Finanza Notizie Italia Con il Covid crollo dei consumi pari a 1.831 euro a testa ma salgono i risparmi, luce in fondo al tunnel

Con il Covid crollo dei consumi pari a 1.831 euro a testa ma salgono i risparmi, luce in fondo al tunnel

L’incertezza  e la perdita di reddito fanno crollare i consumi degli italiani, a 1.831 euro pro capite nel 2020 e al tempo stesso fanno salire i risparmi a +82 miliardi. Queste alcune delle evidenze emerse dall’ultimo rapporto Confcommercio-Censis sull’impatto della pandemia su fiducia, prospettive e consumi e delle famiglie italiane. “Dati drammatici, che attestano la grave crisi che stiamo attraversando. Il risparmio precauzionale aggiuntivo di 82 miliardi rappresenta, però, una possibile luce alla fine del tunnel” come ha commentato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Rapporto Censis-Confcommercio: italiani più ottimisti

Dal rapporto emerge che i lavoratori indipendenti sono i più colpiti dagli effetti economici della pandemia e la concentrazione delle perdite su questa categoria rallenta la ripresa. In generale però emerge una fiducia in risalita. Guardando ai consumi in senso stretto, dall’inizio dell’emergenza Covid-19, dispositivi hardware (22,8%), abbonamenti a Pay Tv e piattaforme televisive in streaming (18,8%), installazione di connessioni

Internet più veloci (18,7%) sono gli acquisti maggiormente “stimolati” e quasi il 18% delle famiglie ha modificato le abitudini alimentari cercando prodotti di maggiore qualità.

Per il 2021, gli italiani preferiscono spendere per aumentare il comfort domestico: al primo posto l’acquisto di prodotti tecnologici (32,9%), seguono elettrodomestici e mobili per la casa (31%) e la ristrutturazione dell’abitazione (28,2%). Il rapporto ha poi posto la domanda sulle priorità collettive nell’attuale momento che possiamo definire di transizione dalla malattia alla convalescenza: il 44,9% punta sulla salute come priorità, mentre il resto – complessivamente poco più del 50% – si divide tra il tema fondamentale del ritorno al lavoro (36,4%) e quello del recupero di fiducia nel futuro (18,7%), un aspetto di fondamentale importanza per definire l’intensità della ripresa.