News Finanza Indici e quotazioni Wall Street poco mossa in attesa della Fed dopo Pil Usa ‘troppo positivo’ e dati mercato lavoro

Wall Street poco mossa in attesa della Fed dopo Pil Usa ‘troppo positivo’ e dati mercato lavoro

Wall Street ingessata, in attesa del discorso che il presidente della Fed Jerome Powell proferirà con un intervento al Brookings Institution. Le parole di Powell potrebbero fare maggior chiarezza sull’entità del prossimo rialzo dei tassi da parte della Banca centrale americana.

Il Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed, si riunirà i prossimi 13 e 14 dicembre per annunciare la sua nuova stretta anti-inflazione. Dopo quattro maxi rialzi dei tassi di 75 punti base Powell potrebbe annunciare, secondo alcuni economisti, una stretta inferiore, di 50 punti base.

“Questa è una recessione creata dalla Fed; di conseguenza, quando (Powell & Co) lanceranno il pivot, il mercato dovrebbe salire molto velocemente”, ha commentato Steve Grasso, CEO di Grasso Global, in un intervento alla trasmissione “Fast Money” della CNBC.

I dati arrivati oggi dal fronte macro hanno fornito tuttavia segnali contrastati.

Resa nota la prima revisione del Pil Usa del terzo trimestre: il dato è stato rivisto al rialzo dal +2,6% inizialmente annunciato con la lettura preliminare a una crescita del 2,9%. Il Pil ha così confermato la solidità dell’economia degli Stati Uniti nonostante i rialzi dei tassi aggressivi varati dalla Fed. Guardando alle componenti del Pil, la crescita delle spese per consumi è stata rivista al rialzo dal +1,4% al +1,7%; a essere migliorata anche la crescita della componente core dell’indice dei prezzi al consumo personali (PCE core – il parametro preferito dalla Fed per monitorare il trend dell’inflazione), salita nel terzo trimestre del 4,6%, rispetto al +4,5% inizialmente riportato.

Il dato sul Pil Usa è positivo: ma proprio questo fattore potrebbe innervosire i mercati, che sperano in segnali di rallentamento dell’economia e dunque dell’inflazione, che portino la Fed a varare strette monetarie di entità minore rispetto ai mega rialzi dei tassi di 75 punti base consecutivi lanciati fino a oggi.

In tal senso una indicazione sul rallentamento dell’economia Usa è arrivata dal rapporto ADP, relativo alla creazione di nuovi posti di lavoro nel settore privato e riferito al mese di novembre:

dal dato è emerso che l’economia degli Stati Uniti ha creato 127.000 nuovi posti di lavoro nel settore privato, nettamente al di sotto dei 200.000 del consensus di Bloomberg e dei 239.000 impieghi creati nel mese precedente. Si tratta dell’aumento di minore entità da gennaio 2021.

“I punti di svolta possono essere difficili da cogliere nel mercato del lavoro, ma i nostri dati suggeriscono che l’inasprimento della Federal Reserve stia impattando sulla creazione di posti di lavoro e sull’aumento dei salari”, ha commentato Nel Richardson, capo economista di ADP. “Inoltre, le aziende non sono più in modalità iper-sostitutiva. Meno persone si stanno dimettendo e la ripresa post-pandemia si sta stabilizzando”.

A proposito della Fed, in attesa del discorso del numero uno Jerome Powell, ha fatto sentire la sua voce Elon Musk, nuovo proprietario e ceo di Twitter e, anche, numero uno di Tesla e Space X. La Fed, ha detto Musk, rischia di “amplificare la probabilità di una grave recessione” negli Stati Uniti, a meno che non tagli i tassi di interesse immediatamente.

“La Fed deve tagliare i tassi immediatamente”, ha detto Elon Musk, nell’occhio del ciclone da quando ha completato l’acquisizione di Twitter, per un valore di $44 miliardi, alla fine di ottobre, a causa dei suoi tweet strambi e di critiche contro tutto e tutti.

Va detto che, sebbene l’inflazione Usa abbia rallentato il passo, la Fed deve ancora avere la prova che l’indebolimento della crescita dei prezzi sia sostenibile. Per non parlare del fatto che, a un tasso di crescita pari al 7,7% su base annua (riferimento all’inflazione Usa misurata dall’indice dei prezzi al consumo), il CPI rimane ben superiore al target del 2% sull’inflazione della Federal Reserve.

Tra l’altro due giorni fa James Bullard, presidente della Fed di St Louis, noto per essere un falco della banca centrale americana, ha detto che “i mercati stanno sottovalutando il rischio che il Fomc (il braccio di politica monetaria della Fed) possa essere più aggressivo” nell’alzare i tassi sui fed funds. “E’ necessario che i tassi siano più alti affinché l’inflazione scenda”, ha detto Bullard, aggiungendo che “abbiamo diversi modi per intervenire”.

“I tassi non scenderanno così come i mercati vorrebbero – ha sottolineato ancora il presidente della Fed di St. Louis, smorzando le speranze di chi guarda già al dietrofront della Fed di Powell, dunque ai tagli dei tassi Usa.

Bullard ha spiegato che una eventuale creazione di 200.000 nuovi posti di lavoro nel mese di novembre – che dovesse emergere dal report occupazionale Usa, in calendario venerdì 2 dicembre, grande market mover di questa settimana – si confermerebbe ancora ben superiore ai trend storici”.

Tra l’altro “il Pil sembra puntare a una crescita molto forte nel quarto trimestre”. Il che significa che l’economia americana non avrebbe rallentato il passo al punto tale da rendere l’indebolimento dell’inflazione sostenibile. Il 2 novembre scorso, la Fed ha alzato i tassi sui fed funds Usa di 75 punti base per la quarta volta consecutiva, al nuovo range tra il 3,75% e il 4%, valore record dal 2008.