Finanza Notizie Italia Crisi Pernigotti: conto corrente o crowfunding, le ipotesi per i lavoratori di Novi Ligure

Crisi Pernigotti: conto corrente o crowfunding, le ipotesi per i lavoratori di Novi Ligure

Dal 7 novembre scorso i cento operai dello stabilimento Pernigotti di Novi Ligure sono in sciopero ad oltranza dopo che i proprietari, la famiglia turca dei Toksov ha annunciato la chiusura del sito italiano. Per sostenere i lavoratori, le sigle sindacali hanno così pensato ad un’iniziativa del tutto nuova nel panorama italiano: un conto corrente o un crowfunding per sostenere i dipendenti. I dettagli, scrive il Corriere della Sera, saranno resi noti solo nei prossimi giorni.

La battaglia dei lavoratori

A novembre lo stipendio sarà zero e a dicembre pure. Stiamo mettendo a punto i dettagli per un fondo di solidarietà attraverso il quale chiunque potrà devolvere un contributo volontario” così spiega al quotidiano una fonte vicina. “Noi non molliamo” dice un lavoratore a Il Secolo XIX. “Non ci sentiamo soli nella nostra battaglia per il posto di lavoro e per la fabbrica. La risposta della città e delle istituzioni è stata compatta. «Gli unici che non si sono fatti vedere” aggiungono “sono i vertici dell’azienda”.

La proposta dell’imprenditore tessile

Intanto nelle ultime ore si è fatto avanti anche Riccardo Piacenza, imprenditore tessile di Fubine Monferrato, in provincia di Alessandria, conosciuto per la maglieria in cachemire. “Ho intenzione di acquistare la fabbrica Pernigotti con tutto il personale, per continuare a produrre gianduiotti e torrone” ha dichiarato alla stampa l’imprenditore. Al tavolo di crisi, però, i proprietari turchi del gruppo Toksoz, avevano fatto sapere di non essere intenzionati a vendere la ditta. “In questo momento abbiamo bisogno di concretezza e di proposte sensate. Il percorso da seguire è tracciato. Il nostro obiettivo è ottenere due anni di cassa integrazione per ristrutturazione aziendale”, afferma Tiziano Crocco, segretario provinciale della Uila-Uil. “Solo così garantiremo che la fabbrica rimanga aperta, continui a produrre e possa poi essere eventualmente ceduta a imprenditori che abbiano un progetto industriale serio. Attendiamo l’incontro tra il premier Giuseppe Conte e la proprietà turca”.