel trimestre crescono, invece, le persone in cerca di occupazione (+20,6% pari a +417mila) e calano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-2,7% pari a -386mila unità).

Le ripetute flessioni congiunturali registrate tra marzo e giugno hanno determinato una rilevante contrazione dell’occupazione rispetto al mese di agosto 2019 (-1,8% pari a -425mila unità), che coinvolge uomini e donne di qualsiasi età, dipendenti (-290mila) e autonomi (-135mila); unica eccezione sono gli over50, tra i quali gli occupati crescono di 153mila unità esclusivamente per effetto della componente demografica. Il tasso di occupazione scende, in un anno, di 1 punto percentuale. Nonostante ad agosto 2020, come nei mesi precedenti, le ore pro capite effettivamente lavorate, calcolate sul complesso degli occupati, risultino inferiori a quelle del 2019, il divario continua a ridursi: il numero di ore lavorate settimanalmente nel mese di agosto, pari a 25,5, è solo di 0,6 ore inferiore a quello registrato ad agosto 2019 e si riduce a 0,4 ore per i dipendenti. Nell’arco dei dodici mesi aumentano sia le persone in cerca di lavoro (+1,2%, pari a +28mila unità), sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+2,3%, pari a +306mila).