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Piazza Affari chiude piatta, male le banche

Giornata senza direzione per Piazza Affari. Gli investitori guardano con circospezione agli sviluppi della crisi Ucraina con la Nato che ha avvertito di non aver assistito finora ad alcun segnale di de-escalation dalla controparte russa, anzi ha riferito di un aumento delle truppe russe ai confini ucraini. Sul fronte banche centrali, la nuova salita dell’inflazione britannica aumenta le pressioni per un nuovo rialzo dei tassi da parte della Bank of England. Stasera attenzione ai verbali dell’ultima riunione della Fed.

Dal fronte macro buone indicazioni dalle vendite al dettaglio statunitensi, balzate del 3,8% a gennaio (consensus era fermo a +2%). Indicazioni più forti del previsto che forniscono alla Federal Reserve ulteriore sponda per una politica monetaria aggressiva.

L’indice Ftse Mib è così andato a chiudere la giornata con un frazionale +0,005% a 26.969 punti dopo l’oltre +2% della vigilia. Tra i titoli a muoversi meglio spicca il +3,04% di Prysmian che si è spinta sopra i 29 euro. Bene anche Tenaris (+2,29%) sotto la spinta del rialzo dei prezzi energetici ed ENI (+1,03) che oggi ha visto il debutto a Oslo della controllata Var Energi.

Vendite diffuse invece su tutti i titoli bancari di Piazza Affari (-1,66% Unicredit, -2,17% Intesa, -1,87% Banco BPM) nel giorno in cui il tasso del BTP a 10 anni si è affacciato in area 2% per la prima volta dal maggio 2020. A condizionare l’andamento del settore anche la frenata sul fronte M&A. Le ultime indiscrezioni riportate oggi da Il Messaggero vedono UniCredit non pianificare più come imminente un’offerta su Banco BPM. Un piano preliminare della banca guidata da Andrea Orcel prevedeva, stando sempre a quanto riporta il quotidiano romano, un’offerta di circa 4,5 euro per azione.