Russia, l’UE rinnova le sanzioni nonostante il no di Ungheria e Slovacchia

L'UE rinnova le sanzioni contro la Russia per altri sei mesi nonostante il no di Ungheria e Slovacchia. Ecco cosa prevedono le misure, chi è colpito e perché Budapest e Bratislava si oppongono.

Pubblicato 13 Settembre 2025 Aggiornato 18 Ottobre 2026 08:28

Le sanzioni dell’UE contro la Russia si protrarranno per ulteriori sei mesi, confermando la linea dura nei confronti di Mosca e della sua invasione dell’Ucraina. Il rinnovo è arrivato nonostante il no esplicito di Ungheria e Slovacchia, che si sono opposte sia alla proroga annuale sia ad alcune misure più stringenti. In un clima di trattative serrate, spicca la voce dell’Alta rappresentante Kaja Kallas, che sottolinea la determinazione europea nel bloccare ogni tentativo di aggirare le restrizioni economiche.

Nonostante le pressioni di Budapest e Bratislava, la lista di 2.500 personalità colpite dalle misure restrittive — tra cui Vladimir Putin e Sergey Lavrov — rimane invariata. Parallelamente, l’UE continua a monitorare con attenzione i beni congelati di origine russa, un imponente patrimonio di oltre 210 miliardi di euro che si cerca di preservare dall’influenza di Mosca.

Intanto, gli alleati oltreoceano si muovono con strategie diverse: mentre Washington valuta l’ipotesi di dazi punitivi, Bruxelles concentra i suoi sforzi contro la cosiddetta flotta ombra che agevola l’export petrolifero e rafforza la circolazione di capitali a sostegno delle mire espansionistiche del Cremlino.

Perché l’UE ha rinnovato le sanzioni alla Russia nonostante il veto di Ungheria e Slovacchia

La domanda è diretta: come può l’Unione Europea rinnovare le sanzioni se due Stati membri si oppongono? La risposta sta nelle regole di voto del Consiglio dell’UE: per le misure restrittive è sufficiente la maggioranza qualificata, non l’unanimità. Ungheria e Slovacchia hanno quindi potuto esprimere il loro dissenso, ma non bloccare la decisione finale.

Il premier ungherese Viktor Orbán e il governo di Robert Fico a Bratislava mantengono da tempo rapporti più ambigui con Mosca rispetto agli altri partner europei. Entrambi i governi avevano chiesto di riaprire il dialogo con la Russia e di allentare le restrizioni, sostenendo che le sanzioni danneggino le loro economie più di quanto colpiscano il Cremlino. La posizione è rimasta isolata: la grande maggioranza degli Stati membri ha votato a favore del rinnovo.

UE e Russia: estensione delle restrizioni e negoziati interni

L’idea iniziale di concedere un rinnovo annuale alle misure deterrenti verso la Russia non ha retto davanti alle obiezioni di Budapest e Bratislava, che hanno spinto per mantenere la scadenza semestrale. Il compromesso raggiunto prevede quindi una proroga di sei mesi, con revisione periodica.

La presidenza danese, nel tentativo di evitare accese discussioni a scadenza ravvicinata, auspicava un accordo di più ampio respiro: eppure, la volontà di alcuni Stati membri di preservare rapporti commerciali con Mosca ha prevalso sul punto della durata.

La compattezza europea resta una sfida, sebbene i governi più inflessibili sottolineino costantemente la necessità di un fronte unito. Questa decisione, oltre a rinnovare l’elenco di individui ed entità coinvolte, consolida l’approccio della Commissione nel predisporre nuove tipologie di restrizioni, volte a sigillare ogni possibile via di fuga dalle misure già attive.

Cosa prevedono le sanzioni rinnovate

Il pacchetto confermato include:

  • Congelamento dei beni di oltre 2.500 persone fisiche e giuridiche legate al Cremlino
  • Divieto di viaggio nell’area Schengen per i soggetti in lista
  • Restrizioni commerciali su beni a duplice uso, tecnologia avanzata e componenti militari
  • Misure contro la flotta ombra russa, che aggira le sanzioni sul petrolio
  • Blocco dei beni sovrani russi depositati in Europa, per un valore superiore a 210 miliardi di euro

Petrolio e sicurezza energetica

Non meno rilevante è la strategia dell’UE di ridurre progressivamente la dipendenza dai combustibili provenienti dalla Russia, con l’obiettivo di azzerare l’import di gas e petrolio di provenienza russa entro il 2027.

Tale scelta risponde tanto a motivi politici quanto a esigenze di sicurezza: le recenti tensioni hanno rafforzato la convinzione che la diversificazione energetica rappresenti un tassello fondamentale per l’autonomia dell’Europa. In parallelo, cresce l’attenzione intorno alla stabilità di altri fornitori e al futuro dei settori industriali legati agli idrocarburi.

La transizione verde, a cui si aspira con sempre maggiore determinazione, passa anche attraverso mirati investimenti in infrastrutture capaci di limitare l’impatto delle nuove misure su cittadini e imprese.

Reazioni internazionali

Oltre Atlantico, la Casa Bianca lavora di concerto con Bruxelles, ma il diverso approccio di alcuni leader statunitensi suscita perplessità. Donald Trump ha minimizzato di recente un episodio di droni russi avvistati sul confine polacco, mentre il premier polacco Donald Tusk ha ricordato l’importanza di una reazione coordinata e decisa.

Sul fronte diplomatico, i Paesi occidentali enfatizzano la necessità di impedire che Mosca possa sviluppare nuove politiche di sfruttamento energetico o espansione militare senza incontrare un’adeguata opposizione.

Per il momento, l’UE conta di mantenere viva la pressione con ogni mezzo possibile, confermando che l’ultimo pacchetto di restrizioni verso la Russia non è solo un atto formale, ma un segnale concreto a sostegno dell’Ucraina e della stabilità continentale.

FAQ: sanzioni UE alla Russia, le domande più frequenti

Le sanzioni UE alla Russia possono essere bloccate da un singolo Paese?

No. Per il rinnovo delle sanzioni è sufficiente la maggioranza qualificata in seno al Consiglio dell’UE. Il veto di Ungheria e Slovacchia non è stato sufficiente a fermare la proroga.

Per quanto tempo sono state rinnovate le sanzioni?

Le misure restrittive sono state prorogate per ulteriori sei mesi. La proposta di un rinnovo annuale è stata respinta proprio per le resistenze di Budapest e Bratislava.

Quante persone sono colpite dalle sanzioni UE contro la Russia?

Oltre 2.500 tra persone fisiche e giuridiche, tra cui il presidente russo Vladimir Putin e il ministro degli Esteri Sergey Lavrov.

Cosa succede ai beni russi congelati in Europa?

I beni sovrani russi — per un valore stimato superiore a 210 miliardi di euro — restano congelati. Gli interessi generati da questi asset vengono in parte destinati al sostegno dell’Ucraina, nel rispetto del diritto internazionale.

Perché Ungheria e Slovacchia si oppongono alle sanzioni?

I governi di Orbán e Fico sostengono che le sanzioni danneggino le loro economie e chiedono un ritorno al dialogo con Mosca. Entrambi i Paesi dipendono ancora in misura significativa dall’energia russa e mantengono posizioni più critiche verso il sostegno militare all’Ucraina.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.