Finanza Governo Meloni e caro benzina: gestori dovranno esporre il prezzo medio

Governo Meloni e caro benzina: gestori dovranno esporre il prezzo medio

Il caro benzina preoccupa e mette in agitazione la maggioranza ed il Governo Meloni. Varato il decreto, che chiede ai gestori di esporre ogni giorno il prezzo alla pompa e indicare il prezzo medio nazionale stabilito dal Ministero dell’Ambiente.

Tra le nuove misure previste vi è una norma che fissa un tetto agli aumenti del costo dei carburanti nelle autostrade

I carburanti superano troppo frequentemente la soglia psicologica dei due euro a litro: il prezzo alla pompa così alto è un rumoroso campanello d’allarme. È proprio per questo motivo che il premier Giorgia Meloni ha incontrato i vertici della Guardia di Finanza e ha provveduto a varare nuove norme sulla trasparenza dei prezzi dei carburanti alla pompa. L’intenzione, almeno sulla carta, è quella di bloccare le speculazioni.

Il monitoraggio dei prezzi di benzina e gasolio – ma anche degli altri prodotti – non avverrà più dunque settimanalmente, ma ogni giorno.

Nel centrodestra, comunque, non tutti sembrano essere concordare sulle ricette giuste per poter uscire da questa situazione. Emergono anche alcune visioni su quelle che potrebbero essere le vere cause del caro benzina.

Caro benzina: è solo speculazione?

La Lega e la premier Giorgia Meloni sono convinti che dietro al caro benzina ci sia solo della speculazione. Questo è il motivo principale per il quale è stato esaminato un intervento preciso sulla trasparenza del mercato, che andrà a vantaggio dei consumatori. Forza Italia, però, ritiene che gli aumenti non siano una conseguenza dell’avidità dei concessionari, ma siano determinati dalle accise, il cui taglio non è stato prorogato dalla Legge di Bilancio 2023. Alessandro Cattaneo, capogruppo di Forza Italia, sottolinea:

Sui carburanti secondo noi, non è in atto una speculazione, ma di certo c’è un tema legato ai prezzi, che dobbiamo affrontare.

Una presa di posizione che ha portato Giorgia Meloni a dover intervenire in Consiglio dei Ministri e ha spiegare con vigore le motivazioni che stanno alla base dell’operazione trasparenza. Ma soprattutto a rispedire al mittente le richieste di intervenire direttamente sulle accise, sottolineando come il problema non possa essere risolto in questa maniera.

Nel frattempo il dibattito continua e non solo tra i vari partiti politici. L’Antitrust ha chiesto alla Guardia di Finanza la documentazione sulle violazioni accertate. Il Ministero dell’Ambiente, invece, ha diffuso i dati secondo i quali l’aumento dei prezzi nel corso della prima settimana di gennaio risulta essere sostanzialmente in linea con il rialzo dovuto alla proroga del taglio delle accise.

A parlare evidentemente di speculazione è il Codacons, il quale ritiene che i prezzi sarebbero dovuti scendere di più. L’associazione ha ipotizzato delle anomalie o speculazioni. Su tutt’altra linea è Faib Confesercenti, che ritiene i gestori parte lesa.

L’intervento della Guardia di Finanza

Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti, Ministro dell’Economia, incontrano a Palazzo Chigi Giuseppe Zafarana, Comandante Generale della Guardia di Finanza. L’intenzione è fare il punto della situazione e valutare ogni possibile azione di contrasto alle speculazioni in atto sui prezzi dei carburanti.

Una direttiva arrivata dal Mef alle Fiamme Gialle prevede un’attività di controllo strutturata e capillare sul territorio, soprattutto sulle autostrade. L’obiettivo è quello di dare un contributo a calmierare gli aumenti dei prezzi della benzina e del gasolio Il piano è già partito e vede impegnati oltre 660 reparti operativi del Corpo, supportati dai reparti speciali.