Finanza Notizie Italia Consumi: cresce la paura per aumento prezzi e disponibilità prodotti a causa del conflitto, ma è giustificata?

Consumi: cresce la paura per aumento prezzi e disponibilità prodotti a causa del conflitto, ma è giustificata?

Il conflitto Russia-Ucraina sta già impattando su diversi ambiti della vita quotidiana, in particolare condizionando alcuni comportamenti di acquisto. Non c’è infatti solo la maggiore preoccupazione di un aumento continuo dei prezzi dei prodotti di prima necessità, come pasta e biscotti, ma si sta diffondendo anche il timore di una diminuzione di disponibilità di alcuni prodotti nei supermercati. Paure giustificate o comportamenti non necessari?

Da una recente indagine di Altroconsumo, il 50-60% dei rispondenti crede e teme che ci sia già una minore disponibilità di prodotti sugli scaffali dei supermercati. L’impatto del conflitto però non è al momento arrivato fino a questo punto. Per quanto riguarda i rincari, la ricerca dimostra come la diffusa percezione di un aumento causato dalla guerra non sia corretta, perchè in realtà i prezzi hanno iniziato a salire già prima, mentre il conflitto non ha ancora avuto un reale impatto su questo frangente, che si vedrà a partire dai prossimi mesi.

 

Carenza di prodotti sugli scaffali?
Altroconsumo ha realizzato un’indagine intervistando circa 1.500 consumatori iscritti alla piattaforma ACmakers (progetto volto al coinvolgimento diretto degli utenti), che hanno raccontato cosa hanno realmente trovato negli scaffali durante la loro ultima spesa presso supermercati, ipermercati e discount. Ebbene, dall’inchiesta emerge che ci sono dei prodotti meno disponibili di prima ma non a livelli davvero allarmanti.

Fra gli articoli di prima necessità meno reperibili l’olio di semi di girasole (ma mancante solo nel 20% dei casi), l’olio di mais (15%) e la farina bianca (11%). Questi sono i prodotti di cui si teme di più la mancanza in quanto se ne parla molto in relazione al conflitto. Ma in realtà, secondo Altroconsumi per quanto riguarda il mais e l’olio di girasole non c’è nessun allarme di scorte, e per quanto riguarda la farina bianca, le importazioni italiane da Russia e Ucraina sono davvero ridotte e poco impattanti.

Il 18% degli intervistati, inoltre, non ha trovato disponibilità di alcune varietà di pesce fresco, come branzini e orate. Questo fenomeno, probabilmente, è dovuto al fermo dei pescherecci delle scorse settimane a causa dal caro benzina.

Non emergono invece mancanze a scaffale per altri prodotti che avrebbero potuto essere oggetto di accaparramento perché a lunga conservazione e quindi tipicamente acquistati da chi vuole fare scorte in vista di rincari o carenze.

Prezzi in aumento, ma prima del conflitto
La situazione che si sta delineando sugli scaffali è figlia di molteplici componenti. La ripresa economica del Paese nell’ultima fase della pandemia si è scontrata con una serie di difficoltà nel reperimento di alcune materie prime a causa di eventi climatici particolari e di raccolti non soddisfacenti da parte di alcuni paesi importatori storici (ad esempio gli scarsi raccolti di frumento tenero del Canada nel 2021). A questo si è aggiunto il conflitto russo-ucraino che, ha portato con sé una forte impennata dei costi energetici e di forniture di gas che ha colpito non solo il settore del trasporto ma anche la produzione diretta di beni, soprattutto
nelle aziende più energivore, come ad esempio proprio quella dei prodotti da forno e dei pastifici.

L’indagine ha così analizzato i prezzi di 7 prodotti molto consumati dagli italiani: pasta di semola, farina 00, olio di oliva, zucchero, caffè, latte a lunga conservazione e passata di pomodoro. Sono stati registrati i dati di crescita dei prezzi fino al mese di febbraio (quindi a conflitto già iniziato) per capire se davvero la crisi in Ucraina ha portato a un’impennata di cui tutti hanno timore.

In realtà il dato più significativo che emerge è che gli aumenti di prodotti come pasta, farina, olio extravergine d’oliva e zucchero sono in crescita costante già dallo scorso anno, rispettivamente del 14%, 11%, 9% e 7%. Gli aumenti dell’ultimo mese rilevato (febbraio), infatti, non indicano uno scatto in alto anomalo rispetto agli
ultimi mesi.

Anzi, aecondo la rilevazione, per molti prodotti durante questo mese il prezzo a scaffale sarebbe persino diminuito: ad esempio quello della farina 00 (passata 0,74€ al chilo di gennaio allo 0,72€ al chilo di febbraio), ma anche dell’olio extravergine di oliva (passato da 4,39€ al litro ai 4,29€ al litro di febbraio)