Lavoro, salute e terrorismo le ansie degli italiani

Lavoro, salute e terrorismo sono le ansie degli italiani più diffuse: il 47% teme attentati, il 43% la precarietà, il 41% le malattie gravi. Tutti i dati della ricerca Aviva-Ipsos Mori.

Pubblicato 29 Novembre 2017 Aggiornato 18 Ottobre 2026 12:49

Oltre un italiano su tre ritiene di non avere una buona condizione di salute. Quasi uno su due è preoccupato per il terrorismo. Lavoro, salute e terrorismo restano le ansie degli italiani più diffuse e radicate.

Gli italiani? Un popolo di ansiosi. È quanto emerge dal Consumer Attitudes Survey di Aviva, studio internazionale condotto da Ipsos Mori su un campione di 1.000 adulti maggiorenni in diversi Paesi. I dati, confermati da successive rilevazioni, continuano a fotografare una società in cui le preoccupazioni quotidiane si concentrano su tre grandi aree: la salute, il lavoro e la sicurezza. Un quadro che, a distanza di anni dalla prima rilevazione, rimane sorprendentemente attuale.

Solo gli indiani superano gli italiani con un livello di ansia pari a 6 su una scala di dieci. Per l’Italia il livello di ansia relativo all’ultimo mese si è attestato a 4 su 10, un valore che colloca il nostro Paese tra i più preoccupati d’Europa.

Lavoro, salute e terrorismo: le tre grandi ansie degli italiani

Quando si parla di lavoro, salute e terrorismo come ansie degli italiani, i numeri parlano chiaro. La ricerca Aviva-Ipsos Mori individua una gerarchia precisa delle paure, con il terrorismo in cima, seguito dalla precarietà lavorativa e dai timori legati alla salute personale. Tre dimensioni distinte, ma accomunate da un filo rosso: la percezione di un futuro incerto e difficile da controllare.

Le paure degli italiani: cosa preoccupa di più

Siamo un popolo un po’ ipocondriaco. Nonostante gli italiani godano di una delle maggiori aspettative di vita al mondo, uno su tre ritiene di non avere una buona salute. Nel dettaglio:

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  • Il 27% degli interpellati giudica la propria salute nella media
  • Il 7% si considera cagionevole
  • Il 41% teme di contrarre una malattia grave nel corso della vita

Su questo fronte, tuttavia, non siamo molto diversi dal resto del mondo: la paura delle malattie gravi è trasversale a tutti i Paesi analizzati.

Il terrorismo: la paura numero uno

L’ansia maggiore è però quella legata al terrorismo, indicata dal 47% dei partecipanti italiani al sondaggio. Un dato che riflette un clima di insicurezza percepita a livello globale, amplificato dalla copertura mediatica degli attentati e dall’instabilità geopolitica internazionale. In un contesto in cui i conflitti e le tensioni restano elementi costanti del panorama mondiale, questa preoccupazione non accenna a diminuire.

Il lavoro: la precarietà che spaventa

Subito dopo il terrorismo si colloca il tema prettamente italiano del lavoro. Ben 43 italiani su 100 temono la precarietà occupazionale, una percentuale in crescita negli ultimi anni e strettamente legata all’evoluzione del mercato del lavoro: contratti a termine, lavoro autonomo involontario, difficoltà di accesso a posizioni stabili per i giovani. La precarietà non è solo una condizione economica, ma una fonte di ansia cronica che influenza le scelte di vita, dal mutuo alla famiglia.

La salute si cerca (anche) su internet

Nonostante gli italiani siano tra i meno attivi nell’utilizzo del web o delle app per effettuare pagamenti, il ricorso alla rete per informarsi su sintomi e patologie è molto diffuso — una pratica non sempre consigliabile, come ricordano i medici.

Italiani e irlandesi (rispettivamente 41% e 39%) sono superati soltanto da turchi e indonesiani (rispettivamente 42% e 48%) nella tendenza a cercare informazioni sanitarie online. Rispetto alla media degli altri Paesi analizzati, gli italiani sono anche più propensi a leggere su forum e social media le esperienze di altre persone con gli stessi sintomi, patologie o disturbi.

Questo comportamento, se da un lato testimonia un interesse attivo per la propria salute, dall’altro può alimentare ulteriore ansia e portare ad autodiagnosi errate.

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La copertura assicurativa: un gap tutto italiano

A fronte di tanta preoccupazione, i comportamenti concreti di tutela restano limitati. Solo 1 italiano su 10 dichiara di possedere un prodotto assicurativo dedicato alla salute, un dato che contrasta nettamente con quello di altri Paesi europei. In Francia, ad esempio, la percentuale sale al 34%: più di uno su tre ha una polizza sanitaria integrativa.

Il paradosso è evidente: gli italiani temono le malattie, cercano informazioni mediche in rete, ma non si tutelano economicamente. Un gap culturale e finanziario che lascia molte famiglie esposte a spese sanitarie impreviste, in un momento in cui il sistema pubblico è sottoposto a pressioni crescenti.

FAQ — Lavoro, salute e terrorismo: le domande più frequenti

Qual è la principale fonte di ansia per gli italiani?

Secondo il Consumer Attitudes Survey di Aviva-Ipsos Mori, la preoccupazione più diffusa è il terrorismo (47%), seguita dalla precarietà lavorativa (43%) e dai timori per la salute (41% teme di contrarre una malattia grave).

Gli italiani si informano sulla salute online?

Sì. Il 41% degli italiani utilizza internet per cercare informazioni su sintomi e malattie, un dato tra i più alti in Europa. Sono anche più propensi della media a leggere esperienze altrui su forum e social media.

Quanti italiani hanno un’assicurazione sanitaria?

Solo il 10% degli italiani possiede una polizza assicurativa dedicata alla salute, contro il 34% dei francesi. Un divario significativo che evidenzia una scarsa propensione alla tutela finanziaria della salute nel nostro Paese.

La precarietà lavorativa è davvero un’ansia diffusa in Italia?

Sì. Il 43% degli italiani teme la precarietà del lavoro. Si tratta di una delle preoccupazioni più tipicamente italiane, legata alla struttura del mercato del lavoro nazionale e alla difficoltà di accedere a contratti stabili, soprattutto per le generazioni più giovani.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.