News Finanza Indici e quotazioni Wall Street pende dalle labbra di Fed e utili: futures fermi. Tassi Usa: le indiscrezioni del WSJ su Powell & Co

Wall Street pende dalle labbra di Fed e utili: futures fermi. Tassi Usa: le indiscrezioni del WSJ su Powell & Co

A Wall Street i futures sui principali indici azionari Usa continuano a rimanere pressocché fermi, in attesa di una nuova tornata di trimestrali e dell’annuncio della Fed di Jerome Powell sui tassi Usa, quest’ultimo atteso il prossimo 1° febbraio.

I futures sul Dow Jones sono praticamente invariati, mentre i futures sullo S&P 500 e sul Nasdaq sono inchiodati poco al di sotto della parità.

Il Dow Industrial Average è salito venerdì scorso di 155 punti (+0,47%), a 33.199,71; lo S&P 500 ha guadagnato 48,24 (+1.24%), a 3.947,01. Il Nasdaq ha messo a segno un progresso di 213,41 punti (+1,96%), a 11.065,32.

Su base settimanale, il Nasdaq ha sovraperformato il mercato, salendo dello 0,55% e incassando la terza settimana consecutiva di guadagni; il Dow Jones ha perso il 2,70%, mentre lo S&P 500 ha ceduto lo 0,66%, interrompendo i rialzi delle due ultime settimane.

Dall’inizio dell’anno, è il Nasdaq che è in pole position, con un progresso del 6,44%.

I mercati Usa continuano a pendere dalle labbra della Fed, prestando attenzione a qualsiasi rumor e notizia relativi alle prossime mosse della banca centrale americana sui tassi.

Ieri il Wall Street Journal ha riportato l’indiscrezione secondo cui il presidente della Fed Jerome Powell e gli altri esponenti del Fomc potrebbero decidere anche di fare una pausa in primavera nel percorso delle strette monetarie varate per sconfiggere l’inflazione.

I rumor, uniti alle dichiarazioni rilasciate dal governatore della Fed Christopher Waller – che lo scorso venerdì ha detto di essere favorevole a un rialzo dei tassi di 25 punti base nella prossima riunione del Fomc – portano gli investitori a sperare sempre di più nella fine imminente della politica monetaria restrittiva made in Usa.

“I mercati scommettono sempre di più sul fatto che l’elevata inflazione (in Usa) ci stia volgendo velocemente le spalle e che il periodo di una politica monetaria restrittiva sia sul punto di terminare – ha commentato Brian Levitt, global market strategist di Invesco – Sebbene l’economia fronteggerà ancora probabilmente alcune sfide entro la metà dell’anno, il mercato sta guardando avanti a quella che potrebbe confermarsi una ripresa sostenibile” dell’economia degli States.

Riguardo alle prossime mosse della Fed, in particolare gli analisti di Citi hanno rivisto al ribasso le loro proiezioni sulla stretta monetaria della banca centrale Usa guidata da Jerome Powell, prevista per il prossimo mercoledì 1° febbraio, dopo la riunione di due giorni del Fomc, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve.

“Abbiamo modificato il nostro outlook sul meeting del Fomc di febbraio da un rialzo dei tassi di 50 punti base a +25 punti base, sebbene crediamo che i mercati debbano continuare a tenere in considerazione la probabilità di una stretta superiore”.

Citi ha modificato l’outlook sui tassi proprio con il rallentamento della crescita dell’inflazione.

Secondo i dati del CME Group, i mercati stanno prezzando una probabilità del 99,7% di una stretta monetaria da parte della Fed, per il prossimo 1° febbraio, di 25 punti base, che porterebbe il costo del denaro Usa al nuovo range compreso tra il 4,5% e il 4,75%.

Il 40% circa delle società quotate sul Dow Jones diffonderà questa settimana le proprie trimestrali. Tra i colossi della corporate Usa, occhio ai bilancio di Microsoft, IBM, Tesla, Visa e Mastercard.

Sul mercato del reddito fisso, i tassi sui Treasuries Usa sono in rialzo al 3,504%, mentre i tassi dei Treasuries a 2 anni sono piatti attorno al 4,185%.