News Finanza Indici e quotazioni Mercati con il fiato sospeso tra Fed e crisi Ucraina: borsa Tokyo -0,83%, futures Usa giù. Nato: altro che ritiro, più forze russe al confine

Mercati con il fiato sospeso tra Fed e crisi Ucraina: borsa Tokyo -0,83%, futures Usa giù. Nato: altro che ritiro, più forze russe al confine

La crisi Ucraina e l’attenzione sulle prossime mosse della Fed di Jerome Powell continuano a tenere i mercati con il fiato sospeso.

L’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso dello 0,83% a 27.232.87 punti. La borsa di Shanghai è piatta, Hong Kong -0,23%, Sydney +0,16%, SEoul +0,53%. I futures Usa sono sotto pressione, con quelli sul Dow Jones che cedono lo 0,32%, quelli sullo S&P 500 in calo dello 0,41%, quelli sul Nasdaq giù dello 0,54%.

Nelle ultime ore la Nato ha accusato la Russia di aver aumentato il numero dei soldati schierati al confine ucraino, contraddicendo le dichiarazioni di Mosca, che aveva annunciato invece di aver iniziato a ritirare alcune delle unità militari presenti nell’area.

“Sappiamo ora che è falso – ha detto un funzionario della Nato, aggiungendo che non solo il ritiro non è avvenuto, ma che almeno 7.000 forze russe si sono unite alle 150.000 già vicine al confine. “La Russia continua a dire che desidera una soluzione diplomatica, ma le sue azioni indicano un’altra cosa. Spero che le cose cambino prima che inizi una guerra che porti una catastrofe di distruzione e morti”.

Oggi è attesa a Bruxelles la riunione dei ministri della difesa dei paesi della Nato, per discutere su quella che l’alleanza militare ha definito “la crisi di sicurezza più grave degli ultimi decenni che stiamo affrontando in Europa”.

Tra l’altro, nelle ultime ore è arrivata la notizia secondo cui l’esercito ucraino avrebbe sparato colpi di mortaio e granate in quattro località dell’autoproclamata Repubblica popolare di Lugansk.

L’attenzione degli operatori continua a essere rivolta alle banche centrali.

A Wall Street il focus è sulle minute del Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed, relative alla riunione del 25-26 gennaio (in cui i tassi sui fed funds sono stati lasciati fermi al range compreso tra lo zero e lo 0,25%).

Dalle minute è emerso che “i partecipanti (del Fomc) hanno osservato che, alla luce dell’attuale elevato livello delle partecipazioni detenute dalla Federal Reserve, sarebbe appropriato ridurre in modo significativo la dimensione del bilancio”.

Dai verbali della Fed guidata da Jerome Powell è emerso anche che qualche esponente del Fomc ha dichiarato di “essere favorevole a terminare il programma di acquisti netti di asset (QE-Quantitative easing, la cui scadenza è attesa al momento per il mese di marzo) prima del previsto, per inviare un segnale più forte sull’intenzione della Commissione a far scendere l’inflazione”.

Ancora: “I partecipanti (del Fomc) hanno rimarcato che i recenti dati sull’inflazione hanno continuato a eccedere in modo significativo gli obiettivi di più lungo termine della Commissione e che l’inflazione elevata sta persistendo per un tempo più lungo di quanto avessero anticipato, riflettendo gli squilibri tra la domanda e l’offerta legati alla pandemia e alla riapertura dell’economia”.

Alcuni esponenti del Fomc – si legge ancora – “hanno anticipato che sarebbe appropriato alzare presto i tassi sui fed funds”.

“I partecipanti hanno riconosciuto che l’inflazione elevata è un peso per le famiglie, soprattutto per chi è meno capace di pagare i prezzi più elevati per i beni e i servizi essenziali”. Ancora, gli esponenti della Fed guidata da Jerome Powell hanno notato che l’inflazione sta iniziando a diffondersi oltre a quei settori direttamente colpiti dalla pandemia Covid, e dunque nell’intera economia.