News Finanza Indici e quotazioni Wall Street ostaggio della Fed. Powell e il trio dei falchi lanciano alert inflazione. Rialzo tassi già scritto a marzo?

Wall Street ostaggio della Fed. Powell e il trio dei falchi lanciano alert inflazione. Rialzo tassi già scritto a marzo?

Il tentativo di rimonta di Wall Street fallisce, almeno nei primi minuti della sessione, e in attesa del discorso che il presidente della Fed Jerome Powell terrà alla Commissione bancaria del Senato, in vista della sua riconferma. Alle 16 circa ora italiana, il Dow Jones cede lo 0,70% (-250 punti circa), a 35.817 punti; lo S&P 500 arretra dello 0,42% a 4.650, mentre il Nasdaq perde lo 0,10% (stavolta facendo meglio rispetto agli altri indici), a 14.924 punti. I tassi sui Treasuries a 10 anni viaggiano in ribasso all’1,766% dopo la fiammata a oltre l’1,8% della giornata di ieri, scatenata dai timori di una Fed più aggressiva nell’alzare i tassi, a causa della continua crescita dell’inflazione negli Stati Uniti.

Gli estratti dell’intervento al Senato di Jerome Powell sono stati resi noti.

Il banchiere centrale parlerà della minaccia rappresentata dalla crescita veloce dell’inflazione Usa: “Ricorreremo a tutti i nostri strumenti per sostenere l’economia e il solido mercato del lavoro e per impedire che una inflazione più alta diventi radicata”, dirà Powell, aggiungendo che “oggi l’economia si sta espandendo al ritmo più veloce degli ultimi anni”, e che “il mercato del lavoro è solido”.

Rimangono tuttavia “sfide” – avvertirà il presidente della Fed – tra cui l’elevato costo della vita provocato dall’inflazione: “L’economia ha guadagnato forza rapidamente nonostante la pandemia in corso, facendo aumentare in modo persistente strozzature e squilibri tra la domanda e l’offerta, e dunque provocando una inflazione elevata”.

Di inflazione elevata hanno parlato anche altri esponenti della Fed.

In particolare il numero uno della Fed di Atlanta, Raphael Bostic, in un’intervista rilasciata a Reuters, ha detto chiaro e tondo che, “se le cose continueranno ad andare come stanno andando, sarà ragionevole iniziare ad alzare i tassi a marzo”.

“Esiste il rischio che l’inflazione rimanga elevata per un periodo di tempo lungo – ha detto il banchiere, sottolineando di prevedere per il 2022 tre rialzi dei tassi. “La Fed ha bisogno di agire in modo diretto, chiaro e aggressivo – ha detto ancora Bostic – e c’è bisogno di una riduzione veloce del suo bilancio”.

A spingere per un taglio più veloce del bilancio della Fed è stata l’altra esponente della Fed, la numero uno della Federal Reserve di Kansas City Esther George:

“Personalmente, preferirei che si decidesse di ridurre il bilancio (del valore di $8,8 trilioni) più presto che tardi, in concomitanza con la rimozione delle misure di politica monetaria accomodante”, ha detto George.

E ha parlato oggi anche la numero uno della Fed di Cleveland, Loretta Mester: anche lei si è detta favorevole a una prima stretta sui tassi nel mese di marzo.

“L’inflazione è più persistente – ha fatto notare Mester -, con gli aumenti dei prezzi che si stanno confermando diffusi”.

Mester ha aggiunto di ritenere che i tassi di interesse saranno alzati tre volte nel 2022, e ha sottolineato che “ci sono solide ragioni per ritirare le misure accomodanti”.

Di politica monetaria più restrittiva da parte della Fed ha parlato nelle ultime ore anche Jamie Dimon, numero uno di JP Morgan, in una intervista rilasciata alla Cnbc, in occasione della 40esima conferenza sull’healthcare inaugurata dal colosso bancario Usa, la 40th Annual J.P. Morgan Healthcare Conference.

Secondo Dimon, l’economia Usa crescerà quest’anno al ritmo più forte degli ultimi decenni, probabilmente al tasso migliore dal periodo successivo alla Grande Depressione, anche se la Federal Reserve alzerà i tassi più di quanto atteso dai mercati.

Gli economisti di Goldman Sachs hanno reso noto di prevedere quattro strette monetarie da parte della Fed: e il ceo e presidente di JP Morgan ha commentato che sarebbe sorpreso se la Fed non procedesse a un numero di rialzi dei tassi anche superiore, nel corso del 2022.

“E’ possibile che l’inflazione risulti peggiore di quanto prevedano e che (la Fed) alzi dunque i tassi più delle attese – ha detto Dimon – Personalmente, sarei sorpreso se i rialzi dei tassi fossero solo quattro”.

Un primo rialzo dei tassi sui fed funds sembra ormai già scritto: i mercati scommettono su una stretta nel mese con una probabilità superiore all’80%.

Oltre al discorso di Powell, determinante per la performance dei tassi e della borsa Usa sarà nella giornata di domani, mercoledì 12 gennaio, la pubblicazione del dato relativo all’inflazione misurata dall’indice dei prezzi al consumo, che gli economisti prevedono in media essere schizzato del 7,1% su base annua, secondo le attese di Dow Jones. L’ultimo dato, relativo al mese di novembre, ha indicato un balzo dell’indice pari a +6,8% su base annua, al record degli ultimi 39 anni.

Sempre domani, verrà diffuso il Beige Book della Fed, che farà il punto della situazione delle condizioni di salute dell’economia americana.

Dopodomani giovedì 13 gennaio, sarà reso noto l’indice dei prezzi alla produzione Usa, altro parametro per monitorare il trend dell’inflazione, che condizionerà di conseguenza l’andamento dei rendimenti e, ancora, di Wall Street.

Nell’intervista rilasciata alla Cnbc, il ceo di JP Morgan Jamie Dimon ha detto di prevedere mercati finanziari in preda alla volatilità, nel corso del 2022.

“Prevediamo per quest’anno molta volatilità, visto che i tassi saliranno e la gente rivedrà le proprie previsioni”.

Detto questo, la divisione di ricerca del colosso che Dimon gestisce sembra ancora ottimista sull’azionario:

Marko Kolanovic di JP Morgan ha detto infatti di credere che i mercati abbiano la capacità di resistere sia a un contesto di rendimenti più alti che alla variante Omicron e che gli investitori dovrebbero optare per il Buy The Dip sui titoli hi-tech, particolarmente martoriati nella prima settimana di contrattazioni del 2022.

“Il dietrofront degli asset di rischio come reazione alle minute della Fed è verosimilmente esagerato. Le strette (della Fed) saranno probabilmente graduali e a un ritmo che gli asset di rischio dovrebbero essere capaci di gestire, e in un contesto di forte ripresa ciclica”, ha detto Kolanovic.

Ma Wall Street riporta un trend negativo, scontando la prospettiva di una Fed che si avvia a essere in ogni caso più hawkish delle attese.