News Notiziario Notizie Italia Piazza Affari chiude male con utility e banche in affanno

Piazza Affari chiude male con utility e banche in affanno

Giovedì opaco per Piazza Affari. Dopo un avvio promettente, l’azionario Ue ha progressivamente lasciato spazio alle vendite e l’indice Ftse Mib alla fine ha chiuso in calo dell’1,03% a quota 21.140 punti. In attesa delle non farm payrolls di domani, oggi giornata tranquilla sul fronte macro con le richieste di sussidi di disoccupazione settimanali negli USA che sono risultate maggiori del previsto.

In forte affanno a Milano oggi le utility con Enel (-3,51% a 4,17 euro) precipitata ai minimi dal marzo 2017 in area 4,15 euro. Da inizio anno la maggiore utility italiana segna un tonfo del 41 per cento circa. Oggi a soffrire sono state tutte le utility con oltre -3% anche per Terna ed Hera.

Giornata difficile anche per il settore bancario con Banco BPM scivolato indietro del 3,71% e Bper del 3,06%. Fuori dal Ftse Mib debacle per Banca MPS (-5,3%) che paga le crescenti incertezze legate all’aumento di capitale da 2,5 mld di euro. L’istituto guidato dal ceo Luigi Lovaglio starebbe incontrando non poche difficoltà a trovare 900 milioni di euro di capitali privati, necessari alla buona riuscita dell’aumento di capitale. Nel corso della giornata di ieri a Roma si sono svolti incontri tra il MEF, il Ceo Lovaglio e i rappresentati delle banche del consorzio che hanno espresso dubbi sulla concessione della garanzia sull’intero inoptato dell’aumento (ad oggi visto secondo le indiscrezioni in area 600 mln). Secondo quanto riportato da alcuni organi di stampa, queste interlocuzioni potrebbero portare a una revisione della tabella di marcia dell’operazione, che oggi prevede l’avvio dell’aumento per il 17 ottobre e chiusura a metà novembre, con al tavolo l’ipotesi di scissione dell’operazione di rafforzamento patrimoniale in due tranche.

Oggi di nuovo focus su Generali Assicurazioni (-2,29% a 13,88 euro) in scia ai nuovi rumor che vedono il gruppo assicurativo triestino interessato all’acquisto del gestore patrimoniale statunitense Brightsphere. A riportarlo è oggi Il Sole 24 Ore. Brightsphere ha circa $ 91 miliardi di asset in gestione e potrebbe essere un’alternativa meno costosa a Guggenheim.