News Finanza Indici e quotazioni Wall Street, Nasdaq -1%: prevale ansia tassi Fed. Decennali Treasuries boom oltre 2,70%, nuovo record dal 2019

Wall Street, Nasdaq -1%: prevale ansia tassi Fed. Decennali Treasuries boom oltre 2,70%, nuovo record dal 2019

Wall Street cauta, si avvia a concludere la settimana di contrattazioni in rosso. La sessione di oggi conferma tutte le incertezze del momento, con il Dow Jones piatto e il Nasdaq che cede l’1,14%.

Lo S&P 500 e il Nasdaq hanno perso rispettivamente, dall’inizio della settimana, l’1% e il 2,6%, mentre il Dow Jones ha lasciato sul terreno lo 0,7%. Per lo S&P 500 e il Nasdaq si tratta della prima settimana in perdita delle ultime quattro, mentre per il Dow della seconda settimana consecutiva di ribassi. Occhio alla corsa dei tassi dei Treasuries a 10 anni che, dal 2,40% attorno a cui avevano chiuso la sessione di lunedì, sono balzati nelle ultime ore anche oltre la soglia del 2,70%, fino al 2,72%, nuovo massimo dal marzo del 2019. Dopo l’inversione della curva dei rendimenti della settimana precedente, il tratto 2-10 anni torna in una condizione di normalità, con lo spread tra tassi decennali e tassi a cinque anni che si conferma positivo. I tassi a due anni salgono al 2,51%. Rimane invertito invece il tratto tra 5 e 30 anni: i rendimenti dei titoli a cinque anni oscillano infatti al 2,745%, valore superiore al 2,712% dei tassi trentennali.

Tutta ‘colpa’ della Fed, si potrebbe dire, visto che sono state soprattutto le dichiarazioni degli esponenti del Fomc – il braccio di politica monetaria della banca centrale Usa – e le minute relative alla riunione del 16 marzo scorso a condizionare, più della guerra, il trend degli asset americani.

A confermare l’atteggiamento più hawkish della Fed è stata Lael Brainard, vicepresidente della Federal Reserve, che ha anticipato strette monetarie ancora più aggressive da parte della banca centrale americana, a causa dell’inflazione, che è “davvero troppo alta e soggetta a rischi al rialzo”.

Di conseguenza, ha avvertito Brainard, “la Commissione è pronta a varare misure più forti, nel caso in cui le indicazioni sull’inflazione e le aspettative sull’inflazione dovessero avallarle”.

“E’ di primaria importanza far scendere l’inflazione – ha continuato la vice di Jerome Powell, sottolineando che il Fomc “renderà più restrittiva la politica monetaria, in modo sistematico, attraverso una serie di rialzi dei tassi di interesse, e iniziando a ridurre il bilancio a un ritmo veloce, già nel meeting di maggio”.

Le parole di Brainard hanno scosso il mercato soprattutto perché la governatrice è conosciuta per avere una natura dovish, favorevole ai bassi tassi di interesse e a una politica monetaria sostanzialmente accomodante.

A capitolare è stata anche la colomba, presidente della Fed di San Francisco Mary Daly. Daly ha fatto notare che un’inflazione che viaggia al record degli ultimi 40 anni – così come sta avvenendo negli States – è dannosa come il non avere un posto di lavoro”.

I toni più aggressivi della Fed di Jerome Powell sono stati confermati poi dalla diffusione delle minute relative all’ultima riunione del 16 marzo 2022, quando la banca centrale americana ha alzato i tassi sui fed funds per la prima volta dal 2018, portandoli al range compreso tra lo 0,25% e lo 0,50%, con un rialzo di 25 punti base.

Dai verbali è emerso che molti esponenti del Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed, avrebbero preferito un rialzo dei tassi di 50 punti base. Di conseguenza, “molti partecipanti hanno notato che uno o più rialzi dei tassi di 50 punti base potrebbero essere appropriati nei prossimi meeting, soprattutto se le pressioni inflazionistiche rimarranno elevate o si intensificheranno”.

“Tutti i partecipanti hanno rimarcato la necessità di rimanere attenti ai rischi di una ulteriore crescita dell’inflazione”, si legge ancora nel documenti.

La Fed di Jerome Powell è pronta, inoltre, a iniziare a ridurre il proprio bilancio, che ammonta a un valore di $9 trilioni. I funzionari, “hanno concordato in generale” su un taglio di asset che potrebbe avvenire, su base mensile, per un valore di 95 miliardi di dollari, comprensivo di una riduzione di Treasuries di $60 miliardi e di asset garantiti dai mutui per un valore di $35 miliardi.Il totale corrisponderebbe al doppio, circa, della riduzione mensile del bilancio che la Fed avviò nel periodo compreso tra il 2017 e il 2019 e l’operazione dovrebbe prendere il via a maggio.

Dal fronte geopolitico, focus sull’intervista che il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha rilasciato alla Cnbc. Stoltenberg ha detto che “accoglierebbe caldamente” la Finlandia, nel caso in cui il paese facesse richiesta per entrare nell’Alleanza atlantica, a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Vladimir Putin.

Stoltenberg ha sottolineato che la mossa della Finlandia, volta a considerare la possibile adesione alla Nato, è “il risultato diretto” dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, avvenuta il 24 febbraio scorso.

“Il messaggio della Nato e da parte mia è che tocca alla Finlandia decidere. Rispetteremo qualsiasi decisione ma, nel caso in cui la Finlandia decidesse di chiedere l’adesione, sono sicuro del fatto che i paesi della Nato la accoglierebbero con calore, e che riusciremmo velocemente a prendere la decisione di averla come membro dell’alleanza”.