News Finanza Indici e quotazioni Wall Street chiude un gennaio pessimo, il peggiore della storia del Nasdaq (tonfo -12%). E con un indice in mercato orso

Wall Street chiude un gennaio pessimo, il peggiore della storia del Nasdaq (tonfo -12%). E con un indice in mercato orso

Voglia di ripresa per l’indice dei titoli hi-tech Nasdaq che, nell’ultima sessione del mese di gennaio, scatta di oltre l’1,6%, salendo a 13.998 punti. Lo S&P 500 avanza dello 0,52% a 4.454, mentre il Dow Jones è poco mosso, con una variazione pari a -0,02% a 34.717 punti.

Con oggi si chiude ufficialmente un mese deludente per la borsa Usa, il peggiore dai forti sell off che si sono abbattuti a Wall Street all’inizio dell’era pandemica, ovvero nel marzo del 2020. Il sentiment si spiega con i timori di una crescita fuori controllo dell’inflazione e con i toni innegabilmente più hawkish della Fed.

L’indice benchmark S&P 500 è vicino al territorio di correzione, in calo di oltre l’8% dal massimo intraday testato all’inizio di questo mese e in flessione del 7% a gennaio.

Il Dow Jones ha perso nel mese il 4,4%, anch’esso orientato a chiudere il mese peggiore dal marzo del 2020.

Il Nasdaq Composite invece si avvia al mese peggiore dall’ottobre del 2008, con un tonfo del 15% circa dallo scorso novembre, pronto a concludere il gennaio peggiore di sempre, con una flessione nel mese pari a -12%.

Come se non bastasse, l’indice delle small cap Russell 2000 è in mercato orso.

Tra i titoli tecnologici, spiccano i rialzi di Netflix e di Spotify.

Quest’ultimo titolo reagisce alla polemica esplosa sul podcast di Joe Rogan, finito nell’occhio del ciclone per le sue dichiarazioni che, secondo le accuse, hanno alimentato fake news e disinformazione sulla pandemia Covid-19, dando un assist alle teorie dei complottisti.

Rogan, di fatto, è arrivato a promuovere l’utilizzo dell’ivermectina per il trattamento del Covid 19.

Nel mese di dicembre, riporta un articolo della Cnbc, 270 tra scienziati e professionati avevano scritto una lettera accusando Spotify di chiudere un occhio di fronte alla diffusione di fake news e disinformazioni sul Covid.

Nella giornata di ieri Spotify ha diramato un comunicato annunciando che aggiungerà a ogni episodio trasmesso via podcast un disclaimer che darà agli utenti la possibilità di discutere sul Covid, rimandando gli stessi anche ai siti della sanità pubblica per ottenere maggiori informazioni.

Il ceo Daniel Ek ha commentato che la piattaforma non ha tuttavia voluto prendere la decisione di arrivare a censurare i propri contenuti.

Il titolo Spotify balza tuttavia oggi di oltre il 10%.

In particolare gli analisti di Citigroup hanno rivisto al rialzo il rating a buy sul titolo Spotify e anche su Netflix, spiegando che, a loro avviso, i titoli delle società hi-tech attive nel settore degli abbonamenti appaiono convenienti.

Bene anche Tesla, dopo l’upgrade a outperform arrivato sul titolo dagli analisti di Credit Suisse.

Grande market mover di questa settimana, per Wall Street e l’azionario globale sarà la pubblicazione, venerdì 4 febbraio, del report occupazionale Usa relativo al mese di gennaio. Venerdì scorso la Casa Bianca ha avvertito che i numeri potrebbero essere colpiti dagli effetti della diffusione della variante del Covid Omicron.

Gli economisti intervistati da Dow Jones prevedono, di fatto, un aumento dei posti di lavoro di appena 178.000 nuove unità, a fronte di un tasso di disoccupazione stabile al 3,9%.

La stagione delle trimestrali Usa continuerà questa settimana: in calendario i bilanci di colossi del calibro di

Alphabet, Starbucks, Meta Platforms (ex Facebook), Amazon. Circa 1/3 delle società quotate sullo S&P 500 ha riportato finora i risultati trimestrali, con il 77% che, secondo FactSet, ha battuto le attese.