Le donne investono meno ma spesso guadagnano di più: cosa emerge dagli studi
Nel mondo degli investimenti la differenza tra uomini e donne è un tema sempre più studiato, non soltanto per ragioni sociali ma anche per capire come cambiano i comportamenti finanziari dei risparmiatori. I dati disponibili negli ultimi anni mostrano che le differenze esistono, ma riguardano soprattutto la partecipazione al mercato, la percezione del rischio e il modo di prendere decisioni finanziarie.
Prima di parlare di differenze negli investimenti bisogna però considerare il contesto economico. L’Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD), l’organizzazione internazionale che analizza le economie dei paesi sviluppati, ricorda che le donne continuano ad avere in media redditi più bassi e patrimoni finanziari inferiori rispetto agli uomini. Nel 2023 il gender pay gap medio nei paesi OCSE era ancora vicino all’11,5%. Questo divario economico influenza inevitabilmente anche la capacità di accumulare risparmio e investimenti.
Anche la Banca Centrale Europea (BCE) ha più volte evidenziato che esiste un divario significativo nell’alfabetizzazione finanziaria tra uomini e donne nell’area euro. Secondo un intervento della BCE del 2025, meno della metà degli intervistati nell’area euro riesce a rispondere correttamente alle tre domande base di educazione finanziaria, e tra le donne la percentuale è mediamente più bassa.
La partecipazione agli investimenti negli ultimi tre anni
Uno dei dati più interessanti riguarda la presenza effettiva nei mercati finanziari. L’Autorité des marchés financiers (AMF), l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari francesi, pubblica ogni anno un barometro sugli investitori retail. I dati più recenti mostrano che il divario di genere resta significativo, anche se negli ultimi anni si osserva una crescita graduale della partecipazione femminile.
| Anno | Donne che investono | Uomini che investono | Fonte |
|---|---|---|---|
| 2023 | 21% | 43% | AMF |
| 2024 | 23% | 44% | AMF |
| 2025 | 24% | 45% | AMF |
La tendenza quindi è chiara: la partecipazione delle donne agli investimenti cresce lentamente, ma il divario resta ampio. Secondo l’AMF, nel 2025 le donne rappresentano circa il 38% degli investitori azionari, il 36% nel crowdfunding e circa il 26% nel mercato delle criptovalute.
Differenze nella percezione del rischio
Un altro elemento ricorrente nelle ricerche riguarda il rapporto con il rischio. Sempre secondo l’AMF, nel 2025 circa il 51% delle donne dichiara di non voler assumere rischi finanziari, contro il 31% degli uomini. Anche l’interesse per gli investimenti azionari è diverso: il 45% degli uomini si dice interessato alle azioni contro circa il 25% delle donne.
Dati simili emergono anche dal Regno Unito. La Financial Conduct Authority (FCA), l’autorità di vigilanza finanziaria britannica, nel suo rapporto “Financial Lives Survey” ha rilevato che nel 2024 il 29% delle donne investitrici afferma di non potersi permettere alcuna perdita sul capitale investito, mentre tra gli uomini questa percentuale scende al 12%.
Questo non significa necessariamente che le donne siano meno capaci di investire. Piuttosto indica che in media mostrano un approccio più prudente e più orientato alla protezione del capitale.
I dati sorprendenti sui risultati degli investimenti
Uno degli aspetti più interessanti emerge quando si analizzano i risultati degli investimenti. Alcuni studi internazionali suggeriscono che la maggiore prudenza femminile può tradursi, nel lungo periodo, in performance leggermente migliori.
Secondo una ricerca della società di gestione statunitense Fidelity Investments, basata sull’analisi di milioni di conti di investimento, le donne hanno ottenuto rendimenti medi superiori di circa lo 0,4% annuo rispetto agli uomini. Il motivo principale individuato dallo studio è un minor livello di trading impulsivo e una maggiore tendenza a mantenere gli investimenti nel tempo.
Risultati simili emergono anche da analisi di Vanguard e Morningstar, due tra le principali società di ricerca e gestione patrimoniale al mondo. Secondo questi studi, gli uomini tendono mediamente a negoziare più frequentemente i propri portafogli, mentre le donne mostrano un comportamento più stabile e meno orientato alla speculazione di breve periodo.
La differenza non è enorme, ma suggerisce che l’approccio prudente può talvolta risultare vantaggioso sul lungo periodo.
Come uomini e donne si informano prima di investire
Un ulteriore elemento riguarda le fonti informative. In Italia la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob), l’autorità che vigila sui mercati finanziari italiani, ha osservato che esistono differenze anche nel modo in cui uomini e donne raccolgono informazioni prima di investire.
Secondo il rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, le donne utilizzano più frequentemente i social media come fonte informativa per gli investimenti, circa il 42% contro il 34% degli uomini. Allo stesso tempo mostrano una minore propensione a consultare documenti tecnici come prospetti informativi o documenti KID dei prodotti finanziari.
Questo aspetto è particolarmente importante perché dimostra che il divario negli investimenti non riguarda solo il capitale disponibile, ma anche l’accesso alle informazioni e il modo in cui vengono interpretate.
Cosa si può prevedere per il 2026
Le istituzioni europee stanno lavorando per aumentare la partecipazione dei risparmiatori ai mercati dei capitali, e questo riguarda in modo particolare le donne. La stessa BCE ha sottolineato che migliorare l’alfabetizzazione finanziaria potrebbe aumentare la partecipazione ai mercati e ridurre le disuguaglianze patrimoniali nel lungo periodo.
Per il 2026 è quindi plausibile aspettarsi una crescita graduale della partecipazione femminile agli investimenti, soprattutto grazie alla diffusione delle piattaforme digitali e alla maggiore attenzione all’educazione finanziaria. Tuttavia è improbabile che il divario con gli uomini scompaia rapidamente, perché resta legato a fattori strutturali come reddito, ricchezza accumulata e sicurezza economica.
Il punto chiave è che le differenze negli investimenti tra uomini e donne non derivano da capacità diverse, ma da condizioni di partenza differenti e da un diverso rapporto con il rischio. Negli ultimi anni la distanza si sta riducendo lentamente, e molte analisi suggeriscono che l’approccio più prudente adottato da molte investitrici possa rappresentare, nel lungo periodo, una strategia sorprendentemente efficace.