Notiziario Notizie Italia Allarme crescita: ripresa rallenterà nel 2018, Italia torna fanalino coda UE

Allarme crescita: ripresa rallenterà nel 2018, Italia torna fanalino coda UE

Messo da poco alle spalle un 2017 decisamente sorprendente in positivo per l’economia Italiana, quest’anno sarà il vero banco di prova per capire se tale ritmo di crescita sia sostenibile. Le ultime previsioni sono abbastanza uniformate per un nuovo anno prospero per l’economia tricolore dopo un 2017 chiuso con un Pil in accelerazione dell’1,5% circa (dati Istat sul 2017 in arrivo il prossimo 14 febbraio). Anche gli indicatori Pmi arrivati nelle scorse settimane segnalano un buon viatico per l’attività economica nei primi mesi del 2018. Secondo l’Ufficio studi della CGIA bisogna però fare attenzione con gli ultimi dati di previsione elaborati dalla Commissione europea per il 2018 che vedono il Pil reale è destinato ad aumentare solo dell’1,3 per cento.

Tra tutti i 27 paesi Ue monitorati, nessuno conseguirà una crescita più contenuta della nostra. La Grecia, che negli ultimi anni è  stata il fanalino di coda europeo, quest’anno aumenterà la propria ricchezza del 2,5 per cento, mentre la Francia segnerà il +1,7 per cento, la Germania il +2,1 per cento e la Spagna il +2,5 per cento. E anche i consumi delle nostre famiglie (+1,1 per cento) e quelli della Pubblica amministrazione (+ 0,3 per cento) registreranno le variazioni di aumento tra le più striminzite in tutta l’Ue. Un risultato molto preoccupante, visto che la somma dei valori economici di queste due componenti costituisce l’80 per cento circa del nostro reddito nazionale totale.

Ritorno ai livelli pre-crisi solo nel 2022-2023
La CGIA sottolinea che il livello di crescita raggiunto nel 2017 è lo stesso di quello che registravamo nel 2003 e per recuperare la situazione ante crisi (2007) le previsioni di crescita elaborate da Prometeia ci dicono che dovremo attendere il 2022-23. Se per le esportazioni abbiamo recuperato il livello pre crisi già nel 2014, per “colmare” i consumi delle famiglie e gli investimenti (pubblici e privati) persi in questi 10 anni di crisi dovremo invece attendere rispettivamente il 2019-20 e il 2030.

Pressione fiscale in discesa
In materia di tasse, invece, sono previste delle novità positive. “Al netto di eventuali manovre correttive e degli effetti economici del cosiddetto Bonus Renzi – sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo – stimiamo che la pressione fiscale generale sia destinata a scendere al 42,1 per cento: 0,5 punti in meno rispetto al dato 2017. Prosegue, quindi, la discesa iniziata nel 2014. Il risultato del 2018, comunque, sarà ottenuto grazie al trend positivo del Pil nominale che aumenterà di oltre 3 punti percentuali e non a seguito di una contrazione del gettito fiscale che, invece, salirà del 2 per cento. Se il Governo Gentiloni non avesse fatto slittare sia l’introduzione dell’imposta sui redditi sulle società di persone e imprese individuali sia la cancellazione degli studi di settore, il carico fiscale generale avrebbe subito una contrazione decisamente superiore, soprattutto a vantaggio delle piccole e micro imprese”.

“A differenza di quanto è successo in questi ultimi anni – segnala il Segretario della CGIA Renato Mason – speriamo che il nuovo esecutivo che uscirà dalle urne torni ad occuparsi dei temi strategici per il futuro di un paese: come, ad esempio, creare lavoro di qualità, quali politiche industriali e formative sviluppare, come affrontare le sfide che l’economia internazionale ci sottopone. Abbiamo bisogno di affrontare queste tematiche, altrimenti rischiamo di veder aumentare lo scollamento già molto preoccupante tra il mondo della politica e il paese reale”.