Bonus Maroni per chi rinuncia alla pensione anticipata: come funziona?

Bonus Maroni per chi rinuncia alla pensione anticipata: come funziona, chi può richiederlo, quanto vale in busta paga e cosa cambia sulla pensione futura. Guida completa con FAQ.

Pubblicato 17 Giugno 2025 Aggiornato 18 Ottobre 2026 10:14

Il Bonus Maroni è un incentivo pensato per chi ha maturato i requisiti per la pensione anticipata ma sceglie volontariamente di restare al lavoro: invece di versare i contributi previdenziali all’INPS, questi vengono accreditati direttamente in busta paga, esentasse. Il risultato è un aumento netto immediato dello stipendio, senza attendere il pensionamento.

Ma come funziona esattamente il Bonus Maroni? Chi può richiederlo? Quanto vale in termini concreti? E quali sono i rischi da valutare prima di aderire? Di seguito trovi tutte le risposte, passo dopo passo.

Cos’è il Bonus Maroni e a chi spetta

Il Bonus Maroni — introdotto dalla riforma previdenziale che porta il nome dell’ex ministro del Lavoro Roberto Maroni — è un incentivo fiscale rivolto ai lavoratori dipendenti del settore privato che:

  • hanno raggiunto i requisiti per la pensione anticipata (attualmente 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne);
  • decidono liberamente di rinunciare all’uscita anticipata e di continuare a lavorare;
  • presentano apposita domanda all’INPS.

Il beneficio non si applica ai lavoratori del settore pubblico né a chi accede ad altre forme di pensionamento anticipato (Quota 103, Opzione Donna, ecc.).

Come funziona il Bonus Maroni: accesso e modalità operative

Il meccanismo è tanto semplice quanto efficace: chi opta per il Bonus Maroni vede riversati in busta paga i contributi che normalmente sarebbero destinati all’ente previdenziale. Ma come si fa ad accedere a questo beneficio? La risposta passa tutta dall’INPS, che mette a disposizione tre strade:

  • accesso autonomo tramite il portale ufficiale;
  • supporto di un patronato;
  • contatto diretto con il Contact Center.

Un aspetto da non sottovalutare è la possibilità di revocare la scelta, ma attenzione: questa chance è concessa una sola volta. Il bonus, poi, si applica esclusivamente sui contributi maturati dopo la data in cui si sarebbe potuta raggiungere la pensione anticipata e si interrompe automaticamente al compimento dei 67 anni o all’accesso a qualsiasi forma di pensionamento diretto.

Quanto vale il Bonus Maroni: l’importo in busta paga

L’incentivo fiscale è pari al 9,19% della retribuzione lorda, corrispondente alla quota di contributi previdenziali a carico del lavoratore. Questa somma viene erogata in busta paga ed è completamente esente da IRPEF: non concorre alla formazione del reddito imponibile, quindi non subisce alcuna decurtazione fiscale.

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Ecco alcuni esempi pratici:

  • Stipendio lordo 2.000 €/mese → circa 184 € netti in più ogni mese;
  • Stipendio lordo 2.500 €/mese → circa 230 € netti in più ogni mese;
  • Stipendio lordo 3.000 €/mese → circa 276 € netti in più ogni mese.

Si tratta di cifre che possono fare una differenza concreta nel bilancio familiare mensile.

Più soldi subito, ma attenzione al domani

L’attrattiva principale è sotto gli occhi di tutti: più liquidità ogni mese, completamente esente da imposte. Tuttavia, è fondamentale non farsi prendere dall’entusiasmo senza riflettere sulle conseguenze future.

La mancata contribuzione incide sull’ammontare della futura pensione, in particolare sulla quota calcolata con il metodo contributivo, mentre la parte retributiva resta invariata. Un vero e proprio bivio: scegliere la liquidità immediata oppure pensare al domani? L’Ufficio parlamentare di bilancio, non a caso, ha espresso qualche perplessità sull’efficacia di questa misura come reale incentivo a prolungare la carriera lavorativa.

Pro e contro del Bonus Maroni a colpo d’occhio

Vantaggi:

  • Aumento netto immediato dello stipendio;
  • Esenzione fiscale totale sull’importo percepito;
  • Flessibilità: si può revocare la scelta (una sola volta);
  • Nessun impatto sulla quota retributiva della pensione futura.

Svantaggi:

  • Riduzione della quota contributiva della pensione futura;
  • Disponibile solo per i dipendenti privati;
  • Richiede una valutazione attenta dell’impatto previdenziale a lungo termine;
  • Si interrompe automaticamente a 67 anni o al primo pensionamento diretto.

Bonus Maroni: una scelta da ponderare

In definitiva, il Bonus Maroni si presenta come una soluzione interessante per chi vuole dare una spinta al proprio potere d’acquisto senza aspettare la pensione anticipata, ma non è una scelta da prendere alla leggera.

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Prima di fare il grande passo, è consigliabile valutare con attenzione tutti i pro e i contro, magari confrontandosi con un esperto o rivolgendosi direttamente all’INPS per chiarire ogni dubbio. Solo così si potrà decidere con la massima consapevolezza se cogliere al volo questo incentivo fiscale o se, invece, è meglio guardare un po’ più avanti e pensare a una pensione più ricca domani.

FAQ: Bonus Maroni, le domande più frequenti

Chi può richiedere il Bonus Maroni?

Possono richiederlo i lavoratori dipendenti del settore privato che hanno maturato i requisiti per la pensione anticipata e scelgono volontariamente di continuare a lavorare.

Il Bonus Maroni è tassato?

No. L’importo percepito è completamente esente da IRPEF e non concorre alla formazione del reddito imponibile.

Come si richiede il Bonus Maroni all’INPS?

La domanda si presenta tramite il portale online dell’INPS, attraverso un patronato oppure contattando il Contact Center dell’ente.

Si può rinunciare al Bonus Maroni dopo averlo richiesto?

Sì, è possibile revocare la scelta, ma solo una volta. Dopo la revoca non è possibile aderire nuovamente al beneficio.

Quando si interrompe il Bonus Maroni?

Il bonus cessa automaticamente al compimento dei 67 anni di età oppure nel momento in cui si accede a qualsiasi forma di pensionamento diretto.

Il Bonus Maroni riduce la pensione futura?

Sì, in parte. La quota calcolata con il metodo contributivo risulterà inferiore, poiché i contributi non vengono versati all’INPS ma erogati in busta paga. La componente retributiva della pensione, invece, non subisce variazioni.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.