News Finanza Indici e quotazioni Effetto Fed su Wall Street, Dow Jones schizza di oltre 700 punti. Nasdaq +4,4%. Futures Usa poco mossi dopo carica di buy

Effetto Fed su Wall Street, Dow Jones schizza di oltre 700 punti. Nasdaq +4,4%. Futures Usa poco mossi dopo carica di buy

Effetto Jerome Powell sull’azionario Usa e non solo. Le parole che il numero uno della Fed ha proferito ieri, in un intervento al Brookings Institution, hanno scatenato un forte rally di Wall Street.

Powell ha detto ciò che i mercati speravano, parlando della possibilità che la Fed alzi i tassi in modo inferiore rispetto a quanto fatto finora, già a partire dalla riunione di dicembre del Fomc, in calendario i prossimi 13 e 14 dicembre.

L’indice S&P 500 ha guadagnato così 122 punti, +3,1% a 4.084, posizionandosi al di sopra della media mobile in 200 giorni per la prima volta dallo scorso aprile.

Il Nasdaq è volato del 4,4%, a 11.468 punti, mentre il Dow Jones è schizzato di oltre 700 punti (+2,18%), a quota 34.589,77.

L’euforia in premercato si spegne ma il trend di Wall Street rimane positivo: i futures sul Dow Jones sono quasi piatti con un rialzo dello 0,07%; i futures sullo S&P 500 avanzano dello 0,25% e quelli sul Nasdaq salgono dello 0,23%.

La prospettiva di una stretta monetaria inferiore a quelle precedenti di 75 punti base ha scatenato gli acquisti anche sui Treasuries Usa: rendimenti dunque in calo, con quelli dei Treasuries a 10 anni al 3,618% e i tassi a cinque anni in flessione al 4,343%.

“Ha senso moderare il ritmo dei rialzi dei tassi di interesse”. Così il presidente della Fed Jerome Powell, in un intervento al Brookings Institution.

Powell ha aggiunto che l’intensità delle strette monetarie della Federal Reserve potrebbe essere moderata già nella prossima riunione del Fomc (il braccio di politica monetaria della banca centrale Usa), in calendario i prossimi 13 e 14 dicembre.

Il numero uno della banca centrale americana ha parlato di “progressi significativi” che la Fed ha compiuto “nel rendere la politica (monetaria) sufficientemente restrittiva”.

Certo, “c’è ancora del lavoro da fare” ed “è probabile che ci sia il bisogno di mantenere la politica restrittiva per ancora un po’ di tempo”, al fine di combattere l’inflazione.

D’altronde, “la storia lancia un forte avvertimento sul rischio di allentare la politica monetaria in modo prematuro”, ha spiegato Jerome Powell, facendo notare che “abbiamo un lungo lavoro da fare per ripristinare la stabilità dei prezzi”.

“Ci vorrano molte altre prove perchè si possa essere tranquilli sul fatto che l’inflazione stia davvero scendendo – ha detto il timoniere della Fed – In base a ogni standard, l’inflazione rimane troppo alta”.

Detto questo, la prospettiva di una Fed meno hawkish è stata prezzata dal dollaro Usa, che ha fatto un forte dietrofront, portando l’euro a salire a $1,0441.

L’euro ha terminato novembre riportando il mese migliore nei confronti del dollaro dal 2010, ovvero degli ultimi 12 anni. L’euro-dollaro aveva iniziato il mese di novembre a quota 0,9883, ha concluso il mese attorno a $1,0418.