News Finanza Indici e quotazioni Borsa Tokyo +0,54%, Hong Kong giù e futures Usa poco mossi nell’Inflation Day. Occhio al rally di questo indice in Asia dopo annuncio

Borsa Tokyo +0,54%, Hong Kong giù e futures Usa poco mossi nell’Inflation Day. Occhio al rally di questo indice in Asia dopo annuncio

Sessione contrastata per le borse asiatiche, con l’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo che ha chiuso in rialzo dello 0,54% a 26.478,77 punti. Male invece Shanghai e Hong Kong, che arretrano rispettivamente dello 0,27% e dello 0,43%. Borsa Sidney positiva con +0,23%, Seoul +0,51%.

In rally la borsa di Taiwan, con l’indice Taipei in rialzo di oltre il 3% dopo l’annuncio del ministero delle finanze che, secondo quanto ha riportato Reuters, ha reso noto che farà ricorso al fondo di stabilizzazione dell’azionario per intervenire sui mercati.

I futures sugli indici azionari Usa sono poco mossi: i contratti sul Dow Jones, lo S&P 500 e il Nasdaq segnano rialzi dello 0,10% circa.

Ieri chiusura negativa per Wall Street: il Dow Jones Industrial Average è sceso di 192,51 punti o dello 0,62% a 30.981,33, mentre lo S&P 500 ha ceduto lo 0,92% a quota 3.818,80. Il Nasdaq Composite ha perso lo 0,95% a 11.264,73.

L’attenzione degli investitori oggi è tutta rivolta al dato clou che arriverà dal fronte macro degli Stati Uniti: quello dell’inflazione misurata dall’indice dei prezzi al consumo. Il consensus degli analisti prevede una ulteriore accelerazione dell’inflazione, ovvero una crescita dell’indice CPI dell’8,8% su base annua, nel mese di giugno, dopo il +8,6% di maggio.

Il dato è cruciale nel determinare le aspettative sulle prossime mosse del Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed, che si riunità il prossimo 27 luglio.

Le aspettative dei mercati sono di una stretta monetaria della Fed di Jerome Powell di 75 punti base, così come nell’ultima riunione del 15 giugno scorso, quando i tassi Usa sono stati portati al nuovo range compreso tra l’1,50% e l’1,75%.

D’altronde la pubblicazione, venerdì scorso, del report sull’occupazione Usa di giugno, ha messo in evidenza una crescita di 372.000 nuovi posti di lavoro, a fronte di un tasso di disoccupazione che è rimasto invariato al 3,6%.

La crescita dell’occupazione è stata decisamente più forte di quanto atteso dagli analisti: sia gli economisti di Goldman Sachs che il consensus avevano previsto un aumento di nuovi posti di lavoro di 250.000 unità, inferiore all’aumento delle payrolls di 390.000 del mese di maggio.

Una eventuale nuova fiammata dell’inflazione che verrà probabilmente confermata nella giornata di oggi con il dato CPI, insieme alla solidità del mercato del lavoro, potrebbe avallare le attese di una nuova stretta monetaria, da parte della Fed di Jerome Powell, di 75 punti base.

D’altronde, il processo di normalizzazione dei tassi verso l’alto continua in tutto il mondo:

Oggi la banca centrale della Corea del Sud ha annunciato di aver alzato i tassi principali di riferimento di 50 punti base, dall’1,75% al 2,25%. La stretta monetaria, in linea con le attese, è stata varata anche in questo caso per combattere l’aumento dell’inflazione misurata dall’indice dei prezzi al consumo (CPI) che, nel mese di giugno, è salita in Corea del Sud del 6% su base annua, al ritmo più forte dal novembre del 1998, dai tempi dunque della crisi finanziaria che colpì l’Asia.

Ad alzare i tassi anche la RBNZ, Reserve Bank of New Zealand, banca centrale della Nuova Zelanda, che ha annunciato una stretta monetaria di 50 punti base, dal 2% al 2,5%, in linea con le attese degli analisti.

Resi noti in Asia anche i dati sulla bilancia commerciale della Cina, relativi al primo semestre dell’anno: dal dato è emerso un aumento delle esportazioni pari a +13,2% su base annua e un rialzo delle importazioni del 4,8%, per un surplus commerciale, nel periodo compreso tra gennaio e giugno, pari a 2,48 trilioni di yuan.