Pensioni 2025: calano le anticipate e le donne sono penalizzate
Pensioni 2025: le anticipate calano del 23% e le donne sono le più penalizzate, con assegni medi del 32% inferiori a quelli maschili. Tutti i dati Inps e le cause del divario.
Un drastico calo delle pensioni anticipate sta scuotendo il panorama previdenziale italiano: nel primo trimestre del 2026 la contrazione si conferma strutturale, dopo che già nel primo trimestre del 2025 si era registrata una riduzione del 23% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In termini numerici, nel 2025 sono state erogate appena 54mila nuove pensioni anticipate, una cifra che fotografa una situazione di crescente rigidità. E le donne risultano le più penalizzate. Pensioni 2025: calano le anticipate e le donne sono penalizzate — ecco perché, e cosa cambia per il futuro.
Il crollo delle pensioni anticipate: i numeri
Il dato complessivo del primo trimestre 2025 parla chiaro: 54mila nuove pensioni anticipate liquidate, con un calo del 23% anno su anno. Ma il fenomeno non è uniforme:
- Settore pubblico: calo del 34%, il più pesante in assoluto.
- Settore privato: riduzione del 19%, comunque significativa.
Secondo i dati Inps, nel primo trimestre del 2025 sono state liquidate complessivamente 194.582 pensioni, con un importo medio mensile di 1.237 euro, leggermente superiore rispetto all’anno precedente. Un segnale positivo sull’importo medio che, tuttavia, non compensa la drastica riduzione degli accessi anticipati.
Perché le pensioni anticipate sono in calo
Il contesto attuale riflette chiaramente l’impatto delle politiche governative recenti, orientate a un maggiore rigore finanziario. Le opzioni di pensionamento flessibile — come Quota 100, Opzione Donna e Ape Sociale — sono state progressivamente ridotte o rese più restrittive, lasciando spazio a una quasi totale applicazione della legge Fornero, nonostante le promesse elettorali di riforma.
Questa normativa, seppur utile per il contenimento della spesa pubblica, ha reso estremamente complesso il pensionamento anticipato, alimentando un senso di insoddisfazione tra i lavoratori. Il ministro Giorgetti, promotore di un approccio rigoroso, ha sottolineato i benefici economici di tali misure — tra cui il miglioramento del rating del debito italiano — ma questi risultati sono stati ottenuti a caro prezzo, sacrificando l’equità sociale.
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Gli strumenti ridotti o eliminati
- Quota 100: non più in vigore nella sua forma originale.
- Opzione Donna: requisiti sempre più stringenti, accesso limitato a categorie specifiche.
- Ape Sociale: prorogata ma con platee ridotte e criteri più selettivi.
Il risultato pratico è che per la maggior parte dei lavoratori la via d’uscita anticipata dal mercato del lavoro è diventata un percorso ad ostacoli, quando non del tutto preclusa.
Alle donne la pensione anticipata conviene ancora meno
Le restrizioni crescenti nel settore delle pensioni hanno un impatto tangibile sulla qualità della vita di molte persone. Le donne, in particolare, subiscono le conseguenze di una doppia penalizzazione: da un lato, la difficoltà di accedere a strumenti di pensionamento anticipato; dall’altro, assegni pensionistici significativamente inferiori rispetto ai colleghi uomini.
Il divario di genere sugli assegni pensionistici
I dati Inps del 2025 confermano un gap previdenziale di genere che non accenna a ridursi:
- Uomini: importo medio mensile di 1.486 euro.
- Donne: importo medio mensile di 1.011 euro.
- Divario: circa il 32% in meno per le donne.
Questo gap non è casuale. Riflette una combinazione di fattori strutturali che penalizzano le carriere femminili:
- Carriere lavorative più discontinue, spesso interrotte per carichi di cura familiari.
- Maggiore incidenza del lavoro part-time involontario.
- Minore partecipazione complessiva al mercato del lavoro rispetto agli uomini.
- Un sistema contributivo che non valorizza i periodi dedicati alla cura di figli o familiari non autosufficienti.
Il risultato è un sistema previdenziale che penalizza i percorsi contributivi frammentati — e le donne, statisticamente, ne sono le prime vittime.
Cosa serve: riforme strutturali per un sistema più equo
In questo contesto, emerge con forza la necessità di riforme strutturali capaci di bilanciare rigore economico ed equità sociale. Un sistema previdenziale più inclusivo dovrebbe:
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- Riconoscere e valorizzare i periodi di lavoro di cura non retribuito.
- Introdurre strumenti di flessibilità in uscita accessibili anche a chi ha carriere discontinue.
- Ridurre il divario di genere attraverso politiche attive di sostegno alla partecipazione femminile al mercato del lavoro.
- Garantire sostenibilità finanziaria senza scaricare il costo del rigore sulle categorie più vulnerabili.
La sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale è un obiettivo legittimo e necessario. Ma non può essere perseguita lasciando irrisolti i nodi legati alla giustizia sociale e al divario di genere. Le future politiche previdenziali devono concentrarsi tanto sulla stabilità dei conti quanto sulla riduzione delle disuguaglianze strutturali.
FAQ — Pensioni anticipate e divario di genere: le domande più frequenti
Di quanto sono calate le pensioni anticipate nel 2025?
Nel primo trimestre del 2025 le pensioni anticipate sono diminuite del 23% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un calo ancora più marcato nel settore pubblico (-34%) rispetto al privato (-19%).
Perché le donne sono più penalizzate dal sistema pensionistico?
Le donne percepiscono in media il 32% in meno degli uomini come assegno pensionistico. Questo dipende da carriere più discontinue, maggiore ricorso al part-time e minore partecipazione al mercato del lavoro, fattori che riducono i contributi versati e quindi l’importo della pensione maturata.
Opzione Donna è ancora attiva nel 2026?
Opzione Donna esiste ancora, ma con requisiti sempre più stringenti che ne limitano fortemente l’accesso. È rivolta a categorie specifiche di lavoratrici e prevede una penalizzazione sull’importo dell’assegno, rendendola conveniente solo in determinati casi.
Qual è l’importo medio della pensione in Italia nel 2025?
Secondo i dati Inps, nel primo trimestre del 2025 l’importo medio mensile delle nuove pensioni liquidate è stato di 1.237 euro, con una differenza significativa tra uomini (1.486 euro) e donne (1.011 euro).
La legge Fornero è ancora in vigore?
Sì. Nonostante le promesse di riforma, la legge Fornero rimane il riferimento principale del sistema previdenziale italiano. Le misure alternative introdotte negli anni (Quota 100, Quota 102, Quota 103) hanno avuto carattere temporaneo e portata limitata.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.