Sintomi di squilibrio sui mercati nell'era dei rendimenti negativi

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Daniela La Cava

24 ottobre 2019 - 15:53

MILANO (Finanza.com)

Migliaia di miliardi di dollari di obbligazioni offrono ormai rendimenti sotto lo zero, le curve dei rendimenti si sono invertite, i volumi degli scambi globali sono scesi in territorio negativo, l'industria manifatturiera si sta contraendo a livello mondiale e quasi 20 banche centrali hanno tagliato i tassi quest'anno: questi sintomi, trascurati, segnalano la presenza di un certo squilibrio sui mercati e nell'economia.


Questo il punto di partenza dell'analisi sui mercati di Robert M. Almeida, portfolio manager e global investment strategist di MFS, intitolata "I pensieri che mi tengono sveglio la notte". Di seguito il commento dell'esperto di MFS nella rubrica "Strategist's Corner".



Dall'errata allocazione del capitale ai crolli del mercato


Negli ultimi vent'anni, gli investitori hanno dovuto affrontare due gravi ribassi di mercato: le ripercussioni di un'errata ed eccessiva allocazione del capitale nel settore tecnologico alla fine degli anni Novanta e i massicci sovrainvestimenti in prodotti immobiliari e leveraged finance a metà degli anni Duemila. In entrambi i casi, i drastici ribassi del mercato sono stati accompagnati da una recessione.


Oggi potremmo trovarci nel bel mezzo di un altro tipo di bolla. Invece di un sovrainvestimento in una specifica tecnologia o settore, come avviene di solito, abbiamo assistito a un fondamentale (e sprovveduto) cambiamento nelle modalità di gestione delle società. Pratiche che un tempo costituivano le fondamenta della gestione aziendale, come le attività di ricerca e sviluppo e gli investimenti in capitale, sono state abbandonate per dare agli investitori ciò che desiderano ora, ossia profitti a breve termine, a scapito del valore a lungo termine.


A cosa è dovuto questo cambiamento?
L'intervento delle banche centrali sui mercati dei capitali dopo la crisi finanziaria (per oltre 10.000 miliardi di dolllari) ha provocato una nuova forma di errata allocazione del capitale. Come previsto, il quantitative easing ha spinto gli investitori a puntare su segmenti più rischiosi. La speranza era che il capitale arrivasse nelle mani dei produttori i quali, a loro volta, avrebbero investito in manodopera, produzione e attività in grado di far crescere l'economia; le cose, però, sono andate diversamente.

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