Outlook 2016: il prossimo anno sarà più incerto per i mercati azionari

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Riccardo Designori

14 dicembre 2015 - 13:58

MILANO (Finanza.com)


Di seguito pubblichiamo un commento di mercato a cura di Gilles Guibout, Head del Team di Investimento Equity Europa ed Eurozona di AXA Framlington. L’esperto della società del risparmio gestito inizia la sua analisi valutando l’andamento dei mercati in novembre e dicembre per poi pronunciarsi sulle attese per il 2016 dei mercati azionari.







A novembre i dati positivi in Europa, e nella zona euro in particolare, assieme alle attese di un nuovo intervento della BCE ad inizio dicembre, hanno portato i mercati azionari ad ampliare il rialzo già visto ad Ottobre, nonostante i rischi geopolitici dopo gli attentati di Parigi. La scarsa reazione dei mercati dopo questi tragici eventi mostra anche come vi siano effettivamente ridotte alternative di investimento per gli operatori.



Nel mese tutti e 3 i nostri indici di riferimento hanno visto un rialzo. Se tutti i settori hanno contribuito a questo movimento positivo, è da sottolineare il contributo delle telecom (escluso il caso italiano) e dei titoli tecnologici, che hanno pubblicato dati trimestrali superiori alle attese del mercato.



Ancora una volta questo mese il settore dei beni di consumo non ciclici, nonostante le valutazioni storicamente elevate e dati di crescita deboli, è rimasto nel mirino degli investitori, visto anche il contesto di tassi bassi.



A dicembre, i mercati azionari europei dovrebbero continuare ad essere sostenuti dal mondo obbligazionario sempre meno attraente per gli investitori. Tuttavia, il rialzo dei tassi della Fed a metà mese sarà un momento importante, ponendo fine ad un ciclo di espansione dei multipli. Anche se le società europee continueranno a beneficiare del cambio e del basso prezzo del petrolio, il prossimo anno si annuncia più incerto.



Nel 2016 dovrà concretizzarsi quella crescita degli utili che nel 2015 è stata rivista al ribasso nell’Eurozona al 7% (da un 11,5% iniziale) e ad una cifra ancora più bassa per la più ampia Europa (2% vs una stima iniziale di 7,5%). In Italia dovremmo chiudere con una crescita degli utili intorno al 20% vs una stima iniziale del 26%.



Non modifichiamo sostanzialmente il nostro posizionamento. Continuiamo a privilegiare le società con un vero potenziale di crescita del fatturato e/o degli utili, che sono gli unici elementi ad assicurare una vera capacità di generare risultati, di distribuire dividendi, e di portare ad un abbassamento dei multipli a valori più naturali.

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