Finanza Assegno unico: cosa cambia con la Meloni e chi beneficia dell’aumento

Assegno unico: cosa cambia con la Meloni e chi beneficia dell’aumento

L’assegno unico potrebbe aumentare del 50%. Questo è quanto previsto dalla Legge di Bilancio, attualmente allo studio di Governo e Parlamento. Sono in molti a ricordare che l’assegno unico è, a tutti gli effetti, un supporto economico, destinato alle famiglie con dei figli a carico. I diretti interessati possono accedere alla misura nel momento in cui sono in possesso di determinati requisiti.

La Manovra, attualmente in fase di approvazione da parte del nuovo Esecutivo, ha intenzione di aumentare del 50% gli importi attualmente erogati. Il Governo Meloni ha intenzione di mettere mano all’assegno unico e alle altre misure destinate alle famiglie, destinando a questo tipo di aiuti qualcosa come 1,5 miliardi di euro.

Assegno unico: cosa cambia con la Meloni

L’assegno unico verrà modificato nel corso del mese di gennaio 2023. Dal prossimo anno è previsto un aumento del 50% per i nuclei familiari, che abbiano almeno tre figli. Almeno uno di questi deve avere un’età compresa tra uno e tre anni. L’Isee del nucleo familiare non deve superare i 40.000 euro.

Al momento, l’assegno unico prevede che per ogni figlio minorenne o affetto da una disabilità, sia erogato un contributo pari a 175 euro al mese, nel caso in cui la famiglia abbia un Isee inferiore a 15.000 euro. L’importo del contributo diminuisce fino ad un minimo di 50 euro per le famiglie con un Isee più alto. La riforma voluta dal governo Meloni, come abbiamo anticipato, prevede un aumento del 50% delle somme erogate. Questo significa che l’assegno unico potrà arrivare ad un importo massimo pari a 263,50 euro, mentre il contributo minimo sarà pari a 75 euro.

Una misura particolarmente importante.

L’assegno unico e le altre misure a sostegno della famiglia non devono essere apprezzati solo per il loro risvolto economico. Nella maggior parte dei casi, gli importi erogati possono sembrare relativamente contenuti, ma stando ai dati in possesso dell’Istat, ossia l’istituto nazionale di statistica, l’assegno unico ha contribuito a ridurre del 3,8% il rischio di povertà tra i giovani con un’età inferiore a 14 anni. La percentuale è passata al 2,5%, se si prendono in considerazione i giovani con un’età compresa tra i 15 ed i 24 anni.

Mediamente, l’assegno unico è in grado di portare nelle tasche delle famiglie una cifra compresa tra i 1.714 ed i 1.949 euro. Senza dubbio non siamo davanti a dei numeri da capogiro, ma devono essere necessariamente contestualizzati all’interno del reddito annuo dei diretti interessati.

Ricordiamo che l’assegno unico è un contributo erogato in favore delle famiglie, per ogni figlio a carico, fino a quando compie ventuno anni, purché

  • frequenti un corso di formazione;
  • frequenti un tirocinio;
  • frequenti un corso universitario;
  • svolga una professione e percepisca un reddito inferiore agli 8.000 euro annui;
  • svolga un servizio civile oppure, essendo disoccupato, che sia in cerca di un lavoro.