Mes rimandato a settembre? L’idea di Meloni & Co.

Il governo Meloni pensa di rimandare il Mes a settembre: ecco perché la maggioranza sceglie il rinvio, quali tensioni dividono FdI e Lega e cosa succederà in autunno.

Pubblicato 26 Giugno 2023 Aggiornato 18 Ottobre 2026 12:24

Il governo Meloni cerca una via d’uscita da quella che è diventata una vera e propria impasse politica sul Meccanismo Europeo di Stabilità. L’ipotesi che circola con insistenza nei corridoi di Montecitorio è chiara: rimandare il Mes a settembre, rinviando ogni decisione dopo la pausa estiva.

Si tratta di una strategia non ufficiale, che non può essere dichiarata apertamente, ma sembra proprio che la maggioranza sia intenzionata ad adottare questa linea come soluzione temporanea per guadagnare tempo e allentare le tensioni interne alla coalizione.

Il programma di lavoro, almeno sulla carta, è quello di rimandare tutto a settembre.

Un atteggiamento che è emerso a partire dalla conferenza dei capigruppo, quando il centrodestra ha cercato di far slittare al prossimo mese l’approdo in Aula, che era previsto per il 30 giugno: la vigilia di quell’appuntamento coincideva con la trasferta di Giorgia Meloni a Bruxelles, e affrontare il dossier in quella finestra avrebbe messo a rischio il lavoro della premier sul fronte europeo.

Perché il Mes viene rimandato a settembre?

Ma perché si corre il rischio concreto che il Mes possa essere rimandato a settembre? Le ragioni sono essenzialmente tre:

  • Il calendario parlamentare è ingolfato: il mese di luglio è saturo di decreti urgenti e c’è ben poco spazio per una discussione approfondita su un tema così divisivo.
  • Agosto è off-limits per le materie non urgenti: per prassi consolidata, il Parlamento non affronta dossier complessi durante la pausa estiva.
  • Le tensioni politiche interne richiedono tempo per decantare: rimandare a settembre potrebbe consentire alla maggioranza di trovare una posizione più coesa, evitando uno scontro aperto in un momento di fragilità.

Tra l’altro, questo rinvio potrebbe anche rappresentare il modo per superare lo scoglio dei problemi innescati dal caso Santanché: una volta passata l’estate, potrebbero rientrare anche le tensioni sulla tenuta del Governo.

Daniela Santanché, per il momento, non ha modificato la propria agenda, tirando dritto nonostante le polemiche scaturite dalle inchieste giornalistiche relative alle sue società. La Lega ha professato indifferenza sulla vicenda, anche se il capogruppo Riccardo Molinari ha fatto riferimento a un intervento della stessa Santanché in Parlamento per fare chiarezza. Le opposizioni continuano il pressing, e una possibile evoluzione dell’indagine potrebbe cambiare lo scenario in modo imprevedibile.

Le tensioni nella maggioranza sul Mes

Il Mes ha creato pesanti tensioni all’interno della Maggioranza, aprendo uno scontro sotterraneo tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni. La frattura è emersa con chiarezza quando il Consiglio dei Ministri si è limitato a esaminare alcune leggi regionali senza la presenza della premier: un segnale inequivocabile che l’aria era tutt’altro che distesa.

Ad alimentare la tensione è stata anche la lettera del capo di gabinetto del Mef, Stefano Varone, che ruotava proprio intorno alla ratifica del Mes, riportando il tema al centro del dibattito interno alla coalizione.

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La posizione di FdI

Nel Governo si è convinti che prima o poi la ratifica ci sarà. Il problema è che, dopo tutta l’opposizione manifestata fino ad oggi, il percorso verso un’inversione ad U deve essere gestito con cura e adeguatamente motivato all’opinione pubblica e alla base elettorale. Il partito guidato da Giorgia Meloni si confronta con la cruda realpolitik e cerca di inquadrare la ratifica in un contesto diverso, che la renda politicamente digeribile.

La posizione della Lega

La Lega, al contrario, è pronta alle barricate. La linea di Salvini è netta e non lascia spazio a interpretazioni:

Non ritengo che ci sia bisogno di mettersi in mano a Fondi stranieri e a soggetti stranieri, anche perché 600.000 italiani nei giorni scorsi hanno sottoscritto i buoni del Tesoro per più di 18 miliardi di euro.

Lega e FdI si muovono, dunque, in maniera non allineata: entrambi i partiti stanno cercando di gestire la questione, ma con approcci e obiettivi differenti, rendendo ancora più complessa la ricerca di una sintesi di coalizione.

Cosa succederà a settembre sul Mes?

Il rinvio a settembre non risolve il problema di fondo: la ratifica del Mes rimane un nodo irrisolto che il governo dovrà affrontare prima o poi. Dopo la pausa estiva, la maggioranza si troverà davanti a un bivio:

  1. Procedere con la ratifica, trovando una narrazione politica che consenta a tutti i partiti della coalizione di giustificare il cambio di rotta davanti ai propri elettori.
  2. Continuare a rinviare, con il rischio di aumentare le pressioni europee e di isolare ulteriormente l’Italia nel contesto delle istituzioni comunitarie.

Il tempo guadagnato con il rinvio estivo sarà determinante: settembre si preannuncia come il mese in cui la partita sul Mes entrerà nella sua fase decisiva.

FAQ sul Mes e il rinvio a settembre

Cos’è il Mes?

Il Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità) è il fondo salva-Stati europeo, uno strumento finanziario che può erogare prestiti agli Stati membri in difficoltà economica a condizioni agevolate. La riforma del Mes, firmata nel 2021, prevede tra l’altro un backstop per il Fondo di risoluzione unico delle banche europee.

Perché l’Italia non ha ancora ratificato il Mes?

L’Italia è l’unico Paese dell’Eurozona a non aver ancora ratificato la riforma del Mes. Le resistenze sono politiche: sia FdI che la Lega hanno storicamente osteggiato lo strumento, considerandolo una cessione di sovranità e un meccanismo che potrebbe imporre condizioni penalizzanti in caso di utilizzo.

Cosa cambia con il rinvio a settembre?

Sul piano tecnico, nulla cambia immediatamente. Sul piano politico, il rinvio serve alla maggioranza per guadagnare tempo, allentare le tensioni interne e trovare una posizione condivisa prima di portare il tema in Aula. Il rischio è che il rinvio si trasformi in un ulteriore elemento di frizione con i partner europei.

Quali sono le conseguenze del mancato voto sul Mes?

Il mancato voto mantiene l’Italia in una posizione di isolamento in Europa, rallenta l’entrata in vigore della riforma e alimenta le critiche dei partner comunitari. Sul piano interno, prolunga l’incertezza politica e tiene aperta una frattura nella maggioranza di governo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.