Apple chiede all’UE di cancellare la legge sulla concorrenza digitale

Apple chiede all'UE di cancellare la legge sulla concorrenza digitale, il Digital Markets Act. Ecco perché, cosa rischia l'azienda e quali scenari si aprono per il mercato europeo.

Pubblicato 25 Settembre 2025 Aggiornato 18 Ottobre 2026 08:07

Apple chiede all’UE di cancellare la legge sulla concorrenza digitale: è questa la mossa più audace che la società di Cupertino abbia mai compiuto nei confronti delle autorità europee. La richiesta, rivolta direttamente alla Commissione europea, punta a smantellare — o quanto meno a ridimensionare radicalmente — il Digital Markets Act (DMA), la normativa che dal 2026 continua a imporre obblighi stringenti ai cosiddetti gatekeeper del mercato digitale.

Nel panorama odierno, la tensione tra Apple e UE risulta più accesa che mai. Da un lato, l’azienda californiana difende con determinazione il suo ecosistema, affermando che la trasparenza e la sicurezza interna siano elementi imprescindibili per garantire un livello di eccellenza tecnologica. Dall’altro, le autorità comunitarie continuano a insistere sulla necessità di prevenire possibili abusi di posizione dominante, ritenendo fondamentale creare un ambiente in cui tutti gli operatori, grandi o piccoli, possano competere su basi eque.

Nel mezzo, analisti e osservatori di settore mirano a decifrare gli sviluppi futuri, soppesando i vantaggi di un quadro regolatorio stringente contro le esigenze di un mercato in rapida trasformazione.

Perché Apple chiede di cancellare il Digital Markets Act

La richiesta di Apple all’UE di cancellare — o profondamente rivedere — la legge sulla concorrenza digitale non è arrivata senza preavviso. Da mesi i vertici dell’azienda sostengono che il DMA, così com’è strutturato, produca effetti opposti a quelli dichiarati: invece di stimolare la concorrenza, rischierebbe di frenare l’innovazione e di esporre gli utenti a rischi per la sicurezza.

I principali argomenti portati da Apple contro il DMA sono:

  • Sicurezza dell’ecosistema: l’obbligo di aprire l’App Store a store di terze parti, secondo Apple, abbassa le difese contro malware e applicazioni fraudolente.
  • Frammentazione dell’esperienza utente: le norme sull’interoperabilità costringerebbero a modifiche strutturali che degraderebbero la qualità dei prodotti.
  • Oneri sproporzionati: i costi di conformità sarebbero talmente elevati da penalizzare anche le imprese europee che operano nell’ecosistema Apple.
  • Effetti distorsivi: le regole, pensate per i grandi player, finirebbero per avvantaggiare concorrenti extra-UE meno soggetti a controlli equivalenti.

Apple non è sola in questa battaglia: anche altre big tech hanno sollevato obiezioni al DMA, ma nessuna si è spinta fino a chiederne esplicitamente l’abrogazione.

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Cos’è il Digital Markets Act e perché l’UE lo difende

Il Digital Markets Act è il regolamento europeo entrato in vigore per disciplinare il comportamento dei gatekeeper — le piattaforme digitali con posizione dominante — nei mercati digitali. Apple è stata designata gatekeeper per l’App Store, iOS e Safari.

Gli obblighi principali imposti dal DMA includono:

  1. Consentire l’installazione di app store alternativi sui dispositivi iOS.
  2. Permettere agli sviluppatori di usare sistemi di pagamento diversi da quello di Apple.
  3. Garantire l’interoperabilità con servizi e applicazioni di terze parti.
  4. Vietare pratiche di auto-preferenza che favoriscano i propri servizi rispetto a quelli dei concorrenti.

La Commissione europea respinge le critiche di Apple, sostenendo che il DMA sia uno strumento indispensabile per evitare che pochi giganti tecnologici controllino l’accesso al mercato digitale per milioni di consumatori e imprese europee. Bruxelles ha già avviato procedimenti formali nei confronti di Apple per presunte violazioni del regolamento, con sanzioni potenzialmente miliardarie.

Apple e UE: lo scontro sul quadro normativo

Da qualche mese, la Commissione dell’UE ha intensificato i controlli sulle big tech, imponendo sanzioni ad Apple dai valori significativi e richiedendo un maggiore rispetto delle regole di concorrenza. A innescare molte di queste azioni è stato proprio il Digital Markets Act, la normativa di punta pensata per arginare i comportamenti anticoncorrenziali e promuovere una competizione leale.

Secondo i portavoce di Bruxelles, l’equilibrio tra tutela del consumatore e stimolo all’innovazione risulta delicatissimo, e ogni infrazione può comportare conseguenze importanti. Questo clima di vigilanza costante sta ridefinendo le dinamiche tra giganti tecnologici e organi regolatori, aprendo scenari inediti per il contesto europeo.

Critiche e contraddizioni: il modello Apple sotto esame

Nonostante le pressioni crescenti dell’UE, l’azienda Apple di Cupertino continua a difendere il proprio modello operativo: dalle commissioni sulle transazioni fino alla gestione dell’App Store, tutto viene presentato come un meccanismo funzionale alla qualità del servizio.

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Tuttavia, molti esperti ritengono che sia proprio in questi mercati digitali che si manifestino le forme più subdole di privilegio. Le recenti contestazioni sui blocchi geografici — ovvero l’impossibilità per alcuni utenti di accedere a determinati contenuti a seconda della loro area di residenza — rappresentano uno dei nodi più controversi. In un ambiente globale e interconnesso, ogni limitazione di questo tipo appare in contrasto con i principi di libera circolazione e accesso universale.

Lo scontro istituzionale, alimentato dalle strategie di tutela delle grandi piattaforme e dalla volontà dell’UE di fissare regole rigide, non sembra destinato ad attenuarsi in tempi brevi nemmeno davanti ad Apple.

Molti credono che un eventuale compromesso debba basarsi su un approccio equilibrato, capace di garantire investimenti costanti e opportunità di crescita all’interno del mercato europeo, senza sacrificare gli obiettivi di concorrenza e pluralismo.

Intanto, le aziende rimangono in stato di allerta, studiando nuove formule di adattamento e attendendo segnali chiari dai legislatori. L’Europa intende proseguire sulla strada del controllo rigoroso, nella convinzione che solo una linea ferma possa davvero plasmare un futuro più equo nel panorama digitale.

Cosa succede ora: scenari possibili

La richiesta di Apple all’UE di cancellare la legge sulla concorrenza digitale apre tre scenari principali:

  • Scenario 1 — Status quo: la Commissione respinge la richiesta e prosegue con i procedimenti in corso. Apple è costretta a conformarsi o a pagare sanzioni crescenti.
  • Scenario 2 — Revisione parziale: sotto pressione politica e industriale, l’UE apre a una revisione tecnica del DMA, modificando alcuni obblighi specifici senza stravolgere l’impianto normativo.
  • Scenario 3 — Accordo negoziato: Apple e Commissione trovano un’intesa su misure di conformità alternative, evitando un lungo contenzioso legale.

Gli analisti considerano il secondo scenario il più probabile nel medio termine, soprattutto alla luce delle pressioni geopolitiche e della competizione globale con le piattaforme statunitensi e asiatiche.

FAQ: Apple, UE e la legge sulla concorrenza digitale

Apple ha davvero chiesto all’UE di cancellare il Digital Markets Act?
Sì. Apple ha formalmente espresso la richiesta di abrogare o radicalmente rivedere il DMA, sostenendo che la normativa danneggi la sicurezza degli utenti e l’innovazione tecnologica.
Cosa rischia Apple se non rispetta il DMA?
Le sanzioni previste dal Digital Markets Act possono arrivare fino al 10% del fatturato mondiale annuo dell’azienda, e fino al 20% in caso di violazioni reiterate.
Il DMA si applica solo ad Apple?
No. Il regolamento si applica a tutti i gatekeeper designati dalla Commissione europea, tra cui Alphabet (Google), Meta, Amazon, Microsoft e ByteDance (TikTok).
Quando è entrato in vigore il Digital Markets Act?
Il DMA è diventato pienamente applicabile nel 2024 e continua a essere in vigore e in fase di enforcement nel 2026.
L’UE potrebbe davvero cancellare o modificare il DMA?
Una revisione completa è improbabile nel breve periodo, ma la Commissione potrebbe aprire a modifiche tecniche specifiche nell’ambito della revisione ordinaria della normativa.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.