Finanza Personale Pensioni Pensioni, ecco a chi finisce la metà degli assegni erogati ogni anno

Pensioni, ecco a chi finisce la metà degli assegni erogati ogni anno

La metà delle pensioni che vengono erogate in Italia è coperta dai contributi di cui ha un reddito superiore a 35.000 euro. Questo, sostanzialmente, è il meccanismo che deriva dagli assegni versati a puro titolo di assistenzialismo.

Il Governo guidato da Giorgia Meloni ha promesso una sostanziale riforma delle pensioni. Nel frattempo l’Osservatorio di Itinerari Previdenziali lancia un preoccupante allarme: a ricevere le pensioni di assistenza dall’Inps sono poco meno della metà di quanti non fanno più parte del mondo del lavoro. Il costo di questi assegni previdenziali pesa enormemente sulle spalle dei contribuenti.

Pensioni, di quali numeri parliamo

A percepire le pensioni sono più di 16 milioni di ex lavoratori. Poco meno della metà, ossia 7 milioni e 277 mila persone, sono assistiti. Di questa ben definita fetta, almeno il 44% riceve delle prestazioni puramente assistenziali, mentre il 56% sono degli invalidi di lavoro. Nel periodo compreso tra il 2008 ed il 2021, i numeri dell’assistenzialismo, purtroppo, sono letteralmente esplosi: si è passati dai 54 miliardi di euro del 2008 ai 144 miliardi di euro del 2021. A queste cifre è necessario aggiungere quelle erogate per le assistenze sociali tra i Comuni, che ammontano ad altri 11 miliardi di euro.

Cosa significa tutto questo? La risposta è molto semplice: il denaro utilizzato ogni anno per la spesa sociale corrisponde, grosso modo, a quello utilizzato per le pensioni. Queste però sono, a tutti gli effetti, il frutto dei contributi versati direttamente dai lavoratori nel corso degli anni. Le spese assistenziali, invece, vengono interamente e completamente finanziate dai contribuenti, che hanno un guadagno maggiore a 35.000 euro l’anno.

La povertà continua ad aumentare

Il fatto che la spesa assistenziale aumenti rispetto a quella delle pensioni da lavoro è realmente preoccupante. Nel corso degli ultimi anni la forbice tra le spese assistenziali, redditi, Irpef e Pil si è allargata notevolmente. La prima voce è cresciuta ad un ritmo decisamente elevato.

Aumentano le spese per l’assistenzialismo, ma il problema di chi vive in povertà non è diminuito. Nel 2008, in Italia, erano presenti 2,11 milioni di poveri assoluti; nel 2019 questo numero è più che raddoppiato, raggiungendo quota 4,5 milioni prima dell’arrivo della pandemia. Il Covid 19 ha peggiorato ulteriormente la situazione di molte famiglie.

Tutto questo si traduce nell’esborso di cifre incredibili per gli assegni sociali, che vengono percepiti da italiani e da stranieri. Si spendono complessivamente 4,18 miliardi di euro, contro una spesa per gli invalidi che si attesta intorno ai 18,2 miliardi di euro. L’Osservatorio di Itinerari Previdenziali mette in evidenza, inoltre, che a queste cifre è necessario aggiungere anche quasi 22 miliardi di euro, che servono per incrementare le pensioni minime e quelle sociali.

Le pensioni degli enti pubblici

A finire sotto la lente d’ingrandimento sono anche i numeri relativi agli ex dipendenti pubblici, ai quali vengono destinati qualcosa come 14 miliardi di euro tra oneri, quattordicesime, pensioni ex Inpdap e le varie perequazioni. Qualcosa come 5,6 miliardi di euro sono destinati a vari fondi, tra i quali rientrano anche quelli per le Ferrovie dello Stato, per gli Spedizionieri Doganali e per i porti di Genova e Trieste. Facendo due conti al volo, vengono spesi qualcosa come 92 miliardi di euro per l’assistenzialismo. Da quest’anno entra in gioco anche Quota 103 e la rivalutazione delle pensioni, che comporterà una spesa di quasi 48 miliardi di euro nell’arco dei prossimi dieci anni.

Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano Libero, Alberto Brambilla, direttore dell’Osservatorio, ha spiegato che nel nostro paese esistono almeno 900mila pensionati sociali, dei quali il Fisco e l’Inps non conoscono nemmeno le generalità, ma che potrebbero avere diritto a ricevere un assegno mensile da 600 euro. Stiamo parlando di una cifra simile alla pensione che spetta ad un artigiano, che però ha pagato regolarmente le tasse e riceve grosso modo 800 euro. Secondo Brambilla “in questo modo stiamo favorendo 4,5 milioni di pensionati che non hanno mai pagato le tasse, quasi il 30% dei 16 milioni di pensionati totali: sono stati mantenuti prima e vengono mantenuti anche adesso“.