Consulenza finanziaria: al 30 settembre le masse di Fideuram si attestano a 192 mld di euro

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Redazione Finanza

17 novembre 2016 - 10:29

MILANO (Finanza.com)

Al 30 settembre 2016 le masse amministrate dal gruppo Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking erano pari a 192 miliardi di euro, in aumento di 3,1 miliardi (+2%) rispetto al 31 dicembre 2015 (188,9 miliardi). Tale risultato è riconducibile all’ottimo andamento della raccolta netta (+5,9 miliardi), in parte compensato dalla contrazione delle masse (-2,8 miliardi) legata alla performance dei mercati finanziari.
Secondo la nota della società l’analisi per aggregati evidenzia come la componente di risparmio gestito, pari a 133,4 miliardi, rappresenti poco meno del 70% delle masse totali. A fine settembre 2016 le masse amministrate in regime di consulenza a pagamento3 ammontavano a 33,2 miliardi, pari a oltre 17% delle masse totali.


Nei primi nove mesi del 2016 l’attività commerciale ha registrato una raccolta netta di 5,9 miliardi, in crescita del 5% rispetto al già eccellente risultato conseguito nell’analogo periodo del 2015. I primi nove mesi dell’esercizio, contraddistinti da periodi di marcata volatilità dei mercati finanziari, hanno mostrato un mix di raccolta più conservativo rispetto al corrispondente periodo del 2015, con la componente di risparmio gestito che si è attestata 1,4 miliardi a fronte di quella di risparmio amministrato che ha registrato flussi netti pari a 4,5 miliardi. All’interno del risparmio gestito va nuovamente evidenziato il significativo risultato del comparto assicurativo, che ha registrato una raccolta netta pari a 2,6 miliardi.
L’analisi della dinamica trimestrale evidenzia un miglioramento nel trend della raccolta di risparmio gestito che, nel terzo trimestre dell’anno, ha segnato un’inversione di tendenza rispetto ai due trimestri precedenti, in cui aveva prevalso la raccolta di risparmio amministrato. Al 30 settembre 2016 il numero complessivo dei private banker delle Reti si è attestato a 5.879 (+33 unità rispetto al 31 dicembre 2015), con un portafoglio medio pro-capite pari a circa 33 milioni.

L’analisi dei principali aggregati del conto economico
evidenzia che nei primi nove mesi dell’esercizio le commissioni nette sono risultate pari a 1.140 milioni, in aumento del 2% rispetto allo stesso periodo del 2015 (1.123 milioni) pur in presenza di un minore contributo delle commissioni nette di collocamento e raccolta ordini (-25 milioni) e in assenza di commissioni di performance (-13 milioni). Le commissioni nette ricorrenti, componente principale del margine commissionale, sono risultate pari a 1.038 milioni, in lieve crescita (+1%) rispetto all’analogo periodo del 2015 nonostante un contesto di mercato più sfavorevole e una lieve riduzione delle masse medie di risparmio gestito. Tale crescita è attribuibile in larga parte alla migliore redditività unitaria delle masse di risparmio gestito, derivante dal miglioramento del product mix a favore delle polizze unit linked e delle gestioni patrimoniali. Le spese di funzionamento, pari a 403 milioni, hanno mostrato un incremento di 17 milioni (+4%) rispetto al corrispondente periodo dell’anno scorso (386 milioni). L’analisi di dettaglio evidenzia che le spese per il personale, pari a 213 milioni, sono rimaste sostanzialmente stabili (+1%) nonostante le azioni di rafforzamento qualitativo e quantitativo dell’organico (+96 risorse).
Le altre spese amministrative, pari a 179 milioni, hanno evidenziato un incremento di 15 milioni (+9%) quasi esclusivamente legato agli oneri di 14 milioni sostenuti per la contribuzione ai fondi europei per la risoluzione degli enti creditizi e per la garanzia dei depositi.

Il rapporto Cost/Income ratio è pari al 31% (30% nei primi nove mesi del 2015), permanendo su livelli di assoluta eccellenza. L’utile netto consolidato si è attestato a 585 milioni, sostanzialmente in linea (-2%) con il risultato ottenuto nello stesso periodo del 2015 (597 milioni), nonostante un contesto di mercato decisamente meno favorevole. I coefficienti patrimoniali consolidati di Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking, calcolati in base alle regole di Basilea 3, si confermano ampiamente al di sopra dei livelli minimi richiesti dalla normativa. In particolare, al 30 settembre 2016 il Common Equity Tier 1 è risultato pari al 16,4%.


Secondo Paolo Molesini, amministratore delegato e direttore generale della società “questi risultati, realizzati in un contesto spesso avverso dei mercati, dimostrano la nostra capacità di generare valore in modo robusto e sostenibile nel tempo. Oltre l’ottimo andamento del conto economico, vorrei sottolineare la forte progettualità strategica che ci anima e ci consentirà di rafforzare ulteriormente il nostro posizionamento. L’utilizzo di Alfabeto, la nostra piattaforma di consulenza digitale, si sta diffondendo presso i banker ed i clienti e rappresenta una vera e propria rivoluzione del paradigma relazionale per il Private Banking. La nuova struttura di presidio e sviluppo dei clienti High Net Worth si sviluppa in termini di offerta personalizzata così come di clientela servita, a dimostrazione della bontà del modello e della soddisfazione dei clienti”.


 

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