Criptovalute popolari tra gli investitori che ricevono consulenza finanziaria
Le criptovalute sono sempre più popolari tra gli investitori che ricevono consulenza finanziaria in Italia: il 94% dei consulenti ne ha già parlato con i clienti. Scopri dati, barriere e tendenze.
Le criptovalute sono sempre più popolari tra gli investitori che ricevono consulenza finanziaria in Italia. Gli italiani le considerano asset non correlati utili per diversificare il portafoglio, e la domanda cresce anche tra chi si affida a un consulente professionale. Così emerge da un’indagine commissionata da WisdomTree a CoreData Research, che fotografa un settore in rapida evoluzione e offre dati concreti su come stia cambiando il rapporto tra consulenti, clienti e asset digitali.
Criptovalute popolari tra gli investitori: cosa dice l’indagine
Più di nove consulenti italiani su dieci — il 94% — hanno già parlato con i propri clienti degli investimenti in criptovalute. Un dato che conferma quanto questa asset class sia ormai entrata nel dibattito quotidiano della consulenza finanziaria, anche in Italia. Non solo: un quinto dei clienti (il 21%) si dichiara disposto a investire in criptovalute al di fuori del rapporto di consulenza, segnale che la domanda supera spesso l’offerta strutturata dai professionisti del settore.
Questo scenario evidenzia un rischio concreto: gli investitori che non trovano risposta dal proprio consulente tendono ad agire in autonomia, esponendosi a rischi maggiori senza un’adeguata guida professionale.
Cosa ne pensano i consulenti italiani delle criptovalute
La consapevolezza sulle valute digitali è cresciuta significativamente negli ultimi anni, sia tra i risparmiatori sia tra i professionisti della finanza. Oggi molti investitori professionali riconoscono il ruolo che gli asset digitali possono svolgere all’interno di un portafoglio ben costruito.
- Il 16% dei consulenti italiani ritiene che le criptovalute possano fungere da copertura contro le perturbazioni del sistema finanziario globale.
- Quasi la metà — il 47% — considera adeguata un’allocazione in criptovalute nell’ordine dell’1-2% del portafoglio.
- La visione prevalente è quella di uno strumento di diversificazione, non di speculazione pura.
Questi numeri confermano che le criptovalute sono ormai popolari tra gli investitori che ricevono consulenza finanziaria non come scommessa, ma come componente marginale e consapevole di una strategia più ampia.
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Le principali barriere all’investimento in criptovalute
Nonostante la crescente popolarità, i consulenti italiani identificano ancora ostacoli significativi all’allocazione professionale su questa asset class. Ecco i più citati:
- Mancanza di valore intrinseco (32%): è il motivo più comune per cui i consulenti scelgono di non raccomandare criptovalute ai propri clienti.
- Assenza di regolamentazione chiara (30%): un freno importante, anche se non il principale. L’evoluzione normativa — incluso il quadro europeo MiCA — sta però riducendo progressivamente questa incertezza.
- Volatilità (28%): la forte oscillazione dei prezzi rimane un ostacolo per i profili di rischio più prudenti.
È significativo che la regolamentazione, pur presente tra le preoccupazioni, non sia considerata la barriera principale: il dibattito si è spostato verso questioni più strutturali legate alla natura stessa degli asset digitali.
Propensione al rischio degli investitori: il contesto macro
L’indagine evidenzia anche un cambiamento nella tolleranza al rischio degli investitori europei e italiani. In un contesto di pressioni inflazionistiche e tassi d’interesse in evoluzione:
- Il 47% dei consulenti europei ha rilevato che i propri clienti cercano investimenti più rischiosi rispetto al periodo pre-pandemia.
- In Italia, il 46% dei consulenti ha registrato un aumento della domanda di investimenti ad alto rischio/rendimento.
- Il 33% ha invece osservato una propensione al rischio sostanzialmente invariata.
Questo clima favorisce ulteriormente la popolarità delle criptovalute tra gli investitori che ricevono consulenza finanziaria: in un contesto in cui si cercano rendimenti alternativi, gli asset digitali diventano naturalmente oggetto di interesse e discussione.
Criptovalute più popolari tra gli investitori con consulenza finanziaria
Tra le criptovalute che i consulenti si trovano più spesso a discutere con i clienti, emergono con chiarezza alcune protagoniste del mercato:
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- Bitcoin (BTC): rimane il riferimento principale, percepito come riserva di valore digitale e strumento di diversificazione rispetto agli asset tradizionali.
- Ethereum (ETH): apprezzato per il suo ecosistema tecnologico e le applicazioni legate alla finanza decentralizzata (DeFi).
- Prodotti regolamentati su crypto (ETP, ETF su Bitcoin): sempre più richiesti da chi vuole esposizione agli asset digitali attraverso strumenti familiari e con maggiore tutela normativa.
La tendenza è chiara: gli investitori che si affidano a un consulente preferiscono accedere alle criptovalute tramite strumenti strutturati e regolamentati, riducendo il rischio operativo legato alla custodia diretta.
FAQ sulle criptovalute e la consulenza finanziaria
Le criptovalute sono adatte a tutti gli investitori?
No. I consulenti italiani indicano un’allocazione massima dell’1-2% del portafoglio come soglia ragionevole, e solo per profili con adeguata tolleranza al rischio. La volatilità degli asset digitali può essere molto elevata.
È sicuro investire in criptovalute tramite un consulente finanziario?
Affidarsi a un consulente regolamentato offre maggiori garanzie rispetto all’investimento autonomo. Il consulente può orientare verso strumenti regolamentati come gli ETP su criptovalute, riducendo i rischi operativi e normativi.
Perché molti investitori comprano criptovalute fuori dal rapporto di consulenza?
Spesso perché il consulente non propone attivamente questa asset class, per le barriere normative o per la mancanza di prodotti adeguati nel proprio mandato. Il 21% degli investitori italiani preferisce agire in autonomia proprio per questo motivo.
La regolamentazione europea cambia qualcosa per chi investe in crypto?
Sì. Il regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets) introduce regole più chiare per emittenti e intermediari, aumentando la tutela degli investitori e riducendo l’incertezza normativa che frenava molti consulenti.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.