Banche fanno il pieno di utili, ma non finisce l'emergenza taglio dipendenti

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Titta Ferraro

11 novembre 2019 - 10:09


MILANO (Finanza.com)

Utili in forte crescita (+38,5%) per le grandi banche italiane rispetto a un anno fa. Ammontano a quasi nove miliardi gli utili netti cumulati delle prime cinque banche italiane (Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco Bpm, Mps e Ubi) nei primi nove mesi dell’anno. Un dato che non deriva solo da profitti straordinari. Incide fortemente la riduzione delle svalutazioni dei crediti (-10,1%), ma emerge anche un forte incremento della produttività del lavoro.

Ricavi per cliente stabili nonostante tassi ai minimi
First Cisl snocciola i numeri delle big bancarie rimarcando come il risultato netto di gestione per dipendente, cioè l’utile operativo al netto delle svalutazioni dei crediti, sale del 6,8%. Nonostante il basso livello dei tassi di interesse e la competizione sui servizi, i ricavi core per dipendente (margine di interesse e commissioni nette) sono rimasti sostanzialmente stabili. In questo quadro si evidenzia un forte aumento del prodotto bancario pro capite, che aumenta del 5,2% nei primi nove mesi del 2019. “Le banche – conclude Colombani – non possono pensare solo a remunerare gli azionisti, devono pagare anche la produttività del lavoro ai bancari”.

L'ufficio studi di First Cisl sui bilanci delle prime cinque banche italiane rimarca come nei primi 9 mesi dell'anno le rettifiche su crediti sono scese da 5,1 a 4,6 miliardi, con l’incidenza dei crediti deteriorati netti (NPL ratio) adesso inferiore al 4%. Si riduce il peso del flusso dei nuovi crediti deteriorati, che, come documentato da Banca d’Italia, è sceso all’1,5%, un valore assai inferiore a quello misurato negli anni pre-crisi. Le prospettive sono dunque in miglioramento dal momento che è ragionevole attendersi che anche i costi per le svalutazioni dei crediti possano abbattersi fino ai livelli degli anni pre-crisi, con recupero di costi per diversi miliardi a livello di sistema. Il rapporto tra costi e ricavi operativi è sceso al 54,7% rispetto al 55,2% dei primi nove mesi del 2018.

Nell'ultimo anno altre 1.000 filiali in meno
Numeri in forte crescita accopagnati da una ulteriore vistosa contrazione di filiali e personale. 

“Le banche festeggiano, ma festeggiano solo loro – commenta il segretario generale Riccardo Colombani – Il calo degli occupati e degli sportelli è drammatico: mille filiali in meno rispetto al settembre del 2018 (- 6,6%), dipendenti ridotti del 3,6%. Una vera e propria emorragia”. I dati delle ultime trimestrali “dimostrano inequivocabilmente – aggiunge il leader dei bancari della Cisl – che l’emergenza è finita ma anche che il limone ormai è spremuto. È ora di dire con chiarezza ai banchieri che l’epoca dei tagli è finita”. Non è infatti continuando a tagliare, sottolinea Colombani, che “si può sperare di veder crescere i ricavi. La strada giusta è quella di rilanciare occupazione e salari, come chiediamo nella piattaforma di rinnovo del contratto nazionale. I 135 euro di aumento offerti dall’Abi non sono assolutamente sufficienti”.

“Vogliamo iniziare a confrontarci con le banche su strategie di investimento e di sviluppo, non solo sulle ricadute del taglio dei costi e del ridimensionamento – sostiene Colombani – La fine dell’emergenza dei crediti deteriorati deve portare ad investimenti in grado di generare nuovi ricavi, con una rinnovata attenzione alla sostenibilità e alla funzione sociale dell’attività bancaria”.

 

 

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