Finanza Addizionali Irpef: tre regioni hanno deciso di aumentarle

Addizionali Irpef: tre regioni hanno deciso di aumentarle

24 Gennaio 2024 14:11

Una delle novità più importanti introdotte dal governo Meloni in campo fiscale è la riduzione degli scaglioni Irpef, che nel 2024 sono tre invece che quattro, grazie all’accorpamento dei primi due. La misura, associata al taglio del cuneo fiscale, permette a molti lavoratori dipendenti di trovarsi una busta paga più alta, determinata proprio dai minori oneri fiscali e contributivi. La riorganizzazione delle aliquote Irpef, però, sta creando alcuni problemi alle regioni, che sono in difficoltà ad allinearsi con quanto deciso dal governo.

È bene ricordare, infatti, che insieme all’Irpef sulla busta paga pesa anche l’addizionale, che viene incassata direttamente dalle regioni. Questa costituisce una voce molto importante nel bilancio degli enti locali: la riforma delle aliquote Irpef causa dei minori incassi. Questo è il motivo per il quale Lazio, Molise e Toscana hanno deciso di aumentare le proprie addizionali. Non tutti i lavoratori, quindi, riusciranno a beneficiare allo stesso modo dei vari tagli previsti dall’Esecutivo.

Accorpamento aliquote Irpef: i problemi a livello locale

L’impatto sui bilanci regionali della riduzione degli scaglioni Irpef da quattro a tre era stato annunciato nel corso della Conferenza Stato-Regioni. In quell’occasione era stato chiesto al governo Meloni di mantenere, solo e soltanto per il 2024, le addizionali Irpef su quattro scaglioni, invece dei tre in vigore da quest’anno. Discorso diverso per le addizionali comunali all’Irpef, per le quali i Comuni avevano chiesto tempo fino al prossimo 15 aprile 2024 per potersi adeguare. Le richieste delle Regioni sono state accolte: alcune, però, hanno deciso di aumentare lo stesso le proprie aliquote.

Ad alzare le proprie addizionali, quest’anno, sono Lazio, Toscana e Molise. Fortunatamente, in alcuni casi, i contribuenti non si accorgeranno degli aumenti. Grazie alla riforma a livello nazionale gli impatti saranno ridotti. In alcuni casi, però, si faranno sentire direttamente in busta paga.

Gli aumenti, per il momento, riguarderanno unicamente il 2024. Ricordiamo che la riforma dell’Irpef nazionale ha tagliato del 2% l’aliquota per i contribuenti con un reddito annuale compreso tra i 15.000 ed i 50.000 euro.

Lazio

Nel Lazio è stato cancellato il fondo taglia tasse. I contribuenti con un reddito compreso tra i 15.000 ed i 40.000 euro vedranno lievitare l’addizionale Irpef dall’1,73% al 3,33%. Questa è l’aliquota più alta in Italia, che, almeno fino a questo momento, veniva pagata da quanti avevano un reddito oltre i 40.000 euro.

La riforma nazionale dell’Irpef, in alcuni casi, compensa la maggiorazione dell’aliquota dell’addizionale. Questo riguarderà quanti hanno un reddito compreso tra i 15.000 ed i 18.000 euro e quanti ne hanno uno superiore a 30.000 euro. Per gli altri soggetti, invece, potrebbero arrivare a pagare di più.

La giunta regionale ha promesso che l’aumento è temporaneo e nel 2025 l’Irpef scenderà di nuovo per molte fasce di reddito.

Toscana

Aumento in arrivo anche per i lavoratori della Toscana. È previsto che l’addizionale Irpef passi dall’1,68% al 3,32% per quanti abbiano un reddito compreso tra i 28.000 ed i 50.000 euro.

In questo caso i lavoratori dipendenti vedranno ridursi in maniera sensibile l’effetto della riforma a livello nazionale. Quanti un reddito che supera i 50.000 euro si vedranno applicare l’addizionale regionale al 3,33% contro il precedente 1,73%.

Molise

Nel Molise è previsto l’aumento delle aliquote solo e soltanto per quanti hanno un reddito superiore a 28.000 euro. Si passerà al 3,33% contro l’attuale 2,43%. La riforma nazionale riuscirà a compensare solo in parte quanto succede a livello regionale.

Le addizionali Irpef nelle altre regioni

Non sono previsti degli aumenti nelle altre regioni italiane. In Campania vi è l’aliquota massima: 3,33%. In Piemonte ed in Liguria sarà del 2,33%, mentre in Emilia Romagna sarà del 2,27%.

Le regioni dove troviamo le percentuali più basse (tutte all’1,23%) sono le seguenti:

  • Basilicata;
  • Veneto;
  • Sicilia;
  • Sardegna.