Finanza Notizie Italia Confindustria, Bonomi invoca Grande Patto per l’Italia. ‘Rischiamo di entrare in crisi drammatica e di non uscirne più’

Confindustria, Bonomi invoca Grande Patto per l’Italia. ‘Rischiamo di entrare in crisi drammatica e di non uscirne più’

“Stiamo vivendo giorni decisivi, o tra governo e parti sociali ci confrontiamo, ci ascoltiamo e lavoriamo tutti uniti a un Grande Patto per l’Italia, oppure entriamo in una crisi drammatica, dalla quale rischiamo di non uscire più”. Non cerca certo di indorare la pillola il numero uno di Confindustria Carlo Bonomi che, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, denuncia l’immobilismo in cui è piombata l’Italia, non risparmiando qualche frecciatina al governo M5S-PD:

“Eccoci qua – esordisce – come promesso Confindustria è aperta dalla scorsa settimana. Non è come la politica che se n’è andata in ferie…”. Questo, mentre “stiamo vivendo giorni decisivi”. Il numero uno di Confindustria, lo ammette lui stesso, si aspettava “un agosto completamente diverso”. Invece, “tutto fermo”.

Fermo “il piano per le riforme Ue”. Fermi i “progetti sanitari per attivare il prestito del Mes“. Fermi “400 decreti attuativi”.

In compenso sulla scuola “non si capisce nulla, non sappiamo se ripartirà e abbiamo sprecato tre settimane a discutere di banchi a rotelle”. Da un lato c’è un governo che “non è in grado di ristabilire la fiducia”. Dall’altro un sindacato che “minaccia lo sciopero generale non capisce in che mondo viviamo”.

E invece da settembre “rischiamo davvero una strage occupazionale: possono saltare un milione di posti di lavoro”. Politica peggio del Covid? “Lo ridirei anche oggi”, chiarisce Bonomi.

Riguardo alle ennesime aspettative disattese (sul fatto che si aspettava un agosto completamente diverso), il numero uno degli industriali italiani si spiega:

“Le faccio solo qualche esempio. Primo, il governo ha varato le misure anti-crisi ma mancano oltre 400 decreti attuativi: tutto fermo. Secondo, ci avevano detto che ad agosto avrebbero lavorato alla stesura del piano di riforme da presentare alla Ue per ottenere i contributi del Recovery Fund: tutto fermo. Terzo, si profila di nuovo un’emergenza sanitaria e anche su quel fronte ci avevano detto che avrebbero presentato progetti per attivare i prestiti del Mes: tutto fermo. Quarto: il 14 settembre dovrebbero ricominciare le scuole, ma ancora non si è capito se e come riapriranno: tutto fermo. Da settimane siamo inchiodati a discutere sui banchi a rotelle, non riusciamo neanche a sapere quali sono le 11 imprese che li starebbero fabbricando, siamo al paradosso che c’è una sorta di segreto di stato su una gara pubblica. Vuole che continui?”.

Ma quali sarebbero, secondo Confindustria, i passi da fare? Cosa chiedono gli industriali al governo? Bonomi ha la risposta pronta:

“L’Italia sta attraversando uno dei momenti più difficili dal dopoguerra. Noi chiediamo alla politica, a tutta la politica, di mettersi in fase con la drammaticità del momento, di ricollegarsi ai bisogni del Paese. Chiediamo di smetterla con il cinema degli ultimi mesi. Avremmo dovuto usare l’estate per fare i compiti a casa, cogliendo la grande occasione del Recovery Fund, e non l’abbiamo fatto. Il piano Colao è un lontano ricordo, gli Stati generali pure. Quindi ora che facciamo? Rimettiamo su un’altra task force? Ripartiamo con un altro giro di audizioni?”.

E il dramma è più che certificato nelle stime che Bonomi ha già elaborato riguardo al mercato del lavoro dell’Italia: “Un milione di posti di lavoro bruciati resta un numero purtroppo molto credibile. E ora vedo che anche Banca d’Italia e Istat si stanno avvicinando alla nostra previsione. Il governo non ha una visione sul ‘dopo’, la riorganizzazione delle filiere del valore non c’è stata, il mercato è pietrificato. Il rischio di un’emorragia è serio”.