Finanza Notizie Italia Banche fanno il pieno di utili, ma non finisce l’emergenza taglio dipendenti

Banche fanno il pieno di utili, ma non finisce l’emergenza taglio dipendenti

Utili in forte crescita (+38,5%) per le grandi banche italiane rispetto a un anno fa. Ammontano a quasi nove miliardi gli utili netti cumulati delle prime cinque banche italiane (Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco Bpm, Mps e Ubi) nei primi nove mesi dell’anno. Un dato che non deriva solo da profitti straordinari. Incide fortemente la riduzione delle svalutazioni dei crediti (-10,1%), ma emerge anche un forte incremento della produttività del lavoro.

Ricavi per cliente stabili nonostante tassi ai minimi
First Cisl snocciola i numeri delle big bancarie rimarcando come il risultato netto di gestione per dipendente, cioè l’utile operativo al netto delle svalutazioni dei crediti, sale del 6,8%. Nonostante il basso livello dei tassi di interesse e la competizione sui servizi, i ricavi core per dipendente (margine di interesse e commissioni nette) sono rimasti sostanzialmente stabili. In questo quadro si evidenzia un forte aumento del prodotto bancario pro capite, che aumenta del 5,2% nei primi nove mesi del 2019. “Le banche – conclude Colombani – non possono pensare solo a remunerare gli azionisti, devono pagare anche la produttività del lavoro ai bancari”.

L’ufficio studi di First Cisl sui bilanci delle prime cinque banche italiane rimarca come nei primi 9 mesi dell’anno le rettifiche su crediti sono scese da 5,1 a 4,6 miliardi, con l’incidenza dei crediti deteriorati netti (NPL ratio) adesso inferiore al 4%. Si riduce il peso del flusso dei nuovi crediti deteriorati, che, come documentato da Banca d’Italia, è sceso all’1,5%, un valore assai inferiore a quello misurato negli anni pre-crisi. Le prospettive sono dunque in miglioramento dal momento che è ragionevole attendersi che anche i costi per le svalutazioni dei crediti possano abbattersi fino ai livelli degli anni pre-crisi, con recupero di costi per diversi miliardi a livello di sistema. Il rapporto tra costi e ricavi operativi è sceso al 54,7% rispetto al 55,2% dei primi nove mesi del 2018.

Nell’ultimo anno altre 1.000 filiali in meno
Numeri in forte crescita accopagnati da una ulteriore vistosa contrazione di filiali e personale. 

“Le banche festeggiano, ma festeggiano solo loro – commenta il segretario generale Riccardo Colombani – Il calo degli occupati e degli sportelli è drammatico: mille filiali in meno rispetto al settembre del 2018 (- 6,6%), dipendenti ridotti del 3,6%. Una vera e propria emorragia”. I dati delle ultime trimestrali “dimostrano inequivocabilmente – aggiunge il leader dei bancari della Cisl – che l’emergenza è finita ma anche che il limone ormai è spremuto. È ora di dire con chiarezza ai banchieri che l’epoca dei tagli è finita”. Non è infatti continuando a tagliare, sottolinea Colombani, che “si può sperare di veder crescere i ricavi. La strada giusta è quella di rilanciare occupazione e salari, come chiediamo nella piattaforma di rinnovo del contratto nazionale. I 135 euro di aumento offerti dall’Abi non sono assolutamente sufficienti”.

“Vogliamo iniziare a confrontarci con le banche su strategie di investimento e di sviluppo, non solo sulle ricadute del taglio dei costi e del ridimensionamento – sostiene Colombani – La fine dell’emergenza dei crediti deteriorati deve portare ad investimenti in grado di generare nuovi ricavi, con una rinnovata attenzione alla sostenibilità e alla funzione sociale dell’attività bancaria”.